Soppressione dell’ICE: in attesa degli Stati Generali del Commercio Estero, una voce anche dalla Slovacchia

È in programma a Roma per venerdì 28 ottobre la riunione degli Stati Generali del Commercio Estero, un appuntamento dedicato alla situazione post-ICE, ovvero a cercare di gestire a livello governativo il buco lasciato della soppressione dell’Istituto per il Commercio Estero, organizzazione che era presente con 115 uffici in 88 paesi del mondo a supporto dell’azione di internazionalizzazione delle aziende italiane. Il provvedimento preso con la legge 111 del 15 luglio scorso ha creato un vulnus nell’attività di promozione dell’Italia all’estero, anche considerando che – per esempio – buona parte delle fiere già in calendario per la seconda metà dell’anno in tutto il mondo sono state cancellate e le aziende che si erano già iscritte sono rimaste senza assistenza. Nella polemica che si sta prolungando, per la verità sottotono, in questi mesi, si sono visti molti soggetti – imprese, politici, mondo sindacale, associazioni di categoria – che hanno fatto dichiarazioni a favore di un ripristino dell’ente, sicuramente riformato, che ha lasciato orfane soprattutto le PMI. L’export, scriveva ancora ad agosto il Sole 24 Ore, è l’unico segmento della nostra economia che dà qualche segnale di vitalità, ma il sistema del commercio è chiamato a una riorganizzazione a causa della cancellazione dell’ICE, che può far perdere molte opportunità. Oggi, con la situazione economica velocemente deterioratasi, è anche (molto) peggio.

Sotto il controllo del Sottosegretario allo Sviluppo economico Catia Polidori, il Governo ha invitato il tessuto produttivo italiano ad inviare suggerimenti e proposte che sono stati discussi nei sei tavoli di lavoro tematici specifici per i maggiori settori economici. Alla composizione dei tavoli, aveva detto la Polidori di aver lavorato insieme al consigliere personale per l’export di Berlusconi, l’onorevole Massimo Calearo (ex presidente Federmeccanica), persona conosciuta agli italiani di Slovacchia per il suo impegno nella realizzazione con Confindustria Vicenza del parco industriale di Samorin, dove anche lui ha investito aprendo una sua azienda. Nella due giorni degli Stati Generali, nel prossimo week-end saranno messe a confronto le conclusioni dei tavoli tematici con l’Esecutivo per prendere azioni concrete.

Soppresso perché “inutile e troppo dispendioso”, una cosa sorprendente –saltata fuori un paio di giorni fa – è che l’ICE era stato valutato nel gennaio di quest’anno (appena sei mesi prima della chiusura) al primo posto tra le organizzazioni della Pubblica amministrazione italiana. A dare questo voto era stata la “Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche”, in sigla: Civit. Nel rapporto Civit, all’ICE veniva riconosciuta «l’elevata qualità della strategia adottata dal punto di vista della completezza, comprensibilità e in particolare dell’adeguatezza». Un servizio, cioè, corrispondente con le esigenze delle piccole e medie imprese italiane per le loro strategie di internazionalizzazione, secondo le parole del segretario nazionale di Fp Cisl riprese da Adn Kronos questa settimana. Cisl, come altri, ritengono che non c’è più alcuna delle ragioni che hanno sostenuto la chiusura dell’ICE, e l’unica cosa ragionevole che il Governo può fare è di provvedere a riaprirlo al più presto.

E in questi giorni, proprio nel momento in cui il Governo sta lavorando al decreto Sviluppo che dovrebbe aiutare ad uscire dai pantani attuali, si stanno sentendo le proteste di tanti imprenditori che chiedono una proposta di legge per salvare l’ICE. Le imprese chiedono di non essere lasciate sole davanti al mondo, soprattutto quelle troppo piccole per permettersi di pagare costi importanti per la propria promozione all’estero, in un momento in cui le uniche possibilità di ripresa sembrano legate alla capacità degli operatori di essere presenti sui mercati internazionali. I tagli vantati dall’operazione voluta dal Ministro Tremonti, poi, non si sono avverati, considerando che il personale ICE è stato assorbito dal Ministero degli Esteri. La proposta che si sta delineando, in parte anche tra alcuni ex funzionari dell’ente, è che l’ICE venga trasformata in una agenzia di scopo, cambiandone intanto il nome: ACE, Agenzia per il Commercio Estero, che nelle intenzioni dovrebbe avere un migliore coordinamento nell’erogazione dei servizi pubblici nel settore. Secondo la proposta, che qualcuno dice sia uscita proprio dal cappello di Calearo, l’ICE rinascerebbe affidandone la gestione a un amministratore straordinario che opererebbe sotto la vigilanza del Ministero competente. Il sito di gossip Dagospia.com, in genere ben informato, scrive che il Ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani sosterrebbe questa ipotesi (da pentito di lusso, avendo assentito a suo tempo con la chiusura dell’ICE), con l’idea di inserirla già nel decreto sviluppo da presentare entro fine mese, riducendo il personale a 200-250 persone (rispetto ai 600 prima della chiusura) e con autonomia contabile. Questo però andrebbe a scontrarsi con le ambizioni, dice il sito, del Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini, che avrebbe ben poche intenzioni di mollare l’osso della promozione estera, avendone incamerato il personale.

