Havel: il Presidente drammaturgo che dette l’ultimo scossone al comunismo

È morto ieri a Praga, a 75 anni, Vaclav Havel, uno dei padri riconosciuti non solo della Cecoslovacchia, ma dell’intero processo di liberazione dell’Europa dell’Est dal comunismo con il suo passaggio chiave senza spargimenti di sangue che fu la Rivoluzione di Velluto. «Mi sono sentito come in teatro quando sei un attor giovane e scopri che gli interpreti principali non ci sono più e comunque non possono recitare. In quel momento sulla scena servivano politici democratici e dove li potevi trovare nella Cecoslovacchia dell’89? E allora che fa l’attor giovane? Entra in scena e dà il meglio di sé», così – scrive Paolo Petroni per l’agenzia Ansa – ricordava Vaclav Havel della sua esperienza da primo Presidente della Cecoslovacchia democratica post-89 e poi primo Presidente della Repubblica Ceca dopo la divisione dalla Slovacchia nel 1993. Nonostante la salute non buona, venne riconfermato per un secondo mandato anche nel 1998.

Scrittore e drammaturgo, dissidente nel totalitarismo comunista cecoslovacco, la sua scrittura è sempre stata fortemente influenzata dalla politica. Il suo entrare in prima fila nella politica democratica dopo che la Rivoluzione di Velluto aveva liberato il con qualche fatica il Paese alla fine del 1989, era in qualche modo atteso e auspicato. Ma finita l’esperienza politica, dopo quasi 20 anni iniziò di nuovo a scrivere, nel 2007, per il teatro. Gli addii, piece messa in scena nel 2008, la scorsa primavera divenne un film, diretto da lui in persona, per la prima volta dietro ad una macchina da presa. La storia, l’ultima, è quella di un politico costretto a lasciare l’incarico ma incapace di rassegnarsi alla perdita del potere. Un’opera che aveva trovato critiche contrastanti. A marzo aveva annunciato di essere concentrato su una nuova opera, Sanatorio, che sarebbe stato il suo canto del cigno.

Vaclav Havel con la moglie Dagmar alla fine del secondo mandato presidenziale

Nato a Praga nel 1936, fu ragazzo in una famiglia benestante nella Cecoslovacchia che tra le due guerre era la sesta potenza economica mondiale. Suo padre era proprietario di un quartiere operaio, e sua madre fu diplomatica e nota giornalista. Vaclav ebbe seri problemi per continuare gli studi in modo regolare, dato che la sua famiglia venne accusata dal regime di aver avuto simpatie filo-naziste e gli fu del tutto proibito l’accesso agli studi universitari. Dopo un liceo fatto come poteva, Havel frequentò l’Università Tecnica di Praga a corsi serali. Entrò poi nel mondo del teatro come macchinista, e studiò drammaturgia per corrispondenza scrivendo presto le prime opere. È stato uno dei più noti e influenti letterati cecoslovacchi del XX secolo. Il suo teatro intendeva «provocare l’intelligenza dello spettatore, appellarsi alla sua fantasia, costringendolo a riflettere su questioni che lo toccano direttamente in maniera da vivere intimamente il messaggio teatrale».

Tra i fondatori di Charta 77, il movimento in qualche modo parallelo al sindacato libero polacco di Solidarnosc nato dopo la morte delle speranze suscitate dalla Primavera di Praga dubcechiana, fu condannato a quattro anni di carcere nel 1979 per sovversione. Nuovamente arrestato nel 1989, venne rilasciato dalla gerenza comunista per le forti pressioni internazionali. Il carcere deteriorò molto la sua salute, cosa che ha influito sulla sua vita fino ad oggi, ma fu proprio in carcere che nacque una delle sue opere più amate, idealmente dedicata alla moglie, Lettere a Olga, edito nel 1985. Alla caduta della cortina di ferro trasformò Charta in un partito politico, Forum Civico, che poi vinse le prime elezioni libere, portandolo alla Presidenza.

Il suo teatro, sempre fedele a un rigoroso senso etico e intimamente legato alle vicende politiche della Nazione, attinge soprattutto agli autori francesi del teatro dell’assurdo e alla lezione di Cechov; il dramma Vyrozumění (“Memorandum”, 1965) è considerato il suo capolavoro. Negli ultimi anni, una volta uscito definitivamente dalla politica, gli accenti si erano fatti più intimi e legati alla sua storia personale pubblica e privata. Di sé disse: «Metto il naso in tutto quello che posso e non sono esperto di niente in particolare». E: «Chi si prende troppo sul serio corre sempre il rischio di sembrare ridicolo; non così chi sa ridere con convinzione di se stesso».

Le esequie di Stato del Presidente Havel saranno celebrate venerdì 23 dicembre alle 12 nella Cattedrale praghese di San Vito.

(La Redazione, fonti varie)

(si ringrazia per le fotografie l’Associazione Amici della Repubblica Ceca)

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