Conferenza UniCredit, i manager stranieri confermano: rifaremmo anche oggi l’investimento in Slovacchia

La location centrale in Europa è il fattore chiave più importante per un’azienda che decide di venire in Slovacchia a investire. Poco importa se l’azienda è italiana, francese o spagnola. Se dovessimo decidere oggi rifaremmo senza alcun dubbio la scelta della Slovacchia, hanno detto praticamente unanimi le aziende di quei tre paesi che sono state chiamate a dare il loro contributo di esperienza personale alla conferenza organizzata dal quotidiano economico Hospodarske Noviny e UniCredit Bank Slovakia sugli Investimenti esteri che si è tenuta questa mattina. Altrettanto unanimi sono stati i giudizi dei tre country manager sulla necessità di lavorare maggiormente, da parte delle autorità competenti – locali e nazionali – sull’educazione della forza lavoro, che sta lentamente perdendo grip.

Ad aprire i lavori è stato il Ministro dell’Economia Juraj Miskov, che ha ricordato gli sforzi fatti in questi 16 mesi di gestione del dicastero nel migliorare l’ambiente imprenditoriale del Paese. Ha puntualizzato lo stato del suo Progetto Singapore, che punta a creare per la Slovacchia un contesto tale da renderla appetibile a livello globale per gli investimenti esteri. Ma, come altri relatori hanno poi sottolineato, siamo ancora piuttosto lontani dai sogni di raggiungere il top della lista dei Paesi “business friendly” come appunto Singapore, attualmente al secondo posto nella classifica mondiale. Il Ministro, e poco dopo il Ceo dell’Agenzia per lo sviluppo degli investimenti (Sario) Robert Simoncic, ha rievocato i maggiori investitori esteri di alcuni settori chiave che caratterizzano l’attuale struttura dell’economia slovacca, nonché delle sue esportazioni. E dunque ha citato il settore dell’automobile – le cui tre case presenti nel Paese con importanti stabilimenti (VW, Kia, PSA) rendono la Slovacchia il maggior produttore di automobili pro capite nel mondo, quota destinata anche ad aumentare – e quelli altrettanto importanti dell’elettronica di consumo (Samsung, Foxconn, eccetera) e dei centri di servizi di customer care e assistenza, che hanno visto nell’ultimo anno l’ingresso di colossi come Amazon e T-Systems e il rafforzamento di altri come IBM. Miskov ha enumerato i successi della sua gestione con l’arrivo di importanti investitori in vari settori, anche grazie ai sostegni statali agli investimenti, per i quali è di recente cambiata la normativa riducendo gli investimenti necessari per la richiesta, ma anche stringendo i campi supportati. Anche il progetto Minerva 2.0, con il suo focus sull’innovazione e l’alta tecnologia, di concerto con i Ministeri dell’Educazione e delle Finanze, secondo il Ministro potrà creare condizioni appetibili per chi intende investire nel Paese.

Il consigliere del Ministero dell’Economia per gli investimenti stranieri, Miroslav Polacek, ha notato che il nuovo sistema di incentivi per gli investitori punta alla massima trasparenza, anche per le obbligazioni che nascono dagli accordi in Unione Europea, che non permettono grosse deviazioni da una linea piuttosto rigida per gli aiuti di Stato. Il criterio base per gli incentivi non è cambiato di molto, saranno più alti dove più alta è la disoccupazione, lasciando alla zona occidentale e più sviluppata del Paese poco e nulla. Uno degli obiettivi del nuovo sistema è di ridurre i tempi decisionali necessari per il trattamento delle pratiche di richiesta di assistenza finanziaria. La quale è più facilmente concessa in termini di sconti fiscali. Inoltre, i termini temporali di controllo del Ministero per concedere gli incentivi passano da 5 a 10 anni.

Il Ceo di Sario Robert Simoncic ha velocemente specificato che il Paese vede la necessità di aiutare le aziende quando portano sviluppo, ma molti investitori sono comunque arrivati in Slovacchia senza chiedere nessun contributo. Tra i numeri citati da Simoncic, quello che più ci ha colpiti è che la Slovacchia sarebbe al 5° posto nel mondo per l’adattabilità della sua forza lavoro alle nuove tecnologie, il che è certo un buon viatico per il progetto globale dell’Agenzia di attrarre investimenti ad alto valore aggiunto e di innovazione.

Tra gli altri interventi, ricordiamo l’analisi macroecomica di Vladimir Zlacky, chief economist di UniCredit Slovakia. Zlacky ha fatto notare che la maggior quota di IDE si dirige verso l’industria manifatturiera e l’intermediazione finanziaria, lasciando indietro tutti gli altri settori, con l’agricoltura praticamente a zero. La storia degli ultimi anni ha mostrato che la Slovacchia ha avuto un bel successo nell’attrarre investimenti stranieri, ha detto, grazie a un buon rapporto tra costo del lavoro e produttività, ma il drastico calo degli arrivi negli ultimi anni necessita di apposite riforme per ritornare competitivi. L’Olanda appare essere il primo investitore in Slovacchia (anche grazie a molte holding di multinazionali che hanno sede in quel Paese – ndr), e nei dati 2009 seguono Germania e Austria, Ungheria e Repubblica Ceca; a ruota di questi ultimi due c’è anche l’Italia. A livello macro, ha mostrato Zlacky, la Slovacchia ha ancora molte cartucce da sparare e l’outlook globale è positivo. La crescita del PIL, dopo una pausa tra 2011 e 2012, secondo le analisi UniCredit dovrebbe riprendere al 3,4% nel 2013 e oltre il 4,5% negli anni successivi mantenendosi costante, tra i migliori risultati in EU. Dopo la riforma del Codice del Lavoro del 2011, la Slovacchia si posiziona al 10° posto nel mondo per la normativa più liberale.

