Václav Havel se ne è andato, per sempre (un ricordo di Jozef Mikloško)

di Jozef Mikloško

Il mondo intero lo ha conosciuto per le caratteristiche che hanno influenzato positivamente la nostra storia. È stato un simbolo della resistenza contro il comunismo. Ha combattuto con la Polizia segreta (ŠtB), è stato l’ultimo prigioniero della coscienza, assieme all’attuale Primate della Boemia, mons. Dominik Duka, e anche questo ha influito sul suo rapporto verso Dio e la Chiesa.

Era un politico intellettuale, leader della Rivoluzione di Velluto. Attorno a lui c’erano sempre persone creative, forse troppo liberali, tra cui anche (pochi) slovacchi. Al potere in quel periodo sono salite persone creative – scrittori, scienziati, filosofi – il cui stile e modo di pensare erano innovativi.

Havel nelle sue discussioni pubbliche parlava delle cose di cui i politici esteri tacciono – ad esempio di etica e morale nella politica. Anche il suo slogan, «la verità e l’amore trionferanno sull’odio e la menzogna», influenzò il clima della società post-rivoluzione, nella quale c’era una sorta di chiarezza nel pensare e nell’agire. I suoi discorsi, che lui stesso ha scritto, erano brillanti, il discorso al Congresso degli Stati Uniti affascinò il mondo intero. Le sue parole: «Se volete aiutare noi, aiutate l’Unione Sovietica», hanno scioccato tutti. Come Vicepremier della Cecoslovacchia con l’agenda per i diritti umani, una funzione inventata comunque da lui, negli anni 1990-92 io lo incontravo spesso. A prescindere se erano occasioni di festa, viaggi – una volta anche in Giappone e Corea – o incontri personali, lui è sempre stato con me cordiale e spontaneo.

Havel ha caratterizzato così il comunismo: «Non permetteva alle persone la propria crescita creativa, era contrario alla vita naturale. Ha influenzato negativamente le relazioni e i comportamenti umani. Quando questa ideologia è finita, la gente non era in grado di prendere in mano la società civile e la democrazia … I valori veri sono quelli per cui vale la pena di fare sacrifici».

Il suo discorso collegato al programma di rinnovamento sulla base di equità e giustizia, che ha declamato alla vigilia della Giornata per i Diritti Umani, il 9 dicembre 1997, era adatto anche alle condizioni slovacche: «Il potere è nelle mani degli indegni, che pensano solo a se stessi, gli onesti non hanno nessuna possibilità. Si costruiscono banche, alberghi, case di lusso, tutto è permesso. Il difetto principale è l’orgoglio e la mancanza di ordine morale. I più grandi successi si raggiungono con mezzi immorali, i maggiori benefici vedono i ladri impuniti».

Negli ultimi anni, gli incontri con il Presidente Havel scarseggiavano. A novembre 1998 lo incontrai per caso nella zona pedonale di Bratislava. Una guardia del corpo mi ha conosciuto, ha lasciato che mi slanciassi verso di lui; abbiamo parlato, ho vissuto ancora una volta quel soffio dell’atmosfera della Rivoluzione di Velluto, dei suoi informali ma efficaci metodi di lavoro, della diplomazia del momento. Havel mi ha invitato anche all’incontro del settembre 1999 a Bratislava, alla vigilia della consegna del premio internazionale di San Vojtech. Tutto era come ai vecchi tempi: l’incontro con gli Havel, con i suoi noti accompagnatori, gli ex-dissidenti nei loro maglioni. Suonavano e cantavano canzoni popolari, il vino scorreva, i flash delle camere lampeggiavano.

È simbolico che pochi giorni fa a Praga, alla Giornata per i Diritti Umani, Havel ha ricevuto personalmente il premio Jan Langos e si è incontrato per l’ultima volta con il Dalai Lama, il leader spirituale tibetano. La triste notizia [della sua dipartita-ndr] ha sottolineato il fatto che con la sua morte è finita una fase, non del tutto riuscita, di un tentativo di impostare una politica corretta e che proprio di persone come lui necessitano i futuri tentativi di impostare uno stile che è insostituibile per il mondo in crisi di oggi.

Václav, è un vero peccato che proprio per il Natale, la cui atmosfera amavi così tanto, non sei potuto essere con noi. Il mondo senza di Te sarà più povero, ma Ti riposerai finalmente!

Addio e arrivederci!

Jozef Mikloško

ex Vicepremier del Governo della ČSFR (Repubblica Federativa Ceco-Slovacca), 1990-1992

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Jozef Mikloško a Roma con Gina Lollobrigida

Un ringraziamento affettuoso a Jozef Miklosko per questo articolo creato per Buongiorno Slovacchia, di cui è affezionato lettore. Miklosko, Grande ufficiale al merito della Repubblica Italiana, è stato Ambasciatore per la Slovacchia a Roma negli anni 2000-2005 (di questo incarico ha scritto nel suo libro Top Secret! – Come eravamo italiani, edito nel 2006). Attivo con un suo blog piuttosto seguito (jozefmiklosko.blog.sme.sk), Jozef Mikloško è stato – tra le altre cose – docente di Matematica numerica presso l’Università Comenius di Bratislava, presidente dell’Associazione editori cattolici slovacchi ed è attualmente presidente dell’Associazione slovacca cristiani della terza età.

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