Ma c’è chi sospetta che creare una nuova struttura sotto forma di agenzia non sia altro che un sistema per drenare soldi pubblici a tutto vantaggio di enti privati che ne avrebbero la completa gestione.

Anche dalla Slovacchia ci pervengono echi della discussione in atto. Un friulano da molti anni presente in Slovacchia, Bruno Mrak, titolare di una media impresa nella zona di Bratislava, ci informa che c’è un dibattito in atto anche a livello della sua regione, il Friuli Venezia Giulia, e tra i corregionali sparsi per il mondo che fanno da ”antenne” per le autorità regionali che in questi giorni incontrano in Canada i giovani imprenditori friulani nel mondo. Lamentandosi del fatto che le PMI sono ora abbandonate a se stesse in un momento difficile della congiuntura internazionale, Mrak, che in genere non ha troppi peli sulla lingua, accusa il Governo di un lassismo che va a tutto danno della competitività del Sistema Italia sui mercati esteri. Così, dice, lasciamo che siano altri ad occupare quote di mercato che sono storicamente nostre. Le PMI, dice, sono giustamente preoccupate, considerando che se l’Italia è ferma, almeno l’estero potrebbe garantire qualche sbocco vitale, ma l’essere lasciate sole porta loro danni enormi. La vera paura, dice Mrak, è che tutta questa operazione sia stata fatta per favorire qualcuno, privato, che prenderebbe il posto dell’ICE con tutti i vantaggi connessi. Mrak, pur ammettendo di non aver mai avuto bisogno dei servizi dell’Istituto per il Commercio Estero, è cosciente di quanto può essere utile ad altri imprenditori; e vede con favore il fatto che, in paesi come la Slovacchia, piccoli e integrati, siano le Camere di Commercio italiane all’estero, «almeno quelle riconosciute in via ufficiale e che funzionano come la nostra», a proporsi come suo possibile sostituto. Mrak conferma che si sono sentite anche altre voci, all’interno della Camera di Commercio Italo-Slovacca, a favore di questa direzione, che pongono però all’attenzione la necessità di garanzie perché la gestione delle operazioni “ex ICE” affidate all’esterno sia della massima trasparenza. Mrak è anche a favore di un coordinamento centrale che vada a coinvolgere la Conferenza delle Regioni, per garantire una operatività bilanciata della nuova gestione. La presenza delle regioni in cabina di regia dovrebbe far sì, dice, che le imprese sul territorio (le PMI in particolare), anche quelle di regioni più piccole e deboli come la sua, abbiano assicurata un’attenzione che domani potrebbe non esserci.

A maggio, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia aveva già chiesto che l’ente venisse privatizzato, e lei stessa candidò Confindustria alla sua gestione. Sempre Marcegaglia, in luglio, nei giorni del decreto di soppressione, aveva fatto un parziale cambio di direzione dicendo che l’ICE sarebbe stato molto più efficiente se collocato sotto la rete del Ministero degli Esteri, piuttosto che frazionare il personale anche con il Ministero allo Sviluppo economico. Ma poi ci risulta non sia tornata ad affrontare la questione in maniera incisiva a livello pubblico. Chi pensa male crede che questo silenzio (che peraltro permane più in generale sull’argomento ICE) potrebbe essere un segnale che la promozione del Sistema Italia all’estero finirà per essere privatizzata, magari proprio a Confindustria che potrebbe curarsi solo di aziende medio-grandi, lasciando perdere le PMI che più hanno bisogno di assistenza e che sappiamo bene essere il tessuto connettivo dell’economia italiana.

Intanto, ci dice una fonte interna all’ente, l’ex ICE perde i suoi pezzi migliori, come ad esempio il personale locale: trade analysts e segretarie, formati (soldi sprecati?) in virtù delle esigenze del Sistema Italia nei mercati di riferimento, con particolare riguardo alle necessità delle PMI. E lo Stato sta perdendo nel frattempo le entrate per i servizi che l’ICE offriva alle aziende a corrispettivo.

La due giorni di Roma, aperta e chiusa dal Ministro allo Sviluppo Paolo Romani, vedrà intervenire i colleghi Franco Frattini (Esteri), Saverio Romano (Agricoltura), oltre al Commissario Europeo al Commercio Kare De Gucht, il Sottosegretario Polidori e Calearo, e a chiudere la prima giornata sarà Silvio Berlusconi. Le conclusioni finali saranno tirate da un documento di proposta dei sei responsabili dei tavoli: Gian Luca Rana (agroalimentare), Luca Poncato (energia), Roberto Snaidero (arredo), Simone Bettini (mobilità), Maurizio Marinella (abbigliamento) e Rodolfo Ortolani (servizi). Tra questi, imprenditori di una certa fama, Roberto Snaidero alla sua nomina era stato abbastanza esplicito, dicendo: «sono stato consigliere dell’ICE e a vederlo distruggere mi piange il cuore. L’ICE dava un grosso supporto agli imprenditori all’estero, spero che il Ministero ci dia una mano perché da soli non possiamo correre in giro per il mondo».

È sperabile che si faccia un dibattito aperto e consapevole prendendo decisioni sensate e bilanciate, non buttando a mare anche il bambino con l’acqua sporca, ma mantenendo quello che di buono aveva la vecchia organizzazione, dando trasparenza e incisività all’azione di promozione estera, nei limiti ovviamente delle limitate capacità finanziarie che oggi ha il nostro Paese.

(La Redazione)

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