Sisme progetta lo spostamento di altre linee produttive in Slovacchia, 300 posti a rischio a Como

Ancora un caso di azienda italiana in difficoltà che per tagliare i costi e rimanere sul mercato decide di spostare una parte consistente della sua produzione in Slovacchia, provocando forti proteste nella forza lavoro locale e conflitti con i sindacati. Questa volta siamo a Olgiate, in provincia di Como, dove la Sisme, una delle aziende meccaniche più note della provincia, ha annunciato da qualche tempo 300 esuberi, aumentando di altri 100 (nel 2013) i 200 già programmati per il 2012. Nelle intenzioni dell’azienda è una delocalizzazione di linee produttive all’estero, in particolare nello stabilimento già attivo in Slovacchia, nel giro di un paio di anni.

L’azienda, forte nella progettazione e produzione di motori elettrici asincroni con oltre cinquant’anni di storia, fornitore di marchi forti negli elettrodomestici bianchi come Bosch e Siemens, è presente anche in Cina con un suo stabilimento dal 2004. Nel 2009 Sisme ha aperto la sua fabbrica slovacca a Velky Krtis (nel sud della regione di Banska Bystrica), dove è presente anche Technogym. Le due aziende italiane danno lavoro nella zona a circa 650 persone.

Sensibile è stato il crollo della forza lavoro nella sede di Sisme a Olgiate negli ultimi dieci anni, dal massimo di oltre mille dipendenti nel 2001 ai 680 attuali, di cui quasi la metà saranno destinati a lasciare l’azienda. I 130 milioni di euro di fatturato prima della crisi (90% all’export), scesi oggi a non più di 100 (valore simile a quello 2010), uniti alle intenzioni dell’azienda, prefigurano una non semplice trattativa per la definizione del nuovo piano industriale, iniziata pochi giorni fa. Si spera in un accordo con Bosch per una nuova linea di produzione per cinque milioni di investimento, che l’azienda è disponibile ad installare a Olgiate (anziché in Slovacchia) solo con un taglio sensibile del costo del lavoro.

Gli operatori locali sono molto preoccupati per il tessuto produttivo ed occupazionale provinciale che si sta sensibilmente deteriorando. A fronte di alcuni gruppi industriali più grandi che quando fanno queste operazioni arrivano sulle prime pagine dei media della zona, ci sono tante piccole aziende (la stragrande maggioranza) che chiudono o dismettono parte dei loro lavoratori in silenzio, creando un numero anche più consistente di disoccupati senza protezione. Come dice il presidente di Confartigianato di Como, «la crisi più pesante tocca il metalmeccanico […]. I contoterzisti di quel settore stanno soffrendo più di tutti. Molti imprenditori hanno investito nell’azienda anche i risparmi personali, pur di non chiudere».

Ieri l’ultima manifestazione di protesta, rivendicata dai militanti locali di Forza Nuova: sono stati appesi – impiccati – due manichini con tuta da metalmeccanico sugli alberi della via principale di Olgiate, rifacendosi ad una installazione shock di qualche anno fa di Maurizio Cattelan nel centro di Milano. Con i manichini, erano appesi cartelli di protesta su precariato e delocalizzazione.

(La Redazione)

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