Nel 2011 spesi 300 miliardi per disastri naturali nel mondo (il doppio del 2010)

Il costo dei disastri naturali che hanno investito il pianeta Terra nell’anno appena trascorso, il 2011, è stato di circa 300 miliardi di euro. Il doppio rispetto al 2010. Oltre tre volte del 2005, quando l’insieme di tempeste, inondazioni, terremoti, onde di calore ha inferto all’economia umana un colpo da 90 miliardi di euro. Questi sono i calcoli proposti di recente in un rapporto di Munich Re, una compagnia di assicurazione tedesca.

È vero che la gran parte dell’impennata nei conti economici dei disastri naturali nel 2011 è dovuta a due soli eventi: il terremoto di magnitudo 9.0 e il conseguente tsunami dell’11 marzo in Giappone e il più piccolo, meno noto ma piuttosto devastante sisma di magnitudo 6.3 che ha colpito la Nuova Zelanda.

Ma è anche vero che quelli registrati da Munich Re non sono fluttuazioni casuali, ma una vera e propria tendenza. Il costo che l’economia globale paga ai disastri di origine naturale è cresciuto in maniera sistematica negli ultimi decenni.

Perché? Il primo motivo è che è aumentato il costo delle infrastrutture costruite dall’uomo. E così un disastro di potenza analoga che investe un luogo della Terra densamente abitato genera più danni economici oggi di quanto non avrebbe fatto un secolo fa. Come spiegano Fabian Barthel ed Eric Neumayer, due ricercatori della London School of Economics, alla rivista scientifica Nature: è vero che tempeste e uragani sono in aumento negli Stati Uniti. Ma se oggi Miami venisse colpita da un uragano di potenza devastante analoga a quello del 1926, causerebbe danni molto più ingenti.

Un secondo motivo è che è aumentata la popolazione umana e, con essa, la densità di popolazione nelle zone abitate. Così è più probabile che un disastro naturale di medesima potenza colpisca più persone e più strutture.

Non bisogna sottovalutare, dunque, le cause socio-economiche che sono alla base dell’aumento dei costi dei disastri naturali. Ma è anche vero che i disastri naturali registrati sono aumentati di numero. Nel 1980 furono registrati in tutto il mondo 400 eventi classificati come disastri naturali. Con i medesimi criteri di classificazione trent’anni dopo ne sono stati registrati quasi 1.000. I grafici presentati da Munich Re mostrano che l’aumento è stato costante e indica un vero e proprio trend.

Non tutti i disastri naturali sono in aumento. Quelli geofisici (terremoti, tsunami) mostrano una sostanziale stabilità. Al contrario, le inondazioni e le frane sono pressoché triplicate, mentre tempeste e uragani sono raddoppiati. In forte aumento sono anche le onde di calore, i periodi di siccità, gli incendi nelle foreste tropicali.

«Non è possibile sostenere che questi aumenti non siano in qualche modo collegati ai cambiamenti del clima», spiega sempre a Nature Ernst Rauch, capo del gruppo che si occupa di clima per la Munich Re. Sebbene in diminuzione rispetto all’anno precedente, il numero di eventi legati al clima costituiscono il 90% dei disastri naturali registrati nel 2011. Tuttavia, sarebbe sbagliato attribuire ogni singolo evento – per esempio le recenti inondazioni e frane in Liguria e Sicilia – ai cambiamenti del clima.

C’è sempre un combinato disposto di fattori sociali (compresa l’irresponsabilità umana) ed economici e di fattori specifici che trasformano un fenomeno naturale in un disastro per l’uomo.

In ogni caso non c’è dubbio che anche i conti economici di Munich Re dimostrano tutta l’urgenza di acquisire consapevolezza reale degli effetti conseguenti ai cambiamenti climatici. Per cercare sia di prevenirli, sia di adattarci.

(Pietro Greco, greenreport.it)

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