È italiana la particella di Dio; tracce del Bosone di Higgs nelle ricerche italiane al Cern

In due curve colorate emerse dagli esperimenti Atlas e Cms, effettuati con il superacceleratore Lhc, appare il Bosone di Higgs, soprannominato “particella di Dio”, anello mancante alla scienza verso la spiegazione dei misteri del Cosmo. L’annuncio è arrivato dal Cern e la scoperta è tutta italiana e come già accaduto per il neutrino più veloce della luce, anche questa volta, c’è chi arricchisce di significati la novità scientifica e chi la minimizza.

Ideato dal fisico inglese Peter Higgs quasi cinquant’anni fa mentre – si racconta – passeggiava sulle colline scozzesi, il bosone è la particella che garantisce la massa a tutte le altre particelle elementari. Per molti anni è stato inutilmente cercato e ora le sue tracce sono chiare, come dichiarato, anche se con prudenza dagli scienziati, da Guido Tonelli e Fabiola Gianotti, responsabili rispettivamente di Cms e Atlas, gli esperimenti che effettuano al Cern di Ginevra e che da un paio d’anni, ossia da quando funziona l’acceleratore di particelle Lhc, stanno cercando proprio lui: il bosone. In ben due esperimenti recenti, gli scienziati italiani hanno visto dei segnali che indicherebbero che il bosone si trova in una regione di massa compresa tra i 124 e i 126 miliardi di elettronvolt (GeV) con una probabilità del 99%.

Oggi abbiamo teorie “fondamentali” che descrivono tutti gli aspetti del mondo in modo spettacolarmente efficace. Una è la relatività generale di Einstein, che qui non ci interessa, perché riguarda la gravità che non ha praticamente effetto sulle particelle osservate al Cern: la gravità riguarda l’Universo in grande, oppure scale estremamente più piccole di quelle osservate al Cern. L’altra è una potentissima teoria che spiega tutto il resto, incorpora l’elettromagnetismo, la teoria di Fermi e le altre teorie sulle particelle elementari. Questa potentissima teoria ha un nome deprimente, il “Modello standard”, e spesso non gode di buona stampa, perché è più intricata e meno “elegante” delle stupende teorie di Einstein, Maxwell o Newton. Eppure è una teoria che da trent’anni non fa che stupire gli scienziati per quanto funziona bene. Ora, tutte le particelle della teoria sono state identificate, tranne, appunto, il Bosone, l’ultima particella della lista, la sola che manchi all’appello, sicché averne trovato traccia conferma una bella teoria, ed il fatto che l’abbiano trovata due italiani ci dà speranza che la nostra intelligenza scientifica non sia del tutto tramontata.

Poiché il Bosone di Higgs spiega la natura della materia e le differenze di massa che distinguono le particelle, Leon Lederman (Nobel per la fisica 1988) lo ha battezzato “la particella di Dio” ed è per questo che la scoperta del Cern divulgata da pochi giorni ci pare davvero un bel regalo di Capodanno per un’Italia affranta, con manovra necessaria ma recessiva ed attesa di una ulteriore perdita di Pil e di almeno altri 800.000 posti di lavoro. Nel 600, in Inghilterra, mentre serpeggiava una grave crisi, si diceva che Dio aveva mandato sulla Terra Newton perché rivelasse i segreti dell’Universo. Ora speriamo che la scoperta italiana sia di portata tale da farci capire non solo come funziona, ma come migliorare l’universo e con lui la nostra esistenza.

Come ha detto Margherita Hack, comunque, commentando la scoperta, «Su quanto i nostri ricercatori siano bravi non c’è discussione. Il problema è che solo in grandi laboratori internazionali come il Cern trovano risorse sufficienti per lavorare, mentre da noi non ci sono posti».

(articolo di P.I. per L’Arca di Noè / l-arcadinoe.com)

È italiana la particella di Dio; tracce del Bosone di Higgs nelle ricerche italiane al Cern

In due curve colorate emerse dagli esperimenti Atlas e Cms, effettuati con il superacceleratore Lhc, appare il Bosone di Higgs, soprannominato “particella di Dio”, anello mancante alla scienza verso la spiegazione dei misteri del Cosmo. L’annuncio è arrivato dal Cern e la scoperta è tutta italiana e come già accaduto per il neutrino più veloce della luce, anche questa volta, c’è chi arricchisce di significati la novità scientifica e chi la minimizza.

Ideato dal fisico inglese Peter Higgs quasi cinquant’anni fa mentre – si racconta – passeggiava sulle colline scozzesi, il bosone è la particella che garantisce la massa a tutte le altre particelle elementari. Per molti anni è stato inutilmente cercato e ora le sue tracce sono chiare, come dichiarato, anche se con prudenza dagli scienziati, da Guido Tonelli e Fabiola Gianotti, responsabili rispettivamente di Cms e Atlas, gli esperimenti che effettuano al Cern di Ginevra e che da un paio d’anni, ossia da quando funziona l’acceleratore di particelle Lhc, stanno cercando proprio lui: il bosone. In ben due esperimenti recenti, gli scienziati italiani hanno visto dei segnali che indicherebbero che il bosone si trova in una regione di massa compresa tra i 124 e i 126 miliardi di elettronvolt (GeV) con una probabilità del 99%.

Oggi abbiamo teorie “fondamentali” che descrivono tutti gli aspetti del mondo in modo spettacolarmente efficace. Una è la relatività generale di Einstein, che qui non ci interessa, perché riguarda la gravità che non ha praticamente effetto sulle particelle osservate al Cern: la gravità riguarda l’Universo in grande, oppure scale estremamente più piccole di quelle osservate al Cern. L’altra è una potentissima teoria che spiega tutto il resto, incorpora l’elettromagnetismo, la teoria di Fermi e le altre teorie sulle particelle elementari. Questa potentissima teoria ha un nome deprimente, il “Modello standard”, e spesso non gode di buona stampa, perché è più intricata e meno “elegante” delle stupende teorie di Einstein, Maxwell o Newton. Eppure è una teoria che da trent’anni non fa che stupire gli scienziati per quanto funziona bene. Ora, tutte le particelle della teoria sono state identificate, tranne, appunto, il Bosone, l’ultima particella della lista, la sola che manchi all’appello, sicché averne trovato traccia conferma una bella teoria, ed il fatto che l’abbiano trovata due italiani ci dà speranza che la nostra intelligenza scientifica non sia del tutto tramontata.

Poiché il Bosone di Higgs spiega la natura della materia e le differenze di massa che distinguono le particelle, Leon Lederman (Nobel per la fisica 1988) lo ha battezzato “la particella di Dio” ed è per questo che la scoperta del Cern divulgata da pochi giorni ci pare davvero un bel regalo di Capodanno per un’Italia affranta, con manovra necessaria ma recessiva ed attesa di una ulteriore perdita di Pil e di almeno altri 800.000 posti di lavoro. Nel 600, in Inghilterra, mentre serpeggiava una grave crisi, si diceva che Dio aveva mandato sulla Terra Newton perché rivelasse i segreti dell’Universo. Ora speriamo che la scoperta italiana sia di portata tale da farci capire non solo come funziona, ma come migliorare l’universo e con lui la nostra esistenza.

Come ha detto Margherita Hack, comunque, commentando la scoperta, «Su quanto i nostri ricercatori siano bravi non c’è discussione. Il problema è che solo in grandi laboratori internazionali come il Cern trovano risorse sufficienti per lavorare, mentre da noi non ci sono posti».

(articolo di P.I. per L’Arca di Noè / l-arcadinoe.com)

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