7 miliardi di abitanti, il pianeta sull’orlo del collasso, non c’è tempo da perdere

Il 31 ottobre scorso, come previsto secondo la Population Division delle Nazioni Unite, abbiamo raggiunto i 7 miliardi di abitanti. Il quadro complessivo ambientale, economico e sociale delle nostre società su questo meraviglioso pianeta diventa sempre più difficile e complesso da gestire e governare. È francamente sorprendente leggere oggi diverse analisi e commenti relativi all’attuale drammatica situazione finanziaria ed economica, partita nel 2008 con la „bolla“ dei subprime statunitensi sulle case e proseguita con i crescenti debiti pubblici di diversi paesi sviluppati, come il nostro, attraverso una ormai perenne turbolenza dei mercati finanziari. Le sacrosante critiche che da più parti autorevoli vengono oggi sollevate circa l’autentica follia di un sistema economico iperliberista che ha realmente calpestato i valori fondamentali della persona umana, della dignità dell’esistenza umana e del rispetto necessario e fondamentale per tutti i sistemi naturali che sono la base della nostra economia e del nostro benessere, conducendo, complessivamente, la relazione esistente tra sistemi naturali e sistemi sociali ad una sorta di vera e propria „bancarotta“, stridono notevolmente con quanto il pensiero unico economicista ha fatto trionfare in questi ultimi decenni.

Per decenni chi sollevava queste osservazioni critiche, documentate e puntuali è stato considerato un „catastrofista“. Ancora oggi non è difficile vedere classificato lo straordinario think-tank rappresentato dal Club di Roma (cui si deve, tra l’altro, il famosissimo rapporto del 1972 su „I limiti dello sviluppo“) come un coacervo di catastrofisti che sono stati solo in grado di sbagliare tutte le previsioni ipotizzate. Inutile dire che le argomentazioni del Club di Roma avevano ed hanno la lucidità e il supporto di una conoscenza di sistema ed una reale capacità di futuro purtroppo assente alla stragrande maggioranza dell’establishment politico ed economico.

Oggi il raggiungimento dei 7 miliardi e la continua crescita di tanti fattori di pressione esercitati dalla nostra azione sulla Terra necessitano di una forte e chiara inversione di tendenza rispetto all’attuale stato delle cose.

Nel maggio scorso le Nazioni Unite hanno prodotto l’ultimo „World Population Prospects: The 2010 Revision“ (vedasi il sito http://esa.un.org/unpd/wpp/index.htm), il più autorevole rapporto mondiale sullo stato della popolazione nel mondo e sulla sua evoluzione che viene realizzato dalle Nazioni Unite ogni due anni. Normalmente, per quanto riguarda gli scenari futuri, il rapporto individua tre varianti principali per la crescita della popolazione, definite alta, media e bassa.  La variante media è quella che viene ritenuta maggiormente attendibile. Nella nuova Revisione 2010, la variante media indica una popolazione mondiale al 2050 di 9 miliardi e 310 milioni di persone (rispetto alla precedente Revisione, quella del 2008, che ne prevedeva 9 miliardi e 150 milioni).

Il nuovo rapporto ricorda che l’attuale popolazione umana dovrebbe raggiungere, entro il 2100, la cifra di 10,1 miliardi, toccando appunto nel 2050, la cifra di 9,3 miliardi di abitanti. La maggior parte dell’incremento che si verificherà riguarderà i paesi ad alta fertilità, che comprendono 39 paesi africani, nove asiatici, sei in Oceania e quattro in America Latina.

È bene ricordare le tappe percorse dalla crescita della nostra popolazione sulla Terra, con la previsione relativa ai miliardi che saranno poi raggiunti successivamente nel futuro (negli anni indicati si precisano persino i giorni entro i quali i diversi miliardi sono stati o saranno raggiunti):

– il primo miliardo è stato raggiunto nei primi anni dell’Ottocento,

– il secondo nei primi decenni del Novecento,

– il terzo miliardo è stato raggiunto il 25 ottobre del 1959,

– il quarto il 27 giugno del 1974,

– il quinto il 21 gennaio del 1987,

– il sesto il 5 dicembre del 1998,

– il settimo è raggiunto il 31 ottobre 2010,

– l’ottavo il 15 giugno del 2025,

– il nono il 18 febbraio del 2043

– il decimo, il 18 giugno del 2083.

