Medici-Governo, trovata la quadra. A giorni la sanità slovacca dovrebbe normalizzarsi

Come anticipato venerdì pomeriggio, anche se si è poi confermato nei fatti solo qualche ora dopo, il Governo ha raggiunto un accordo con L’Associazione sindacale dei medici LOZ. Come conseguenza ci si aspettava che tutti i 1.200 medici che non si erano presentati al lavoro il 1° dicembre – perché scaduto il giorno prima il termine di preavviso delle loro dimissioni in massa – si sarebbero al più presto presentati agli uffici del personale dei rispettivi ospedali per firmare i nuovi contratti di lavoro. Nella realtà la cosa avrà un andamento più lento di quanto sperato.

L’accordo può essere considerato giusto, ha spiegato la Premier Radicova che ha seguito la questione in prima persona fino all’ultimo, con il supporto anche del Presidente del Parlamento. Lei ha affermato, tuttavia, che il compromesso non dà ragioni per sorridere, perché è stato raggiunto al costo del pubblico interesse, di estrema determinazione e degli sforzi del lavoro dei medici che sono rimasti negli ospedali giorno e notte per non lasciare il settore nel caos.

La firma dell’accordo è un buon punto di partenza per il futuro, ha detto il capo del sindacato Marian Kollar, ma non c’è comunque nessun modo per fermare la fuoriuscita di medici slovacchi all’estero, perché l’aumento degli stipendi è lontano dalle richieste del sindacato. Ai sensi del contratto, gli stipendi dei medici saliranno in tre fasi e dovrebbero raggiungere circa 1,25-2,3 volte il salario medio in Slovacchia dal 2013. LOZ pretendeva che la remunerazione dei medici arrivasse a 1,5-3 volte il salario medio.

In un sussulto di polemicità, il sindacato ha invitato i medici ad astenersi dal firmare il nuovo contratto di lavoro fino a quando non sia stato controllato da un avvocato o dal rappresentante di LOZ in ogni ospedale per verificarne la conformità con l’accordo raggiunto con il Governo, come lo stesso LOZ ha scritto sabato sul proprio sito web. Allo stesso tempo, però, il suo vice presidente ha dichiarato che avrebbero fatto il massimo perché tutti tornassero al lavoro da oggi, lunedì.

Il Ministro, ancora sabato, non aveva alcuna intenzione di dare le dimissioni, nonostante sia stato incolpato da più parti per non aver preso misure e non aver iniziato un dialogo serio con i sindacati prima che si arrivasse alla crisi e allo stato di emergenza.

In linea con quanto firmato nel memorandum tra il Gabinetto e LOZ venerdì sera, lo stipendio iniziale dei medici laureati dovrebbe raggiungere gli 830 euro al mese lordi, il che rappresenta un aumento di quasi 200 euro. I medici anziani dovrebbero guadagnare un minimo di 1.230 euro al mese.

L’accordo tra il sindacato dei medici (LOZ) e il Governo non rappresenterà una vittoria per nessuno, aveva detto l’analista politico Jan Baranek venerdì quando sembrava che un accordo era vicino. Secondo lui, il presidente di LOZ Marian Kollar non ha nemmeno agito secondo la sua volontà negli ultimi giorni, perché era sotto la pressione dei medici più giovani e più radicali. Questo sarebbe anche stato il motivo per cui il Presidente del Parlamento Hrusovsky aveva proposto un negoziato a quattr’occhi, secondo Baranek. Un altro analista politico, Rastislav Toth, non esclude che ci siano altri gruppi insoddisfatti di dipendenti statali che andranno presto in sciopero. La questione, pensa Toth, è se altri avranno una possibilità di successo. Gli insegnanti, per esempio, sono decisamente sottopagati, ma il loro prestigio è piuttosto basso nella società e non dispongono di mezzi sufficienti per un ricatto, ha aggiunto Toth.

