Polonia: oggi, 30 anni fa, veniva instaurata la legge marziale

Trent’anni fa, il 13 dicembre del 1981, il generale Jaruzelski instaurava in Polonia lo Stato di Guerra. In un comunicato televisivo, nel quale si rivolgeva alla Nazione come “soldato e capo del Governo”, dava il via ad un periodo di repressione che sarebbe durato fino al 1983. Con lo Stato di Guerra vennero sciolte o sospese tutte le organizzazioni politiche tranne quella del PZPR (Partito Operaio Unificato Polacco), arrestati e imprigionati i maggiori attivisti di Solidarnosc e represse nel sangue le manifestazioni.

Negli anni ‘70 il clima in Polonia era mutato sensibilmente e lo stato di insofferenza popolare, acuito da una profonda crisi economica si era fatto tangibile. L’elezione di Papa Wojtyla nell’ottobre 1978, il suo viaggio apostolico in Polonia dell’anno successivo, le ingerenze della Chiesa nella vita quotidiana avevano acceso i cuori ormai rassegnati dei polacchi. Il sindacato libero di Solidarnosc, il primo del blocco sovietico, si stava proponendo come movimento forte e trasversale che raccoglieva consensi tra lavoratori, studenti e intellettuali. Lech Walesa, futuro premio Nobel per la pace nel 1983, era a capo del sindacato nato nei cantieri navali di Danzica. All’epoca elettricista, era già impegnato politicamente da almeno una decina d’anni. Nel 1970 era stato incarcerato per un anno per aver aderito ad uno sciopero che era costato la vita ad 80 operai. Fra il 1976 ed il 1979 aveva perso il lavoro ed era stato incarcerato più volte. Nel 1980 dopo l’occupazione dei cantieri navali di Danzica,e l’inizio dello sciopero che spontaneamente si era esteso a tutta la Polonia, Walesa era diventato ufficialmente il leader del sindacato. Nella notte fra il 13 ed il 14 dicembre del 1981,all’indomani della dichiarazione dello Stato di Guerra, venne arrestato ed imprigionato per 11 mesi fino al novembre del 1982.

Il generale Jaruzelski ha sempre sostenuto e tuttora sostiene che la sua presa di posizione, per la quale dice di provare ancora dolore, sia stata il male minore, dato che le pressioni sovietiche si erano fatte a suo dire troppo forti. Con quella decisione, assumendo nel contempo le cariche di Capo del Governo e di Primo segretario del partito, Jaruzelski mirava a scongiurare il rischio di un’invasione da parte dell’Unione Sovietica.

Era avvenuto in Ungheria nel 1956. E nel 1968 in Cecoslovacchia quando, il 20 agosto, venne occupata da una forza militare che andava dai 200.000 ai 600.000 soldati. La ragione era quella di stroncare la Primavera di Praga ed i suoi effetti, Alexander Dubcek, Segretario generale del Partito comunista cecoslovacco, era ritenuto colpevole di voler dare maggior libertà politica, di stampa ed espressione.

L’occupazione della quale furono vittime Ungheresi e Cecoslovacchi sarebbe davvero toccata anche ai Polacchi? Gli studiosi sono concordi nell’affermare che il rischio dell’invasione della Polonia fosse irreale. Resta il fatto che le vite e le storie dei cittadini dei paesi del Patto di Varsavia furono sconvolte per decenni da un’ondata di violenza psico-politica.

Un lungo processo, il cui epilogo sembra ormai lontano nel tempo ma è vecchio soltanto di 20 anni, ha portato questi paesi alla libertà, all’autodeterminazione e a un ruolo attivo nell’Europa attuale.

(Alessandro Galli)

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