Scriviamo con la luce… o piccola storia della Fotografia – 2

Tutti conosciamo la “macchina fotografica”, quello strumento appeso al collo di tutti i turisti, specialmente giapponesi, utilizzato dai fotoreporters sui fronti di guerra e per numerosissimi altri scopi. Attraverso questo strumento, possiamo letteralmente “fermare il tempo” o “catturare un istante”, registrandolo su un supporto materiale (pellicola) o digitale (elettronico), per poter poi conservarlo e vivere o rivivere quel dato momento, ricordare un viaggio, un matrimonio, persone, un evento mondano, o per “fare informazione”.

La macchina fotografica è conosciuta anche come “fotocamera” (dal greco φωτόςphōtós, “luce” e dal tedesco kamera, “macchina fotografica”, a sua volta dal latino camera obscura, “camera oscura”). La fotocamera in senso stretto, quella più nota e diffusa, lavora con la porzione dello spettro elettromagnetico visibile – ovvero con la luce – ma può sfruttare altre porzioni spettrali, o differenti forme di energia, riflesse, emesse, diffuse o trasmesse dall’oggetto da riprendere.

La fotocamera essenzialmente è una camera oscura, ed è costituita da due parti: una attraverso cui passa la luce ed una che ospita il supporto di registrazione. Dal punto di vista puramente formale, non servirebbe null’altro, ma a questi due elementi dobbiamo aggiungere ancora qualcosa per poter “fotografare” correttamente: un oggetto che viene comunemente chiamato “obbiettivo”, cioè un insieme di lenti (diottrico) o di specchi (catadiottrico). L’obiettivo ha lo scopo di “aggiustare” e/o correggere la “messa a fuoco” (nitidezza) del soggetto da riprendere.

L’insieme fotocamera/obiettivo è inoltre munito di un “diaframma”, cioè di un meccanismo di apertura che lascia passare la corretta quantità di luce, di un “otturatore” attraverso cui si stabilisce l’unità di tempo, e di un alloggiamento che ospita il supporto di registrazione, la pellicola (fotocamera tradizionale) o un sensore elettronico/digitale (CCD o CMOS).

Sostanzialmente, esistono due tipi di fotocamere:

– Fotocamere tradizionali, basate sulla fisica/chimica del processo fotografico, cioè l’insieme pellicola e supporto chimico sensibile alla luce.

– Fotocamere digitali, basate sull’utilizzo di strumenti elettronici a tecnologia digitale, dalle piccole compatte (anche usa e getta) fino a sofisticati apparati ad altissima risoluzione.

All’interno di questa grande divisione, dobbiamo poi distinguere fra fotocamere a obiettivo fisso e fotocamere con obiettivi intercambiabili, fotocamere a telemetro o fotocamere reflex (SLR).

Tutto questo può sembrare complicato: basta entrare infatti in un negozio specializzato, chiedere “vorrei acquistare una macchina fotografica” ed il bancone davanti a noi si riempirà di una miriade di apparati.

Nei fatti, non è complicato né difficile: è necessario avere chiari i propri obiettivi (e non è un gioco di parole…), sapere quello che si vuole e si può fare. Comprare una fotocamera reflex digitale da 24 milioni di pixels spendendo parecchie migliaia di euro per riprendere i luoghi delle vacanze, per esempio, non ha molto senso.

(Franco Wendler)

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1 Commento

  1. Ringrazio la redazione per aver pubblicato, in testa all’articolo, l’immagine di una splendida Fotocamera Voigtlander Bergheil, a soffietto, di formato 6X9 con obiettivo Rodenstok Trinar, otturattore Compur e prodotta probabilmente ante II Guerra Mondiale. Una fotocamera di classe.

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