Aperta a Forlì la mostra Alexander Dubcek, l’Italia, l’Europa

A Forlì si è inaugurata martedì 15, presso la sede dei Musei di San Domenico, la mostra “Alexander Dubcek, l’Italia, l’Europa”, che è stata seguita da una tavola rotonda con studiosi slovacchi e italiani per analizzare l’uomo Dubcek come statista di importanza europea. L’occasione per il ricordo è il novantesimo compleanno del politico slovacco, nato nel villaggio di Uhrovec (1.500 anime nella regione di Trencin) esattamente nella stessa casa che il secolo prima aveva visto i natali di un altro grande slovacco: Ladislav Stur, uno dei patri della patria, linguista, poeta, politico, filosofo, patriota risorgimentale, che codificò la lingua slovacca moderna secondo le parlate della Slovacchia centrale.

La mostra didattica in 90 pannelli, preparata dall’Università di Bologna e dal suo Centro per l’Europa Centro-Orientale e Balcanica, è curata da Salvatore Mirabella con testi di Luciano Antonetti, amico personale di Dubcek, ed è stata supervisionata dal prof. Guido Gambetta, colui che pensò la laurea per Dubcek a Bologna nel 1988 e che poi portò anche fisicamente lo slovacco in giro per l’Italia in un tripudio di popolo. Hanno collaborato nella realizzazione della mostra anche l’Ambasciata Slovacca e il Consolato Onorario della Slovacchia a Forlì.

La mostra rimarrà visibile nei magnifici spazi dei Musei di San Domenico (fino all’11 dicembre, mar-ven 9.30-13/15-17.30, sab-dom 10-18), che consigliamo di visitare per il magnifico allestimento in un enorme ex convento domenicano nel centro cittadino. I Musei hanno alcuni pezzi pregevoli da mostrare a chi ama l’arte, tra i quali la stupenda Ebe, divinità della gioventù, la cui statua in marmo del Canova è splendidamente esposta come un prezioso gioiello in una sala a lei completamente dedicata.

Pubblichiamo di seguito l’impressione di un partecipante all’inaugurazione che ringraziamo per la gentile concessione.

«Ho avuto l’enorme piacere di essere presente alla cerimonia di apertura della mostra su Alexander Dubcek a Forlì. Oltre a un nutrito numero di privati e quanto mai interessati cittadini, studenti, rappresentanti del mondo accademico e imprenditoriale, ospite d’onore della cerimonia è stata Sua Eccelenza l’Ambasciatore di Slovacchia in Italia, dott.sa Maria Krasnohorska, che con la sua affabilità e cordialità ci ha condotto alla riscoperta di questo importante personaggio. Alexander Dubcek è stato uno dei padri di quell’onda rinnovatrice e democratica, che ha contrassegnato poi in maniera indelebile il tracollo del regime comunista. Uomo intelligente, rigoroso e mite, in quegli anni bui porta tra le sue genti della Cecoslovacchia la consapevolezza della forza dell’individuo nel cambiare, nel porsi finalmente al centro come unico protagonista del proprio destino.

Uomo di spessore all’interno del Partito Comunista Cecoslovacco, Dubcek assume da subito una posizione diversa da tutti, ribadendo che la libertà e la democrazia sono possibili: il cambiamento è possibile! Tutto questo porterà a una ventata di ottimismo e “voglia di democrazia“ che preoccuperà enormemente il regime sovietico, tanto da spingerlo ad invadere la Cecoslovacchia per chiudere la parentesi della “Primavera di Praga“, che, come faceva giustamente notare il curatore della mostra Salvatore Mirabella, sarebbe più opportuno definire “Primavera cecoslovacca“, per il semplicissimo fatto che il rinnovamento, e poi l’invasione russa hanno interessato l’intera confederazione cecoslovacca.


Per Dubcek seguono poi gli anni dell’allontanamento dalla scena pubblica, dell’estromissione dal partito, del boicottaggio personale. Anni difficili dove sembra che il “mostro“ sovietico abbia la meglio. Quando si intravede già un nuovo spiraglio di rinnovamento, a seguito della Perestrojka di Gorbacev, Dubcek viene invitato in Italia nel 1988 per ritirare l’importante dottorato onoris causa dell’Università di Bologna. Allora, visita le più importanti città italiane e avrà anche la possibilità di vedere realizzarsi un sogno: assistere ad un concerto alla Scala di Milano, ospite dell’allora sindaco Pillitteri.

Ma fortunatamente, come succede a tutti gli uomini buoni, anche per lui arriva il momento del riscatto. Nel 1989 crolla il muro di Berlino e successivamente i russi abbandonano tutte le loro postazioni nei paesi del blocco, Cecoslovacchia compresa. Si apre allora la stagione della cosiddetta Rivoluzione di Velluto, dove i due gruppi che compongono la confederazione, all’interno di questa enorme ubriacatura di libertà, reclamano legittimamente, maggiore autonomia. Anche allora Dubcek, slovacco di Uhrovec, fa una parte importante nel mediare tra le varie posizioni. Si opta per il referendum e successivamente per la secessione, indolore, voluta, che creerà le attuali Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca.


Muore nel 1992, a soli 71 anni, a seguito di un terribile incidente stradale, ma non muore invano. I suoi insegnamenti e la sua opera rimangono un faro illuminante non solo per le genti dell’est, ma per tutti coloro che credono e combattono per quell’ideale di società, il più vicino possibile alla vera determinazione dell’individuo nel rispetto di un superiore interesse collettivo. Questo tipo di società non si chiamerà certo capitalista né tanto meno comunista, chi lo sa?, forse nemmeno Dubcek lo sapeva, certo ci dimostra che i sogni, a volte, diventano realtà. Bellissima la mostra! Vi consiglio di andare a visitarla.»

(Ersilio Gallimberti)

fotografie: 1. E.Galimberti, 2., 3. e 4. A.Ravaglioli

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