Scriviamo con la luce… o piccola storia della Fotografia

Non ho scelto quel titolo a caso; la parola Fotografia deriva dall’antica lingua Greca (φῶς = Phos, Luce e γραφή = graphis, Scrivere). Letteralmente, quindi, “scrivere con la luce”.

La nascita della Fotografia è recente, se paragonata con la pittura o comunque con le altri Arti visive; a questo proposito è in corso una discussione circa l’opportunità di accogliere la Fotografia nel novero delle Arti. Molti affermano che non è degna di essere considerata “Arte” a tutti gli effetti; molti altri, invece, ne invocano a gran voce l’inserimento. Eppure, essa è stata ed è presente nelle più varie attività umane, come l’intrattenimento, il giornalismo, la pubblicità, la moda, la ricerca scientifica, raggiungendo a volte livelli di espressione e bellezza elevatissimi.

Si tratta di un processo secondo cui un’immagine (fatta di luce) viene trasferita su un supporto fisico, che sia ovviamente fotosensibile: pellicola, carta … o digitale (il sensore elettronico di una macchina digitale, ad esempio).

Il processo fotografico si compie attraverso un apparato/sistema ottico (lenti, sistemi di lenti), costruiti appositamente e la parola Fotografia indica sia il processo completo che la singola immagine ottenuta.

Naturalmente, la Fotografia non nasce per caso, ma è il risultato di studi nel campo dell’ottica (camera oscura) e della chimica (sostanze fotosensibili, carte, pellicole).

Curiosamente, la moderna Fotografia nasce dagli studi sulla camera oscura, che risalgono a moltissimo tempo fa: Aristotele la descrisse nel IV secolo a.c., ed un personaggio arabo, Alhazen, ne codificò usi e modi. In effetti, si tratta di un ambiente o una scatola chiusa con un forellino si una parete (foro stenopeico). L’ambiente esterno (o immagine) viene proiettato sulla parete interna opposta, capovolta. Non è necessaria messa a fuoco e tutti gli oggetti ripresi sembrano sempre “a fuoco” mentre non può esserlo; più il foro è piccolo, maggiore sarà la nitidezza. L’immagine proiettata è naturalmente molto buia … quindi non è possibile vedere oggetti in movimento. In sostanza, una semplice scatola da scarpe, potrebbe funzionare da “camera” fotografica …

Molti hanno utilizzato la “camera obscura”: la studiò Leonardo da Vinci che propose addirittura di inserire una lente nel foro stenopeico; sembra che il Canaletto utilizzasse le immagini proiettate per copiare e poi dipingere alcuni suoi paesaggi veneziani… Altra cosa è una moderna camera oscura, ma di questo parleremo più avanti.

Il primo, in ordine cronologico, ad effettuare studi sulla sensibilità sono stati effettuati nel 1813 da Joseph Nicephore Niepce a cui viene attribuita l’effettiva invenzione della Fotografia; assieme al fratello, Claude, Niepce ottenne la prima immagine fotografica nel 1816, un angolo del loro studio.

Niepce effettuò molti esperimenti, utilizzando anche il “bitume di Giudea” ed una camera oscura dotata di lente biconvessa.

Il vero passo avanti avvenne nel 1829, quando Niepce fondò con Louis Daguerre, una societa’ per lo sviluppo delle tecniche fotografiche. Dieci anni dopo, il fisico François Arago presentò all’Accademia delle Scienze di Parigi il brevetto di Louis Daguerre, che fu chiamato “dagherrotipo”; questa immagine di Niepce del 1826, viene considerata la prima vera Fotografia. Si tratta della veduta del cortile della sua casa e venne scattata con otto ore di posa; si nota infatti come il sole illumini tutte le facciate delle costruzioni.

Questa immagine, del 1837 (anche in alto nell’articolo), è probabilmente il primo esempio di dagherrotipo ben riuscito di Daguerre.

Compiuto il primo passo, tra il 1826 ed il 1873 vennero effettuati numerosi progressi, tra cui l’utilizzo di ioduro e cloruro d’argento come materiale sensibile alla luce (1841 F. A. Claudet); le prime riprese con l’ausilio del lampo a magnesio (1859 R. Bunsen e H. E. Roscoe). Riveste particolare importanza, per noi Italiani, la fondazione nel 1852 della piu’ antica azienda al mondo nel campo della Fotografia: la Fratelli Alinari di Firenze.

(Franco Wendler)

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