La fine dell’era di Meciar era solo questione di tempo. Un analista britannico giudica le elezioni slovacche

Riportiamo i punti salienti di una interessante intervista di Michaela Stankova, pubblicata sul portale di The Slovak Spectator, a Tim Haughton, analista politico dell’Università di Birmingham che ha uno spiccato interesse per le Repubbliche Ceca e Slovacca e che studia i cambi politici in centro Europa. L’intervista ha avuto luogo a Bratislava il giorno dopo la comunicazione dei risultati ufficiali delle elezioni del 12 Giugno scorso. Haughton era in Slovacchia già da una settimana prima delle elezioni, proveniente dalla Repubblica Ceca, dove aveva assistito alle elezioni – e alla vittoria dei partiti della destra ceca a fine Maggio. E un risultato simile lo attendeva in Slovacchia soltanto due settimane dopo…

Riguardo alle diversità e similarità con le elezioni Ceche, Haughton dice che in entrambe le campagne elettorali emergevano sopra le altre due personalità individuali come Jiri Paroubek in Cechia e il leader di Smer-SD Robert Fico in Slovacchia. La questione posta agli elettori, dice, era «Vogliamo Paroubek? Vogliamo Fico? Sì o no? Quello è stato un fattore chiave per molti votanti».

Haughton non sembra così sorpreso dal cattivo risultato di Vladimir Meciar e del suo partito LS-HZDS (che ha ottenuto il 4,32 per cento, dunque non ha portato rappresentanti in Parlamento). Dal 1992 il partito subiva un lento graduale declino di popolarità, dunque ritiene che la domanda fosse piuttosto “quando” e non “se” sarebbe sceso sotto il quorum e uscito dal Parlamento. Meciar, nei suoi temi storici (“padre della patria”, etc..) è stato superato da altri partiti che hanno interpretato i temi nazionali con maggior forza, come il Partito Nazionale (SNS) e lo stesso Smer. E se molti avevano sempre votato Meciar per il suo fascino personale, perché Meciar era il politico dal maggior carisma all’inizio degli anni Novanta, quel carisma si era perso da molto tempo. Si può dire che l’uscita del partito dal Parlamento ne abbia segnato la sua fine. Oggi, fuori dal Governo e fuori dal Parlamento , HZDS non può più offrire nulla ai suoi sostenitori, e se non chiude domani certamente è su una china discendente..  L’uomo Meciar, del resto in età da pensione, potrebbe anche ritirarsi a vita privata (nella sua famosa villa Elektra). L’unica questione importante per lui è l’impunità, dice Haughton, ovvero che non si indaghi su quel che lui non vuole sia indagato, relativamente alla sua vita da Primo Ministro e politico di primo piano per vent’anni.

Haughton pensa che Smer abbia drenato voti da HZDS e SNS, ed è soprendente il risultato ottenuto dal partito social-democratico considerando la situazione dell’economia globale, ma naturalmente non è un risultato abbastanza buono se Fico non riuscirà a fare un governo. Alcuni di questi elettori certamente provengono da HZDS e vedono in Fico il Meciar di questa era.

Riguardo al nazionalismo, Haughton dice che in Slovacchia è ancora un fattore importante, e che Fico nelle ultime settimane di campagna aveva spinto sui messaggi nazionalisti con molta efficacia, come se usciti da Smer quei messaggi fossero più forti. E se Smer ha preso voti nazionalisti da HZDS e SNS potrebbe non essere una gran buona notizia. D’altro canto invece un fatto significativo è l’insuccesso del partito etnico ungherese SMK, che non è entrato in Parlamento, e l’ingresso invece del nuovo partito Most-Hid, che come dice il nome è un “ponte” tra le etnie ungherese e slovacca. Se Most dimostrerà nei prossimi due anni di essere coeso sarà un processo molto interessante e significativo da studiare. D’altro canto però la mancata presenza della più forte voce ungherese in Parlamento potrebbe essere stimolo per il radicalismo degli ungheresi che si sentono non rappresentati, esclusi dal contesto politico.

Ora per Fico il prossimo anno sarà cruciale. Chi è stato Primo Ministro non sta bene all’opposizione, e non vuole nient’altro che tornare a fare il Premier. Se non riuscirà a formare una coalizione di maggioranza, dovrà gestirsi al meglio per non perdere il consenso non tanto degli elettori, ma dei suoi sostenitori e finanziatori, quelli che hanno puntato sullo Smer perché considerato il partito in grado di veicolare i propri interessi. La coalizione di destra potrebbe non durare, e Fico non starà a guardare, farà una campagna di attacco alla coalizione, cosa che sa fare bene. E se la campagna sarà efficace potrebbe nel giro di un anno tornare in una posizione forte, grazie al suo numero di seggi (62 su 150).

Riguardo alla possibile coalizione di centro-destra e alla sua tenuta, Haughton dice che la storia ha dimostrato che anche coalizioni difficili e molto diverse possono riuscire in Slovacchia a finire il mandato di quattro anni. Certo i quattro partiti sono tutti dell’area di centro-destra, ma ci sono anche divergenze come sui temi sociali tra SaS e KDH. Poi due di questi partiti sono nuovi: Most-Hid, anche se è guidato da un leader carismatico ed esperto come Bela Bugar, ha al suo interno diverse entità, di entrambe le etnie ungherese e slovacca, e di diversa estrazione politica, cristiana, liberale, conservatrice. Sarà interessante vedere come si evolve. E poi Libertà e Solidarietà (SaS) di Richard Sulik, con molti giovani e gente nuova alla politica, vedremo – dice – come faranno fronte ai rigori di un governo. E Dzurinda, fondatore di SDKU-DS e due volte Premier, che ha dovuto fare un passo indietro e deve lasciare la poltrona di Primo Ministro alla collega Iveta Radicova..  Ce la possono fare, ma non sarà semplice.

Haughton pensa che il posto di Ministro degli Esteri a Dzurinda (SDKU) potrebbe non essere la soluzione ideale. Dzurinda non è ben visto da una gran parte degli elettori. Naturalmente ha esperienza internazionale, ha molti contatti, il che può essere utile per il Paese, anche se dover fare rapporto alla Radicova potrebbe non piacergli. Ma questo sarà il primo problema di SDKU: cosa fare con Dzurinda. E all’idea di fare invece Ministro degli Esteri Bela Bugar (Most-Hid) per affrontare la questione slovacco-ungherese, Haughton consiglia invece dice di assegnargli il posto di Presidente del Parlamento, come forte segnale agli ungheresi, dando ad uno di loro una delle tre prime cariche del Paese.

Infine, sulla mobilitazione alle elezioni, con una affluenza superiore alle aspettative, Haughton evidenzia il successo di SaS, che ha mobilitato i suoi elettori tramite internet, soprattutto i giovani. SaS lo ha sorpreso, Haughton pensava che nonostante i sondaggi una volta in cabina la gente avrebbe poi fatto una scelta più tradizionale. Sarà interessante vedere l’evoluzione del partito, un partito nuovo e che ha ottenuto molti voti da chi è andato al seggio per la prima volta. Se il leader Richard Sulik sarà Ministro delle Finanze, un dicastero che difficilmente rende popolare, vedremo – dice – come il partito lavorerà per riuscire a mantenere il consenso.

(Fonte Slovak Spectator, a cura di Pierluigi Solieri)

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