A Roma ieri l’ultimo saluto all’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro

Si è tenuto ieri a Roma il funerale, in forma privata, dell’ex Presidente della Repubblica Italia Oscar Luigi Scalfaro, scomparso domenica all’età di 93 anni. Nette le parole dell’officiante Mons. Vincenzo Paglia, Arcivescovo di Terni, nell’omelia: «Scalfaro è stato un grande italiano: ha speso l’intera sua vita per l’Italia combattendo perché questo Paese conservasse la struttura costituzionale costruita nel dopoguerra. È stato figlio di questo Paese e insieme suo grande servitore. Sarà la storia a trarre le conclusioni, ma dobbiamo riconoscere che ha amato questo Paese con passione, tenacia, caparbietà fino all’ostinazione». «È stato un grande cristiano, con una fede scevra da ideologismi che lo ha accompagnato fino alla fine», sono altre parole dell’arcivescovo Paglia, «Mai volle abbandonare il distintivo dell’azione cattolica, ma era proprio dalla fede che traeva il disinteressato impegno in favore del bene comune del Paese: non ha mai pensato la sua fede staccata dalla militanza politica».

Un caloroso applauso di una piccola folla ha accompagnato il feretro all’uscita della chiesa di Santa Maria in Trastevere, prima che lo stesso fosse trasportato a Novara, sua città natale, dove è stato tumulato.

DC della prima ora, deputato dal 1946, nel 1992 Scalfaro era Presidente della Camera quando si è trovato come per caso catapultato sulla sedia più alta della Repubblica in un momento delicato della storia italiana, quell’agonia della Prima Repubblica costellata dalle operazioni dei giudici di “mani pulite” che hanno contribuito alla sua fine. Il suo mandato settennale da Presidente fu tra i più discussi con decisioni criticate soprattutto da chi ne fece le spese, come il partito Forza Italia quando, dopo la caduta del Governo Berlusconi nel 1994, invece di indire nuove elezioni come richiestogli dal Presidente del Consiglio uscente, nominò un nuovo Governo tecnico a guida Lamberto Dini seguendo le indicazioni costituzionali che stabiliscono che una volta eletto al popolo, il Parlamento è sovrano. Nacque quindi il famoso Governo del “ribaltone”, che rispetto al precedente si spostò progressivamente a sinistra, dando poi l’abbrivio alla vittoria del centro-sinistra nella tornata elettorale successiva. Questa decisione, fra le altre, è quella che più ha segnato il suo rapporto con Berlusconi e con la sua parte politica. Ancora adesso, in occasione della sua morte, il Partito della Libertà non ha partecipato se non in pochi casi al cordoglio generale, anche rifiutando di presenziare ai minuti di silenzio tenuti in molte assemblee elettive. Dopo la fine del suo mandato, nel 1999, passò al Senato di diritto come Senatore a vita.

Fra gli altri ricordi di questi giorni, quello del Presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso, che ha definito l’ex Presidente della Repubblica un «esempio di coerenza, dedizione e rispetto per i valori democratici», che ha «dedicato tutta la sua vita alla ricostruzione dell’Italia dopo la Seconda guerra mondiale. Rimarrà per sempre nel pantheon dei padri fondatori dell’Italia moderna e di coloro che hanno scritto le pagine più importanti dell’Europa».

(Red)

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