Il complesso di cinque ospedali noto come Ospedale Universitario di Bratislava (UNB), l’aggregato sanitario più grande in Slovacchia, è rimasto venerdì senza 358 dei suoi 1.400 medici in totale. Le maggiori assenze nei reparti di chirurgia, emergenza e ortopedia, secondo la portavoce dell’ospedale, che lamentava la situazione a un livello definibile come grave pur assicurando che le cure di emergenza erano garantite. La crisi era evidente nell’ospedale del quartiere di Petrzalka, dove i corridoi del nosocomio erano molto meno affollati del solito, avvertiva Tasr.

Secondo quanto scriveva il quotidiano Pravda il caos nell’assistenza sanitaria, con decine se non centinaia di medici che si sono dichiarati ammalati, era al suo livello massimo nell’unità neo-natale dell’Ospedale Kramare, dove le donne incinte hanno dovuto sedersi in sala d’attesa quasi tutto il giorno. «Non un solo medico si è preso cura di noi stamattina. Una dottoressa è finalmente apparsa nel pomeriggio. Eravamo venti o trenta ad attendere», ha detto una donna che ha subito un taglio cesareo giovedi. Stesso trattamento per le donne in attesa del ginecologo, secondo Pravda. L’avvocato Peter Havlik ammette che i medici che hanno presentato le dimissioni ma non sono tornati al lavoro nonostante obbligati a farlo per la dichiarazione dello stato di emergenza potrebbero ora dover affrontare un’azione legale.

Sabato 3 dicembre, intanto, erano pronti a prendere servizio presso vari ospedali slovacchi anche 30 medici militari cechi , autorizzati al trasferimento dal Governo della Repubblica Ceca in una sessione straordinaria che si era tenuta venerdì. La maggior parte di loro, soprattutto chirurghi e anestesisti, erano attesi a Bratislava e Trnava, con i costo dei loro trasferimenti a carico della Slovacchia.

La recente dichiarazione del Governo dello stato di emergenza in alcuni ospedali slovacchi è stata una mossa senza precedenti, ha detto alla tv Markiza domenica il capo dei sindacati Kollar, e noi faremo appello alla Corte Costituzionale, rivendicando che le proteste dei medici non puntavano soltanto ad un aumento di stipendio. Il Ministro della Salute Ivan Uhliarik (KDH) ha fatto notare nel programma che i rapporti tra i medici che hanno presentato le dimissioni e quelli che sono rimasti ai loro posti di lavoro sono peggiorati. Ma nonostante tutto il settore sanitario pubblico è stato in grado di sopportare il momento di crisi, ha detto, perché «nessuno ha subito danni irreparabili, diversamente da altri paesi come la Francia, dove lo sciopero è durato due settimane, o Israele, dove i medici sono stati assenti dagli ospedali per ben due mesi». Kollar ha anche detto, in un altro programma su TA3, che probabilmente i medici non sarebbero stati in grado di rientrare tutti al lavoro prima di questo venerdì, nonostante precedenti dichiarazioni di normalizzazione del servizio già a partire da oggi (lunedì).

Il capo della Commissione parlamentare Sanità, Viliam Novotny (SDKU) ha detto sempre ieri alla tv di Stato (STV) che non è possibile da parte del Governo garantire al cento per cento l’approvazione di una legge che stabilisca tutte le assicurazioni concesse ai medici nell’accordo raggiunto con LOZ. L’ex Ministro della Sanità Richard Rasi (Smer-SD), presente al programma, ha assicurato che il suo partito Smer-SD fornirà il suo pieno sostegno con tutti i suoi 62 voti per garantire che «i medici tornino con i loro pazienti». Rasi ha incolpato l’attuale Ministro Uhliarik per l’attuale crisi, avendo trascurato il dialogo sociale e non riuscendo a elaborare un piano di emergenza in risposta alla protesta dei medici, ha detto. Uhliarik gli ha risposto dicendo che 80 ospedali su 96 stanno lavorando normalmente e che sperava che gli altri 16 sarebbero tornati alla normalità già da oggi.

(La Redazione)

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