Dubcek, l’Italia e l’Europa: una mostra celebra i suoi novant’anni a Forlì

Si terrà il prossimo 15 novembre presso i Musei di San Domenico a Forlì una lezione aperta in occasione del 90° anniversario della nascita di Alexander Dubcek. La conferenza, dal titolo “Alexander Dubcek, la Primavera cecoslovacca e il suo lascito storico in Europa”, vedrà la partecipazione di studiosi slovacchi e italiani. Tra questi, Stanislav Sikora e Elena Londakova, entrambi dell’Istituto storico dell’Accademia slovacca delle scienze, Francesco Caccamo dell’Università di Pescara-Chieti e Francesco Leoncini dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, introdotti da Stefano Bianchini, del Centro per l’Europa Centro-Orientale e i Balcani, istituto che fa parte dell’Università di Bologna. Quest’ultima è anche motore dell’organizzazione di una mostra sulla figura dello statista, dal titolo “Alexander Dubcek, l’Italia, l’Europa”, che si aprirà lo stesso giorno ai Musei di San Domenico per chiudersi il prossimo 11 dicembre. La mostra è curata da Salvatore Mirabella, con testi e ricerche storiche di Luciano Antonetti, giornalista e amico personale di Dubcek. Nella giornata precedente, 14 novembre, gli studiosi slovacchi terranno un’altra lezione su Dubcek e il ‘68 per gli studenti del corso di laurea magistrale MIREES sempre dell’Università di Bologna.

A mostra e tavola rotonda hanno lavorato il Centro per l’Europa centro-orientale e balcanica di Faenza, il Polo didattico dell’Università di Bologna a Forlì, l’Accademia Slovacca delle Scienze, il Lettorato di lingua e cultura slovacca a Forlì, il Comune di Forlì, l’Ambasciata della Repubblica Slovacca in Italia e il Consolato Onorario della Repubblica Slovacca a Forlì.

Riportiamo in fondo all’articolo il testo della brochure di presentazione dell’evento di Forlì, con considerazioni sulla figura di Alexander Dubcek nei confronti della Storia, dell’Italia e dell’Europa. E finisce con una qualità che gli è riconosciuta da tutti: Dubcek Umanista.

Cosa: mostra Alexander Dubcek, l’Italia, l’Europa
Inaugurazione: martedì 15/11/2011, ore 16:30
Orari: fino all’11/12/2011, mar-ven 9-13 15-17:30 e sab-dom 10-18, chiuso il lunedì
Dove: Musei San Domenico, Piazza Guido da Montefeltro 12, Forlì

Cosa: tavola rotonda: A.Dubcek, la Primavera cecoslovacca e il lascito in Europa
Quando: martedì 15/11/2011, ore 17:30
Dove: Musei San Domenico, Piazza Guido da Montefeltro 12, Forlì

Dubcek e la storia

Il nuovo corso cecoslovacco del 1968 fu l’ultimo tentativo, organico e consapevole, dì innovare dall’interno il socialismo reale. Fu, inoltre, un tentativo largamente appoggiato dall’opinione pubblica e dalla gente comune con grande entusiasmo. La repressione russa e degli altri paesi del Patto di Varsavia dimostrò di non comprendere l’utilità di quel processo di rinnovamento per la sopravvivenza del sistema e segnò, di fatto, l’inizio della sua crisi. Oggi possiamo dire che non fu Dubciek che arrivò troppo presto, ma Gorbacév, che arrivò troppo tardi. Come ha ricordato Dubcek, non fu un caso se il movimento è nato in Cecosiovacchia: per il suo passato, lontano e recente, per la sua posizione nel cuore dell’Europa, per la situazione economica culturale e sociale che il paese aveva raggiunto nel periodo fra le due guerre mondiali. La ragione per la quale Dubcek e non altri diventò il simbolo dì quel tentativo lo possiamo comprendere oggi e va oltre il ruolo “oggettivo” che lui ebbe in quei giorni. Innanzi tutto lui aveva una grande capacità di comunicare con la gente ed era molto popolare. Inoltre seppe tenere un atteggiamento coerente che mantenne anche successivamente, quando rifiutò di rifugiarsi all’estero e volle tornare a Bratislava da semplice cittadino “prigioniero” del regime. Infine, era certamente la persona che aveva la visione più lucida della situazione e la consapevolezza storica che, al di là delle apparenze, la sconfitta sostanziale era quella della visione egemonica della Russia sull’impero comunista.

