Pessimi risultati dall’analisi delle acque del Danubio: i pesticidi la fanno da padroni

Il fiume Danubio è pieno di prodotti chimici tossici utilizzati in agricoltura, e gli ultimi test hanno dimostrato che tra gli altri è presente anche un pesticida bandito chiamato atrazina, che può avere effetti gravi sulla salute, scriveva ieri il quotidiano Pravda. Una ricerca condotta dal Centro slovacco per le alternative sostenibili (Cepta), in collaborazione con gli ambientalisti ungheresi, ha trovato «l’atrazina in un campione prelevato dal fiume a Hainburg [in Austria], il che vuol dire che scorre con l’acqua verso la Slovacchia. E l’abbiamo anche trovato a Komarno [nella regione di Nitra]». Dunque il prodotto, che è stato bandito nel 2007, scorre nel Danubio in tutto il suo tragitto che tocca la Slovacchia, ha sottolineato il presidente del Centro, Daniel Lesinsky.

L’atrazina è stata utilizzata ampiamente in passato. Quasi ogni contadino lo usava per sradicare le erbacce nelle colture di cereali. Gli scienziati hanno poi scoperto che ha causato difetti genetici in creature che vivono nell’acqua, e alcune specie hanno perso la capacità di riprodursi.

Secondo gli ambientalisti gli agricoltori stanno ancora utilizzando i loro vecchi depositi di atrazina, ma questa sostanza, insieme ad altri ospiti indesiderabili e pericolosi, possono finire nelle falde acquifere e nell’acqua dei pozzi nei villaggi.

Nella ricerca sono stati analizzati 31 campioni di acqua, trovando anche livelli di residui di antiparassitari superiori ai limiti consentiti da tre a sei volte per Acetochlor in tutti i campioni di acque superficiali in Slovacchia nel Danubio e nel fiume Vah. L’Acetochlor, prodotto da Monsanto, è un erbicida «che la US Environmental Protection Agency considera un agente cancerogeno, in Europa è classificato come distruttore endocrino, cioè una sostanza danneggia il sistema ormonale», ha detto Lesinsky.

Le alternative all’uso degli antiparassitari sono principalmente l’agricoltura biologica, il controllo biologico dei parassiti e la produzione integrata, «tutti approcci “nature-friendly” che richiedono la conoscenza approfondita dei parassiti, le malattie, le condizioni per la loro vita e riproduzione, ma anche la conoscenza delle varietà di colture resistenti, la rotazione delle colture, le condizioni di crescita senza stress, i principi di una buona cura per la terra, la necessità dei predatori naturali dei parassiti», ha spiegato Lesinsky. Aggiungendo che i cambiamenti climatici in corso stanno modificando le condizioni naturali, il che non rende la questione più semplice. L’unica via di uscita, secondo lui, è implementare «un sistema indipendente di consulenza che si concentri sulla produzione integrata e sui prodotti per il controllo biologico che aiuteranno i nostri agricoltori a produrre cibo sano in un ambiente pulito, risparmiando costi e tutelandone la salute».

Il modo per finanziare un tale sviluppo è attraverso il Ministero dell’Agricoltura con il Programma di Sviluppo Rurale (2007-2013), ma il Ministero non sta utilizzando il denaro come potrebbe, lasciando i fondi inutilizzati. Per attenersi al diritto comunitario, la Slovacchia dovrà entro il 25 novembre 2012 adottare un piano d’azione per l’uso sostenibile dei pesticidi.

(Fonte Pravda, Sita)

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