Laureati: 30% a spasso, l’Università di Trencin in cima alla lista. ProAct: mancano incentivi per PMI

L’Università Alexander Dubcek di Trencin è l’università pubblica con il più alto numero di laureati disoccupati: tra i laureati nel 2008 e 2009 ci sono circa il 12,5% di disoccupati. Segue non lontano in questa infausta lista l’Università slovacca di Agraria (SPU) a Nitra, con l’11,3% dei laureati nello stesso periodo ancora disoccupati. Tra le università private, l’elenco è guidato dalla Scuola Internazionale di Management (ISM) a Presov, con fino a un quarto dei suoi laureati che stanno cercano lavoro.

I dati sono riportati in un rapporto del Ministero dell’Istruzione, in collaborazione con il Centro per il Lavoro, Affari Sociali e Famiglia (UPSVaR) e l’Istituto per l’informazione e le previsioni in materia di istruzione (IIPE) pubblicato nella giornata di lunedì. Le scuole d’arte, l’Accademia di Polizia e l’Accademia Militare sono invece all’estremo opposto della lista, mostrando il più basso tasso di disoccupazione, insieme all’Università Tecnica Slovacca (STU) di Bratislava, dove solo il 3,9% dei graduati del 2009 erano ancora senza lavoro nel settembre 2011. Ancora, un altro istituto con sede a Bratislava, l’Università Comenius, mostra un numero leggermente superiore di laureati disoccupati (4,7%), dove si nota che gli studi ambientali, di psicologia e linguistica applicata sono quelli che danno meno probabilità ai propri studenti di trovare un lavoro. Nonostante i tempi duri per l’economia globale, anche gli studi nel campo economico non garantiscono comunque un impiego: il 6,4% degli studenti laureati presso l’Università Economica di Bratislava nel 2009 sono disoccupati.

Si aggiungono a questo studio anche le dichiarazioni rese ai media oggi dall’agenzia di ricerca personale ProAct People. I laureati senza lavoro in Slovacchia si stanno avvicinando al 30% del totale, secondo la dichiarazione. «Naturalmente i datori di lavoro preferiscono collaboratori esperti, e il mercato del lavoro ha capacità più limitate. Specialmente in tempi di crisi la possibilità per i laureati di trovare lavoro è molto bassa», secondo le parole del direttore di ProAct, Peter Paska. Non cambia molto nemmeno per i diplomati, dice Paska, il tasso di disoccupazione in quella fascia è compreso tra il 28 e il 32%, a seconda del tipo di scuola. E poi arriva l’accusa: «Ogni governo si trascina dietro il problema dei laureati disoccupati e dei diplomati come una palla al piede. Abbiamo detto più volte che questo approccio non è sostenibile. Non esistono programmi di assistenza che potrebbero motivare le piccole e medie imprese ad assumere neolaureati», ha detto Paska, secondo il quale l’introduzione di varie indennità di disoccupazione non risolverà il problema in modo sistematico.

Nel frattempo, l’Istituto di Economia Politica (IHP) ha informato in una conferenza ieri di aver messo a punto una proposta per un sistema integrato che sarebbe una utile fonte di informazioni per i futuri studenti e darebbe allo stesso tempo modo di riflettere su come i singoli atenei rispondono alle necessità del mercato del lavoro. L’Istituto è partito dal fatto che è necessaria una migliore comunicazione tra università e mercato del lavoro, il che potrebbe aiutare sia gli studenti che i datori di lavoro, come ha detto il direttore di IHP, l’ex Sottosegretario alle Finanze Frantisek Palko in una conferenza stampa.

«Secondo la nostra proposta, l’Istituto di informazione e prognosi (UIPS) avrebbe il compito di fornire l’infrastruttura tecnica per la raccolta di informazioni sui laureati e le loro prospettive sul mercato del lavoro», ha detto Palko. Il sistema andrebbe sviluppato in collaborazione con il Ministero del Lavoro, Affari Sociali e Famiglia e con il Ministero dell’Istruzione. Sempre più studenti scelgono di studiare discipline umanistiche o altre che non rispondono alle esigenze del mercato del lavoro. Il risultato, dice Palko, è che i laureati spesso devono accettare lavori meno qualificati, il che porta le persone con qualifiche inferiori a rimanere senza occupazione.

(La Redazione)

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