Wmo: «Aumentano le concentrazioni di gas serra in atmosfera». Verso il punto di non ritorno?

Secondo l’ultimo bollettino della World meteorological organization (Wmo), “The State of Greenhouse Gases in the Atmosphere- Based on Global Observations through 2010” «La concentrazione di gas serra nell’atmosfera ha raggiunto nuovo picchi nel 2010 e il tasso di accrescimento di questi gas serra è accelerato». Dati che rischiano di esplodere come una bomba nella sonnacchiosa vigilia del summit dell’Unfccc che si aprirà tra meno di una settimana a Durban, un Sudafrica.

Il documento della Wmo presta particolare attenzione all’aumento della concentrazione del protossido d’azoto ed evidenzia che «Il radiative forcing dell’atmosfera di gas serra, che induce un riscaldamento del sistema climatico, si è accresciuto del 29 % tra il 1990 e il 2010, l’anidride carbonica contribuisce per l’80% a questo aumento».

Il bollettino Wmo rende conto delle concentrazioni, e non delle emissioni, di gas serra in atmosfera, cioè delle quantità di gas che penetrano nell’atmosfera e delle concentrazioni di quelle che restano, favorite dalle interazioni complesse che si producono nel nostro pianeta.

Il segretario dell’Organizzazione meteorologica mondiale, Michel Jarraud, è molto preoccupato e teme che si sia raggiunto un punto di non ritorno: «Il livello di gas serra di origine antropica nell’atmosfera ha raggiunto una volta di più dei livelli mai registrati dall’epoca industriale. Anche se riuscissimo stoppare, oggi, le nostre emissioni di gas serra, il che è un’ipotesi molto lontana, i gas già presenti nell’atmosfera sussisterebbero ancora per decine di anni e contribuirebbero a perturbare il fragile equilibrio della Terra, pianeta vivente, e del clima. Oggi più che mai, abbiamo bisogno di comprendere le interazioni complesse, a volte inattese, tra i gas serra presenti nell’atmosfera, nella biosfera e negli oceani. Per le necessità della scienza, la Wmo continuerà a mettere insieme I dati sulla base del network Global atmosphere watch (Gaw) che copre più di 50 Paesi e comprende in particolare stazioni situate ad alta altitudine nelle Ande e nell’Himalaya, nelle remote distese dell’Alaska ed all’estremo sud del Pacifico».

Il bollettino Wmo prende in rassegna i tre gas serra persistenti più abbondanti nell’atmosfera ed il loro il radiative forcing, che l’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) definisce come «Misura dell’influenza di un fattore sull’alterazione dell’équilibrio tra le energie entranti ed uscenti dal sistema Terra-atmosfera» e «Un indice dell’importanza di questo fattore in quanto meccanismo potenziale del cambiamento climatico». Viene spesso espresso in watts per m2.

L’anidride carbonica (CO2) è il gas serra di origine antropica più importante e contribuisce per circa il 64% alla crescita del radiative forcing mondiale, dovuto all’insieme dei gas serra persistenti. Dall’inizio dell’era industrial, nel 1750, il suo livello nell’atmosfera è aumentato del 39% per raggiungere 389 parti per milione (ppm, numero delle molecole di gas considerate per milione di molecole di aria secca), essenzialmente a causa delle emissioni legate all’utilizzo dei combustibili fossili, al disboscamento ed al cambiamento di uso delle terre. «Tra il 2009 e il 2010, la sua concentrazione nell’atmosfera è aumentata di 2,3 ppm, cioè più della media degli anni ‘90 (1,5 ppm) e del decennio passato (2,0 ppm) – si legge m nel rapporto – . Durante le decine di migliaia di anni che hanno preceduto la rivoluzione industriale, verso la metà del XVIII secolo, il tenore del’atmosfera in CO2 è rimasto praticamente costante, arrivando a circa 280 ppm».

Il metano (CH4) contribuisce per circa il 18% alla crescita del radiative forcing mondiale dal 1750 ed è il secondo più importante gas serra dopo la CO2. Prima dell’era industriale il livello di metano nell’atmosfera era di circa 700 parti per miliardo (ppb), dal 1750 è aumentato 158%, soprattutto a causa di attività antropiche come l’allevamento di bovini, la risicoltura, lo sfruttamento di combustibili fossili e le discariche di rifiuti. Circa il 60% delle emissioni di CH4 sono di origine umana, il 40% è di origine naturale come quelle delle zone umide.

Secondo il bollettino, «Dopo un periodo di relativa stabilizzazione temporanea (1999-2006), la concentrazione di metano nell’atmosfera è ripartita al rialzo. Gli scienziati si sforzano di scoprirne le cause, studiando soprattutto il ruolo che potrebbe giocare in questo campo lo scioglimento del permafrost, ricco in metano, nelle regioni nordiche e l’accrescimento delle emissioni nelle zone umide tropicali.

Il protossido di azoto (N2O) contribuisce per circa il 6% alla crescita del radiative forcing dal 1750. Le sue emissioni in atmosfera sono di origine sia antropica che naturale, provengono soprattutto dagli oceani, dalla combustione di biomasse, dallo spargimento di concimi e da diversi processi industriali. E’ attualmente il terzo gas serra in ordine di importanza.

«Nel 2010, il tenore dell’atmosfera in protossido di azoto era di t de 323,2 ppb, cioè una progressione del 20% in rapporto all’epoca preindustriale – spiega la pubblicazione della Wmo – Il tasso di accrescimento medio è intorno a 0,75 ppb all’anno sui 10 ultimi anni, questo è dovuto principalmente all’utilizzo di concimi azotati, soprattutto letame, che hanno profondamente perturbato il ciclo mondiale dell’azoto. In un periodo di 100 anni, l’impatto del protossido di azoto sul clima è, ad emissioni uguali, 298 volte superiore a quello dell’anidride carbonica. Questo gas svolge anche un ruolo importante nella distruzione dello strato di ozono stratosferico che ci protegge dai raggi ultravioletti nocivi emessi dal sole.

Altri gas serra: L’insieme degli idrocarburi alogenati contribuiscono per il 12% al radiative forcing . Alcuni, come i clorofluorocarburi (Cfc), utilizzati in passato come refrigeranti, propulsori per le bombolette aerosol e solventi, vedono la loro concentrazione diminuire lentamente dopo l’azione presa a livello internazionale per salvaguardare la cappa di ozono. Tuttavia, la concentrazione di altri gas, come gli idroclorofluorocarburi (Hcfc) e gli idrofluorocarburi (Hfc), utilizzati come sostituti dei Cfc perché danneggiano di meno l’ozono, sono in rapido aumento e la Wmo avverte che «queste due famiglie di composti sono dei gas serra molto potenti la cui durata di vita nell’atmosfera è ben superiore alla CO2».

(Fonte Greenreport.it)

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