Polizia slovacca ferma banda di nonni che volevano vendere materiale radioattivo

Ad appena poco più di una settimana dalla firma di un accordo internazionale, primo nell’UE, con gli Stati Uniti per la lotta al traffico di materiali radioattivi, è stato fermato dalla Polizia un gruppo di uomini non più giovani (il più anziano è il loro capo che ha 71 anni) e “poco appariscenti”, che hanno tentato di commerciare materiale radioattivo in Slovacchia e Repubblica Ceca. Il direttore dell’Ufficio del Procuratore generale per le operazioni speciali, Peter Sufliarsky, ha rifiutato di precisare la natura del materiale in oggetto, proveniente da un Paese dell’ex Unione Sovietica, che i nostri stavano progettando di vendere. Secondo il presidente del Corpo di Polizia slovacco Jaroslav Spisiak, che ha definito il gruppo un «club di pensionati», il prezzo di acquisto concordato era di mezzo milione di euro.

Nell’operazione congiunta con i colleghi cechi, la Polizia ha arrestato sei membri della banda che sono cittadini slovacchi, mentre il settimo è ceco ma con residenza in Slovacchia. Tutti erano già stati sotto sorveglianza in passato a causa di attività simili e se ora vengono condannati rischiano fino a dieci anni di galera. Sarebbe loro andata peggio se fermati in Cechia: là potevano rischiare fino a 16 anni.

Le autorità avevano saputo delle attività del gruppo nel 2009 e li hanno tenuto sotto costante monitoraggio fino a settembre 2011. La vendita era originariamente prevista nella Repubblica Ceca, nella città di Uherske Hradiste in Moravia, come ha confermato Roman Kafka, procuratore regionale di Brno. In seguito hanno cambiato piano e volevano cedere il materiale in Slovacchia, ma la Polizia ha stroncato l’operazione sul nascere, senza che alcuna sostanza nucleare sia fisicamente entrata in nessuno dei due paesi.

(La Redazione)

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