Dubcek e l’Italia

Nel 1988, vent’anni dopo la Primavera di Praga e diciotto anni dopo la sua uscita forzata dalla vita politica, Alexander Dubcek decide di ricomparire sulla scena internazionale accettando l’invito dell’Università di Bologna, che gli vuole conferire la Laurea honoris causa. La sua decisione è senza dubbio dettata da un riconoscimento dell’importanza dell’Ateneo bolognese ma è certamente facilitata dalla considerazione dei legami da sempre esistenti con l’Italia. Tali legami risalgono al 1968 quando la Primavera di Praga suscitò un ampio consenso in Italia soprattutto negli ambienti della sinistra. In occasione dell’intervento delle truppe del Patto di Varsavia, vennero dall’Italia le proteste più vibrate e anche successivamente lo stesso Partito Comunista Italiano riconfermò la condanna dell’aggressione. L’amore degli italiani per Dubcek non ha riguardato soltanto i politici o gli storici ma ha coinvolto anche la gente comune. Se ne è avuta una prova durante il viaggio che Dubcek fece in diverse località italiane (Ferrara, Ravenna, Assisi, Perugia, Roma, Milano, Venezia) assistendo all’entusiasmo con cui veniva riconosciuto e salutato per strada da persone di tutte le età. Numerosi anche i riconoscimenti ottenuti in Italia, fra i quali ricordiamo le cittadinanze onorarie di Firenze, Bologna, Cortona, Comacchio, il sigillo della città di Milano e la Gran Croce della Repubblica Italiana consegnatagli dall’allora Presidente Francesco Cossiga.

Dubcek e l’Europa

Il puntiglioso richiamo alla centralità europea del suo paese in tutti i suoi discorsi internazionali dal 1988 è indirizzato a sottolineare l’urgenza dell’impegno della Cecoslovacchia nell’Unione Europea. Significativi in questo senso sono i passi della lezione all’Università di Bologna e del discorso al Parlamento Europeo in occasione del premio Sacharov. A Bologna parla esplicitamente di “comune casa europea”, di fronte al Parlamento Europeo ricorda il contributo del popolo cecoslovacco alla creazione dello spirito comunitario dell’Europa. Confini come cerniere e non come separazioni, richiamandosi alle comuni radici storiche e culturali. Sono queste ultime che mantengono nel tempo i legami fra i popoli oltre i cambiamenti e i rivolgimenti politici. E in questo ambito un ruolo particolare è svolto dalle università che con la continuità dei loro rapporti nei secoli, con l’Università Carlo a Praga e con l’Accademia Istropolitana a Bratislava, sono le autentiche “banche” di emissione di quella moneta unica che è la cultura. Nel discorso che Dubcek preparò per il XIX Congresso dell’Internazionale socialista del Novembre 1992 e al quale non potè partecipare per il noto incidente che poi lo portò alla morte, affronta un altro grande problema europeo, prendendo una chiara posizione contro i danni di una concezione dilagante dei nazionalismi come pericolo per la pace e contro il sistema ineguale dei rapporti internazionali. Concezioni e visioni che risalgono alle origini del nuovo corso cecoslovacco, Vedi, per esempio, il documento russo-cecoslovacco di Bratislava dell’agosto 1968, dove si afferma che i rapporti fra gli Stati devono basarsi sui principi dell’uguaglianza, del rispetto, della sovranità, dell’indipendenza statale e dell’intangibilità territoriale. Ricordiamo anche il passo della lezione di Bologna: «Le nostre esperienze e la nostra prassi hanno confermato che i rapporti internazionali non possono fondarsi, costituirsi sulla base di criteri gerarchici».

Dubcek umanista

La fede nell’uomo, la fiducia nella sua capacità di operare a favore di una società giusta e libera. Nel suo discorso a Bologna cita una frase attribuita a San Francesco: «Dio, dammi l’umiltà sufficiente per sopportare le cose che non posso cambiare, dammi il coraggio sufficiente per cambiare le cose che posso cambiare, dammi l’intelligenza sufficiente per distinguere i due tipi di cose». La tolleranza e il dialogo. Sempre nella lezione di Bologna cita Tagore che nel 1930 si rivolge, durante una sua visita a Mosca, ai leader russi: «Poiché vi siete assegnati una missione che concerne tutta l’umanità, proprio nell’interesse di questa umanità viva dovete ammettere l’esistenza di opinioni diverse. Le posizioni evolvono soltanto grazie al libero movimento delle forze dello spirito e della convinzione morale. La violenza genera violenza e cieca stupidità. La libertà delle idee è necessaria affinché si possa intendere e accettare la verità, il terrore la uccide». Nel Programma d’azione del Partito comunista di Cecoslovacchia, dell’aprile 1968, si indicava l’obiettivo dell’unità, della sintesi della democrazia e dell’umanesimo con il socialismo in tutta l’attività concreta. Senso e contenuto di quel programma politico era il servizio per l’uomo, per il popolo, il rispetto per i valori umani. L’origine di questi concetti può essere ritrovata, secondo Dubcek, nella postfazione a La questione ceca del 1895: «È il programma umanistico che dà senso a tutto il nostro sforzo nazionale…. L’umanesimo è il nostro obiettivo ultimo, nazionale e storico…». Così Dubcek nella sua lezione a Bologna e così nella sua vita, nei suoi comportamenti e nelle sue azioni. Leggendo la sua biografia si può apprezzare questo filo conduttore dei valori dell’umanesimo, del rispetto della vita umana, del senso della giustizia. Ci ha lasciato un grande messaggio, che non è stato utile solo come critica al socialismo reale, ma può essere utile anche per i nostri paesi e per la costruzione di una Unione Europea dei popoli e non solo degli Stati.

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