Ungheria in allarme per protesta dei medici, tra pochi giorni potrebbe entrare in crisi sanitaria

Dopo la Repubblica Ceca e la Slovacchia, ora anche l’Ungheria sta affrontando una possibile crisi nel sistema sanitario del Paese, a seguito della presentazione di avvisi di dimissione da parte di oltre 2.500 medici nei mesi scorsi. In base a informazioni fornite dalle associazioni sindacali dei medici ungheresi, che chiedono aumenti salariali, le dimissioni diverranno effettive per gran parte degli avvisi già presentati dal 1° gennaio 2012.

Il numero dei medici in protesta rappresenta circa un quarto dei medici che prestano assistenza sanitaria negli ospedali ungheresi. Lo scopo della protesta p un aumento di stipendio fino a tre volte il salario medio nazionale, portando a 200.000 fiorini (643 euro) al mese la paga base e a 300.000 fiorini (935 euro) quella dei medici in possesso di qualifiche specialistiche. Queste richieste sono state inviate con una lettera aperta al Primo Ministro Viktor Orban ieri, chiedendo il suo intervento diretto. Orban aveva dato a due dei suoi ministri il compito di elaborare un piano di emergenza, che dovrebbe prevedere la ridistribuzione del personale nel caso venisse a scarseggiare e assicurare che nessun paziente sarà lasciato senza cure, come ha detto il portavoce del Governo ungherese, aggiungendo che le trattative con i medici in protesta continuano.

La Slovacchia ha concluso una protesta simile all’inizio di dicembre 2011, dove comunque, nonostante lo stato di crisi dichiarato dal Governo e la richiesta anche ai paesi vicini di inviare medici in soccorso delle strutture ospedaliere più in difficoltà (tra queste tutte le strutture dell’Ospedale Universitario di Bratislava), nessun paziente alla fine è stato abbandonato al suo destino, e nessuno si è davvero fatto male.

Non così in India, dove 40 persone sono morte per carenza di personale, dopo che 3.500 medici sono scesi in sciopero nel corso del mese per chiedere migliori condizioni di lavoro. Il Ministro della Salute indiano Aimaduddin Ahmad Khan, comunque, ha negato che i decessi siano stati causati dalla sciopero.

(La Redazione)

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