Iea: rischio crack energetico, «4/5 emissioni a centrali elettriche e industrie»

Fatih Birol, economista capo dell’Interantional energy agency (Iea), ha detto al World Energy Outlook 2011 (Weo2011) a Washington che «È essenziale che i governi definiscano urgentemente degli obiettivi e mettano in opera le politiche necessarie a rispondere alle sfide energetiche mondiali». Il Weo 2011 recentemente pubblicato dalla Iea dimostra che entro il 2050 i quattro quinti delle emissioni di CO2 totali autorizzate nel settore energetico sono già “bloccate” da centrali elettriche, fabbriche e altre infrastrutture esistenti.

Il rapporto sottolinea anche altre grandi e preoccupanti tendenze, come il record di CO2 nell’atmosfera, il calo di redditività energetica dell’economia mondiale per il secondo anno di fila e l’aumento delle spese per l’importazione di petrolio che si avvicinano al loro record. La direttrice esecutiva dell’Iea, Maria van der Hoeven, ha evidenziato durante il dibattito che «le preoccupazioni economiche hanno distolto l’attenzione dalle politiche energetiche e limitato i mezzi di intervento».

Secondo Biriol, a capo dell’Economic analysis division dell’Iea, «se nuove stringenti misure non saranno adottate entro il 2017, le infrastrutture energetiche esistenti non avranno alcun margine per permettere delle emissioni supplementari di anidride carbonica restando nella prospettiva di un aumento medio della temperatura mondiale di 2 gradi Celsius, punto oltre il quale i cambiamenti climatici sono considerati come un pericolo intollerabile». L’economista raccomanda due opzioni per affrontare le preoccupazioni energetiche: «la prima è quella di sopprimere le sovvenzioni ai combustibili fossili e la seconda di migliorare la redditività dell’energia».

Secondo il rapporto Iea, le sovvenzioni ai combustibili fossili nel 2010 hanno raggiunto i 409 miliardi di dollari, contro i soli 66 miliardi per le energie rinnovabili. Insomma un mondo in crisi economica, ambientale ed energetica finanzia chi inquina e specula e non chi innova e punta sulle energie pulite.

Eppure il quadro fatto dall’Iea è a fosche tinte: l’aumento dei redditi nei Paesi in via di sviluppo produrrà maggiori bisogni energetici: un terzo in più tra il 2010 ed il 2035, e il prezzo medio del petrolio greggio importato nel 2035 sarà almeno di 120 dollari al barile. O si fornirà energia moderna e pulita a miliardi di poveri oppure il sistema energetico-ambientale farà crack.

Venendo alla situazione attuale, secondo Biriol «i paesi produttori dovrebbero tenere conto dell’alta spesa delle altre nazioni per le importazioni di petrolio e delle pressioni inflazionistiche quando prendono decisioni “output”. Riferendosi al prossimo summit dell’Opec del 14 dicembre l’economista ha sottolineato: «vediamo che i oggi prezzi del petrolio sono fastidiosamente alti, soprattutto in tempi di ripresa economica. I produttori dovrebbero prendere le loro decisioni di conseguenza». Birol ha minimizzato l’impatto dell’embargo economico occidentale sull’Iran: «la maggior parte delle esportazioni dell’Iran per il momento vanno in Asia. Allo stato attuale, non vedo alcun impatto».

La van der Hoeven si è rifiutata di rispondere alle domande dei giornalisti sull’Opec e le nuove sanzioni contro l’Iran, ma ha detto che il ritorno a pieno titolo della Libia nell’Opec e la ripresa abbastanza veloce delle esportazioni petrolifere di quel Paese permetterà di raddoppiare le forniture libiche entro il 2012, fino a 1,2 milioni di barili di greggio al giorno. «In questo momento non c’è un’interruzione dei rifornimenti tale da richiedere un altro “emergency release”. Non è una questione di prezzi. È un problema di interruzione dell’approvvigionamento di petrolio».

(Fonte greenreport.it)

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