Il direttore Corporate e Investment banking di UniCredit Miroslav Strokendl ha mostrato come circa 1/3 dei lavoratori slovacchi sono impiegati in un’azienda con capitali stranieri, molti di più di quanti non siano in Ungheria, che si posiziona seconda in questa speciale classifica, dimostrando quanto il Paese dipenda materialmente dagli investimenti esteri. La Slovacchia è infatti, ha ricordato, al 4° posto nel mondo tra le economie più aperte e sempre al 4° per l’assenza di barriere doganali. D’altro canto, si trova molto in basso nella classifica dell’applicazione della legge (139°) e non in una delle migliori posizioni quanto a competitività. Nonostante le rivendicazioni delle autorità politiche, la Slovacchia si trova al 69° posto (su 142) del Global Competitiveness Index stilato dal World Economic Forum; avrebbe perso una ventina di posizioni soltanto negli ultimi due anni. Secondo Strokendl il Paese dovrebbe puntare non soltanto a essere più competitivo dei paesi vicini (in particolare dei quattro di Visegrad), ma in generale di essere tra i primi nel mondo. È un obbligo, data la struttura dell’economia così aperta della Slovacchia.

Il capo dell’International Desk di UniCredit Fabio Bini ha sottolineato come è obiettivo della banca diventare un vero partner delle aziende che arrivano in Slovacchia, fornendo loro, oltre che i prodotti classici prettamente bancari, anche servizi di aiuto nello sviluppo dei singoli business. Se anni fa il maggior target di UniCredit in questo Paese era aiutare le aziende italiane nelle loro necessità di allargamento nell’area centroeuropea (CEE), oggi il gruppo UniCredit – il maggiore nella regione a buona distanza dal secondo, il gruppo Erste – segue aziende provenienti da molti altri paesi con la stessa attenzione e cura, anche se Italia, Germania e Austria rimangono i suoi primi interessi data la struttura della banca che è il risultato della fusione di tre banche forti nelle rispettive nazioni. Oltre ad essere tra le prime cinque banche in Slovacchia, UniCredit è particolarmente forte in Polonia (2a, ma il maggior mercato dell’area), e nei Balcani con Croazia, Bulgaria, Bosnia e Serbia dove sono al primo posto.

Hanno chiuso la giornata gli interventi di tre case-study: Maccaferri Central Europe (IT), Treves Slovakia (FR) e Vicente Torns Group (ES). Per Maccaferri, che in Slovacchia è presente con la sua struttura di ingegneria civile a servizio del settore costruzioni (in particolare di infrastrutture), era presente il direttore Antonio Canfora, che ha ricordato la storia dell’investimento del gruppo bolognese in Slovacchia, risalente al 1990 ma andato a finire male per una joint venture gestita in modo superficiale. Il gruppo ci ha riprovato nel 2005 con una nuova jv chiamata Eurogabions, che ha rilevato nel 2009 cambiando poi nome. I sei anni di questa gestione, ha detto Canfora, sono stati del tutto soddisfacenti con una crescita del 100%, portando l’azienda a risultare 14esima nel 2010 nella classifica delle migliori aziende in Slovacchia della rivista Profit. Canfora ha indicato tre buoni motivi per venire in Slovacchia: la location geografica, i costi dell’attività ragionevoli e l’esistenza di una cultura manifatturiera nel Paese. D’altro canto, Canfora ha anche puntato sui contro, dando suggerimenti alle autorità su dove andare a intervenire. Il maggior punto dolente lo ha individuato nelle infrastrutture di trasporto che si stanno sviluppando ad un ritmo troppo lento. E poi, la burocrazia. Pur ammettendo che in Italia non va troppo meglio, Canfora ha ricordato che si possono facilmente cambiare i regolamenti per ridurre – e di molto – i tempi di attesa delle decisioni delle autorità. Ha però sottolineato come non vede la corruzione nelle strutture della Pubblica amministrazione essere un problema così visibile. Anzi, dice, la sua esperienza va in senso contrario. Un altro punto da sviscerare è la necessità, ha detto, di maggior concorrenza nel Paese, che manca di competitività per prezzi a volte troppo alti. Lamentando lo scarso rispetto dei tempi di pagamento della clientela, che si finanziano – soprattutto all’est – proprio con i fornitori, Canfora chiede procedure forti contro i debitori. Infine, sull’educazione, punto di scontento anche degli altri manager presenti, secondo Maccaferri necessitano di essere sviluppati gli studi in finanza, marketing e commerciale.

Molti punti positivi, dunque, e qualche ombra da risolvere, per le quali si dovrà comunque attendere la nascita di un nuovo Governo che uscirà dalle elezioni di marzo 2012. Nel frattempo, la convinzione dei manager che comunque l’investimento è stato soddisfacente e le prospettive macro che danno un certo ottimismo lasciano credere in uno sviluppo ulteriore degli investimenti esteri nel prossimo periodo.

(Pierluigi Solieri)

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