Gorila: Matovic protesta platealmente davanti al Parlamento ma sfugge all’azione disciplinare

Il Gremium parlamentare (gruppo composto dalla Presidenza e dai capi dei gruppi politici presenti in Parlamento) convocato dal Presidente Pavol Hrusovsky non ha raggiunto ieri una decisione su quale punizione infliggere al deputato Igor Matovic, che venerdì aveva installato davanti all’ingresso del Consiglio Nazionale della Repubblica Slovacca (questa la dizione ufficiale) una parodia dello stemma della Repubblica rappresentante un gorilla con una banana in testa. C’è qualche probabilità che l’azione disciplinare verrà lasciata cadere.

Matovic, il “ragazzaccio” della politica slovacca, intendeva con questa provocazione attaccare il sistema politico attuale, dominato dagli stessi uomini da ormai vent’anni, con connivenze come quelle denunciate dal dossier “Gorila” che circola su internet da un mese e che sta provocando qualche scossone in alcuni dei maggiori partiti con le rivelazioni sulla corruzione politica. Secondo Matovic, che ha recentemente creato un nuovo partito (Gente Comune e Personalità Indipendenti), che, peraltro, alcuni sondaggi danno in buona posizione nelle prossime elezioni di marzo, ha affermato che dopo che il Ministro degli Interni Lipsic ha confermato ufficialmente l’esistenza di un documento dei servizi segreti con nome in codice Gorila, i politici corrotti in Slovacchia non hanno più diritto di nascondersi dietro il simbolo ufficiale dello Stato. «Ci sono politici che hanno rapinato il Paese per 23 anni. Pensiamo che la gente non meriti di essere comandata da loro», ha detto Matovic nella sua protesta davanti al Parlamento. Ha tuttavia ammesso che non tutti i deputati sono ladri, ma anche quelli che non rubano, ha detto, non fanno nemmeno nulla per impedire il furto di altri.

All’atto di Matovic ha reagito fermamente Matica Slovenska, l’organizzazione del patrimonio culturale slovacco, che si è detta indignata. «Questo simbolo [dello Stato] che la dominazione straniera ci ha negato di utilizzare per secoli non può essere oggetto di parodia o ridicolizzato in alcun modo», recita un comunicato pervenuto oggi dal suo presidente Marian Tkac, che ha invitato le autorità competenti a valutare se non ci siano gli estremi di una denigrazione del simbolo dello Stato.

(La Redazione)

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