In quest’ultimo periodo, intorno alla data relativa alla nascita del settimo miliardesimo, sono stati pubblicati tre rapporti molto interessanti da parte di vari organismi delle Nazioni Unite. Il Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite (United Nations Development Programme – UNDP) ha reso noto il suo „Human Development Report 2011“ dal titolo „Sustainability and Equity: A Better Future for All“ (scaricabile dal sito http://www.beta.undp.org/content/dam/undp/library/corporate/HDR/2011%20Global%20HDR/English/HDR_2011_EN_Complete.pdf) nel quale si dimostra come il deterioramento dei trend ambientali minaccia i progressi globali per la riduzione della povertà del mondo e per il miglioramento di uno sviluppo equo e giusto a livello internazionale.

Il Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite (United Nations Fund for Population – UNFPA) ha reso noto il suo rapporto 2011 „State of the World Population“ dal titolo „People and possibilities in a world of seven billion“ (scaricabile dal sito http://foweb.unfpa.org/SWP2011/reports/EN-SWOP2011-FINAL.pdf) nel quale, attraverso delle analisi dal campo compiute in nove paesi (Cina, Egitto, Etiopia, Finlandia, India, Messico, Mozambico, Nigeria e Macedonia) si documentano, in un brillante collage, le diverse esperienze umane, le aspirazioni e le priorità in un mondo di 7 miliardi di abitanti.

Particolarmente interessante il rapporto pubblicato dal Programma Ambiente delle Nazioni Unite (United Nations Environment Programme – UNEP) dall’accativante titolo „Keeping Track of Our Changing Environment: From Rio to Rio + 20“ (scaricabile dal sito http://www.unep.org/GEO/pdfs/Keeping_Track.pdf) prodotto nell’ambito del processo che sta portando l’UNEP alla realizzazione del nuovo „Global Environmental Outlook 5“ (GEO – 5) l’ampio rapporto sullo stato dell’ambiente mondiale che sarà pubblicato nel maggio 2012, poco prima della Conferenza ONU sullo Sviluppo Sostenibile che avrà luogo a Rio de Janeiro nel giugno 2012.

Questo nuovo ed agile rapporto dell’UNEP, sullo stile del pionieristico rapporto annuale „Vital Signs“ del prestigioso Worldwatch Institute di Washington che ha iniziato le sue pubblicazioni proprio nell’anno dell’Earth Summit di Rio del 1992, analizza la situazione ambientale planetaria attraverso una serie di indicatori ecologici, economici e sociali che forniscono l’andamento di diversi importanti settori dello stato dell’ambiente, delle pressioni e delle risposte (cioè l’attivazione concreta di politiche per migliorare la situazione), focalizzandosi nel periodo dei venti anni trascorsi dal grande Earth Summit tenutosi a Rio de Janeiro nel giugno 1992 e la nuova Conferenza Rio + 20 che avrà luogo il prossimo anno.

Il quadro complessivo che ne emerge è estremamente interessante. I trend di pressione e deterioramento ambientale peggiorano ma vi sono anche segnali positivi relativi ad alcune risposte, certamente insufficienti ma significative, che riguardano, ad esempio, l’incremento degli accordi multilaterali sull’ambiente, gli impegni alle certificazioni ambientali di processo e di prodotto, la nascita e lo sviluppo di un mercato del carbonio e gli investimenti in energie rinnovabili.

Il messaggio di fondo di tutti questi interessantissimi rapporti che invito caldamente a leggere, è che la situazione complessiva è grave ma abbiamo anche diversi segnali concreti di reazione e speranza. Quindi la nostra azione deve diventare realmente immediata, efficace e tempestiva. Non abbiamo più tempo da perdere.

(Gianfranco Bologna per greenreport.it)

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