Vescovi slovacchi: il crocefisso “non ha valore di esclusione per nessuno”

«La presenza dei simboli religiosi cristiani, e in particolare della croce, che riflette il sentimento religioso dei cristiani di qualsiasi denominazione, non ha valore di esclusione per nessuno». Lo si legge in una nota, diffusa ieri e ripresa dall’agenzia italiana Sir, della Conferenza Episcopale della Slovacchia (KBS) guidata dall’Arcivescovo di Bratislava Stanislav Zvolensky. I Vescovi slovacchi intervengono in vista della decisione – il 30 Giugno – della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla questione dell‘esposizione dei simboli religiosi cristiani nelle scuole pubbliche. Il crocefisso, si legge, «esprime una tradizione che tutti conoscono e riconoscono nel suo alto valore spirituale, e come segno di un’identità aperta al dialogo, di sostegno a favore dei bisognosi e dei sofferenti, senza distinzione di fede, etnia o nazionalità». «Nella cultura cristiana – sostengono i presuli slovacchi – la croce raffigura (…) un altruismo supremo e una grande generosità, e invita alla solidarietà verso tutti». Per tale motivo «le società a tradizione cristiana non dovrebbero rifiutare l’esposizione pubblica dei simboli religiosi, soprattutto nelle scuole pubbliche, altrimenti viene indebolita la capacità di trasmettere alle future generazioni la consapevolezza del proprio valore e della propria identità». Parere analogo era stato pronunciato nel dicembre scorso anche dal Parlamento della Repubblica Slovacca. Anche molte altre Conferenze Episcopali d’Europa si sono pronunciate negli ultimi giorni riguardo alla cosa, esprimendo simili opinioni.

Lo scorso 3 Novembre la stessa Corte europea aveva condannato lo Stato italiano per l’esposizione del crocefisso nelle scuole su ricorso di una donna italiana di origini finlandesi che vive a Padova per aver violato il suo diritto a educare i figli secondo le sue convinzioni, e il diritto dei ragazzi alla libertà religiosa. A seguito della condanna l’Italia presentò ricorso, ed è stata affiancata da altri dieci paesi del Consiglio d’Europa e dal deposito di “interventi terzi”, anche di parlamentari europei di varie nazionalità. L’udienza della Corte è prevista per il 30 Giugno. In ogni caso la sentenza non arriverà tanto presto: sono previsti dai sei ai dodici mesi per la pubblicazione la decisione finale dei giudici.

(Fonte SIR, a cura della Redazione)

2 comments to Vescovi slovacchi: il crocefisso “non ha valore di esclusione per nessuno”

  • Athos

    Tutti noi speriamo che la decisione della Corte sia favorevole a lasciare questa decisione alla libertá dei singoli stati membri UE , come é stato fino ad adesso, e non imponga di forza l´ateismo nei luoghi pubblici sostituendo i simboli Cristiani con i simboli, giá presenti ora in massa sui cartelloni pubblicitari , del consumismo e del modernismo ( tempo fa erano quelli del comunismo e del progressismo )

  • PS

    A proposito della questione del crocefisso nelle classi (italiane), segnaliamo che:
    1) la Corte Europea per i diritti dell’uomo si è riunita il 30 Giugno a Strasburgo per decidere sul ricorso della Repubblica Italiana contro la sentenza che le voleva imporre di togliere i simboli religiosi dalle aule e dai luoghi pubblici. Sono intervenuti gli “avvocati” dello Stato italiano e della ricorrente (la signora Lautsi, italiana di origine finlandese), e un “avvocato” terzo, a nome di una decina di Governi (Membri del Consiglio Europeo) dell’Europa orientale e meridionale che si sono schierati a favore dell’Italia. Fra questi anche la Federazione Russa e la Grecia con la Chiesa Ortodossa unita nella lotta. È ora attesa una sentenza, che potrebbe prendere 6-12 mesi.
    2) chi volesse leggersi un bel saggio sulla laicità, ricordando la storia (purtroppo solo recente) di tolleranza e pluralismo dell’Europa, ove ogni paese ha un approccio diverso al problema, può vedere al link http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=96809. Qui il Prof. Joseph Weiler, intervenuto all’udienza per i Governi che sostengono l’Italia, propone il suo contributo, contestando l’impostazione della Corte Europea. «L’Italia, senza il crocefisso sul muro, non è più l’Italia. La Francia, con il crocefisso, non è più Francia. Così l’Inghilterra – ove la Regina è Capo dello Stato e anche Capo della Chiesa (di Stato) Anglicana – senza l’inno „God Save the Queen“, non è più Inghilterra» ha scritto Weiler.
    3) anche il Ministero degli Esteri slovacco in una nota del 1° Luglio ha ricordato l’espressione del Parlamento della Repubblica Slovacca nella sua dichiarazione del 10 Dicembre 2009 a favore dei simboli religiosi in scuole e istituzioni pubbliche come in linea con la tradizione culturale del Paese. La dichiarazione dell’aula parlamentare slovacca ricordava tra l’altro che la decisione della Corte era in disaccordo con il patrimonio culturale e la storia dell’Europa Cristiana, e la collocazione di simboli religiosi era pieno diritto di ogni Stato membro dell’Unione, inclusa la Slovacchia. Concludeva che la Repubblica Slovacca continua a credere in quella dichiarazione e si augura che la Corte Europea per i Diritti Umani prenda in considerazione ogni aspetto di questa delicata questione e raggiunga una decisione giusta.

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