Perdite pericolose nel Danubio da un bacino di fanghi tossici ungheresi, Greenpeace insorge

In base alle informazioni diffuse dal portavoce di Greenpeace Slovensko, Lucia Szabova, ci sono perdite di materiali tossici dal bacino di fanghi rossi nei pressi del villaggio ungherese di Almasfuzito che si riversano nelle acque del fiume Danubio. Greenpeace ha raccolto campioni il ​​9 dicembre che, analizzati, hanno rivelato un contenuto di quantità di composti di arsenico, molibdeno e bromo superiori ai limiti di legge consentiti.

Greenpeace chiede dunque che le autorità ungheresi pongano fine all’attività del bacino di fanghi, e nonostante l’organizzazione ecologista avesse avvertito da tempo le autorità ungheresi, queste «non hanno ancora adottato alcuna misura per proteggere la natura e la salute delle persone che vivono in prossimità del pericoloso serbatoio, ha detto l’esperto di sostanze tossiche di Greenpeace, Gergely Simon. Il serbatoio non ha un sistema per l’isolamento e il contenimento di rifiuti pericolosi. «Abbiamo ora la prova che sostanze pericolose stanno fluendo dal serbatoio nel Danubio. Non esiste un sistema di monitoraggio sul lato del Danubio, nel qual caso sapremmo anche in che ammontare ci sono state fuoriuscite nel fiume e nelle acque sotterranee», aggiunge Simon.

Greenpeace ha prelevato i campioni di sedimento dal Danubio in un momento di livello basso dell’acqua in posizioni normalmente inaccessibili. Un campione di sedimenti prelevati nei pressi del bacino dei fanghi conteneva 324 milligrammi di arsenico per kg, mentre il limite legale è di 15 mg. Il serbatoio è situato a pochi chilometri sulla riva di fronte alla città slovacca di Komarno.

Il bacino di fanghi di Almasfuzito non è dissimile a quella della cittadina di Ajka, che nel 2010 si ruppe e provocò una catastrofe ecologica. Nonostante Greenpeace ci sono problemi molto seri nella condizione tecnica del bacino, le autorità ungheresi hanno comunque prolungato l’anno scorso la licenza d’esercizio alla società che lo gestisce, la Tatai Kornyezetvedelmi. Greenpeace ha puntato la sua attenzione alla situazione del serbatoio da settembre, chiedendo alle autorità ungheresi di fermare immediatamente le attività nel serbatoio evitando che vi siano depositati nuovi rifiuti nocivi. Hanno anche fatto appello al Governo perché adotti tutti i quadri giuridici dell’Unione Europea in modo che l’Ungheria tratti i rifiuti pericolosi in modo responsabile, in conformità a principi di sostenibilità.

(Fonte Webnoviny)

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