Radicova: accordo in UE, ma Slovacchia non dà soldi per secondo programma aiuti Grecia

La Slovacchia è l’unico Stato membro della Zona Euro che ha chiesto ed ottenuto un’esenzione dal contribuire al secondo programma di finanziamento che dovrà essere messo in campo dall’Eurozona deciso ieri al vertice dei leader europei a Bruxelles. Lo ha confermato il Primo Ministro slovacco Iveta Radicova questa mattina in conferenza stampa. «La Slovacchia non contribuirà a questo programma di crescita delle garanzie. La Repubblica Slovacca ha una deroga e prenderà parte a questo programma solo con i suoi precedenti impegni, niente di più», ha detto la Radicova, ammettendo per l’agenzia Tasr che non è stato affatto facile far passare questa linea di rigidità singolare. «Abbiamo chiarito che abbiamo i nostri limiti e le nostre condizioni e noi semplicemente non passeremo il limite», ha detto, aggiungendo che le argomentazioni slovacche al vertice erano del tutto razionali.

Secondo le decisioni prese ieri, alle quali hanno partecipato anche le banche centrali, le banche private, l’FMI e la BCE, nell’ambito del piano per la riduzione del debito della Grecia sarà accettato una perdita del 50% (haircut lo hanno chiamato, un taglio di capelli, tra il serio e il faceto, ma sarebbe più una rasata quasi a zero) sul valore nominale dei titoli di Stato greci in circolazione. Il secondo programma di aiuti alla Grecia dovrebbe aumentare da 109 a 130 miliardi, un incremento di 21 miliardi, secondo un accordo che ha preso forma dopo nove ore di trattative, che dovrebbe sforbiciare il debito pubblico della Grecia portandolo entro il 2010 dal 160% al 120% rispetto al PIL del Paese, riducendolo di circa 100 miliardi. Nel frattempo l’Eurozona è pronta a sganciare “supporti al credito” al settore privato per circa 30 miliardi di euro. I negoziati dovrebbero concludersi entro la fine dell’anno per poter erogare alla Grecia il secondo programma di aiuti finanziari entro l’inizio del 2012.

Dei 440 miliardi di euro a disposizione dell’EFSF quando venne costituito a metà dell’anno scorso, rimangono a disposizione ora circa 290 miliardi, dopo gli aiuti forniti a Irlanda, Portogallo e Grecia, dei quali 250 dovrebbero essere utilizzati 4 o 5 volte come leva finanziaria, portando in totale l’EFSF fino a 1.000 miliardi di euro, anche per acquistare debito italiano o spagnolo senza far intervenire la BCE.

Soddisfatti i due che si sono spesi di più per la riuscita dell’incontro, la tedesca Angela Merkel e il francese Nicolas Sarkozy, che sono anche i leader dei due paesi che hanno le banche più esposte. Un’altra decisione presa ieri è l’accordo sulla ricapitalizzazione delle banche private, che dovranno portare entro metà 2012 il loro coefficiente patrimoniale al 9% (anche bloccando dividenti e bonus) ma avranno facilitazioni sul loro accesso al finanziamento a medio termine, il che salvaguarderà il flusso di credito all’economia reale.

Dopo il vertice si è visto questa mattina che i mercati finanziari hanno risposto in maniera molto positiva con le borse europee e non solo che volano. Tra le notizie positive anche il fatto che il piano straordinario che l’UE aveva chiesto con urgenza all’Italia è stato approvato, ora sarà necessario metterlo in pratica con molte misure dolorose per gli italiani.

(La Redazione)

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