Made in Italy, contraffazioni e autotrasporti in mano alla mafia uccidono l’agroalimentare

Mentre è in discussione a Montecitorio la relazione presentata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione in campo commerciale, la Cia (Confederazione italiana agricoltura) fornisce i numeri su un fenomeno che ha raggiunto dimensioni preoccupanti: sfiorano i 165 milioni di euro al giorno i danni provocati dalla contraffazione all’agroalimentare Made in Italy nel mondo. «Dal Parmigiano Reggiano che diventa Parmesan al Prosciutto di San Daniele che si trasforma in Daniele Ham, è un continuo proliferare di “patacche” che causano danni enormi all’intera filiera alimentare, dai campi all’industria di trasformazione», affermano dalla Cia.

In Italia ci sono oltre il 22% dei prodotti certificati registrati complessivamente a livello europeo, informano dall’associazione agricola, e a questi vanno aggiunti gli oltre 400 vini Doc, Docg e Igt e gli oltre 4mila prodotti tradizionali censiti dalle Regioni e inseriti nell’Albo nazionale. «Una lunghissima lista di prodotti che ogni giorno, però, rischia il “taroccamento”. Il fenomeno della contraffazione costa, solo all’agricoltura, oltre 3 miliardi di euro l’anno». Sono due le modalità per ingannare i consumatori, alterare il mercato e danneggiare le nostre aziende: l’italian sounding, che include tutti quei prodotti che richiamano nel nome e nella confezione l’italianità senza averne alcun titolo, ed il vero e proprio falso del Made in Italy, che vale 7 miliardi di euro l’anno, di cui due terzi sono in capo al solo settore agroalimentare. Per la Cia servono misure ad hoc come l’istituzione di una task-force in ambito UE per contrastare truffe e falsificazioni alimentari; sanzioni più severe contro chiunque imiti prodotti a denominazione d’origine; un’azione più decisa da parte dell’Europa nel negoziato Wto per un’effettiva difesa delle certificazioni Ue; interventi finanziari, sia a livello nazionale che comunitario, per l’assistenza legale a chi promuove cause (in particolare ai consorzi di tutela) contro chi falsifica prodotti alimentari.

Un altro pericolo per il settore agroalimentare italiano che ha riflessi diretti sulle tasche dei cittadini è evidenziato dalla Coldiretti: «I prezzi di frutta e verdura triplicano (+200%) dal campo alla tavola anche per effetto delle infiltrazioni della malavita nelle attività di autotrasporto, messe in luce da recenti operazioni delle forze dell’ordine». La lievitazione dei prezzi, spiegano da Coldiretti, «è uno degli effetti della presenza della criminalità organizzata nel settore alimentare in un Paese come l’Italia dove oltre l’86% dei trasporti commerciali avviene su gomma e la logistica incide per quasi un terzo sui costi di frutta e verdura».

La criminalità organizzata si insinua nel sistema di distribuzione e trasporto, alterandolo e determinando da una parte il crollo dei prezzi pagati agli imprenditori agricoli, che in molti casi non arrivano a coprire i costi di produzione, e dall’altra  un ricarico anomalo dei prezzi al consumo. Il volume d’affari delle agromafie, informa Coldiretti, ammonta oggi a 12,5 miliardi di euro, il 5,6% dell’intero business criminale.

(Fonte greenreport.it)

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