Parlamento approva termine elezioni anticipate al 10 marzo 2012. L’incertezza regna sulle alleanze

È stato approvato ieri in Parlamento in terza lettura il disegno di legge costituzionale per la chiusura anticipata dell’attuale mandato parlamentare e per determinare la data per le elezioni politiche che, come da proposta, si terranno il 10 marzo 2012. Il provvedimento è stato passato in modo bipartisan da 143 deputati, con tre voti contro (i tre membri rimanenti di OKS) e 4 assenti.

Se la scelta – obbligata – di andare ad elezioni anticipate è stata condivisa da tutti, diverse sono le previsioni di quale sarà l’esito della chiamata degli elettori alle urne. I partiti della Coalizione di centrodestra, che lo scorso anno avevano dichiarato la loro totale indisponibilità ad allearsi con il maggior gruppo parlamentare – e maggior partito nel Paese – Smer-SD, nonostante le non semplici discussioni per la creazione di un programma comune di Governo che non scontentasse (quasi) nessuno, oggi gli stessi partiti di destra non sono così certi di quale sarà la loro posizione dopo le nuove elezioni.

Ora, forse, SDKU-DS, KDH e Most-Hid non possono più dire così inequivocabilmente “no” a una eventuale cooperazione post-elettorale con Robert Fico e il suo Smer. SaS, infatti, da una parte si è dimostrato partner inaffidabile, e dall’altra è rimasta l’unica entità politica del tutto riluttante ad accordarsi con la sinistra. Bela Bugar di Most-Hid ha notato che è ora difficile dire che cosa succederà dopo le elezioni anticipate. «Sarà possibile formare un Governo senza Smer-SD?», si chiedeva ieri. Anche il vice presidente di KDH Daniel Lipsic non è stato in grado di dire ai giornalisti ieri se la Coalizione di centro-destra potrà ottenere una seconda possibilità. Egli è consapevole che i sostenitori del suo partito non sono affatto soddisfatti del risultato degli ultimi eventi, e teme che non lo dimenticheranno così presto. I deputati di SDKU non vogliono commentare la possibilità di un accordo con Smer, e la linea generale del partito lo proibisce, facendo sì che ogni cambiamento deve essere ratificato da un congresso.

Anche Robert Fico non ha voluto ieri speculare sul futuro, anche se ha detto che «non abbiamo alcun interesse a escludere nessuno dalla cooperazione dopo le elezioni». E fino al 10 marzo, ha detto, Smer-SD intende agire come un partito d’opposizione. Respingendo i provvedimenti che non condivide, come la riforma della fiscalità sui salari, il sistema di trasferimenti finanziari agli enti locali e la trasformazione degli ospedali.

(La Redazione)

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