Approvato in Parlamento il fondo salva-Stati, Radicova: la Slovacchia non è il buco nero dell’Europa

La Slovacchia ha ratificato ieri intorno alle 17 la modifica al Meccanismo europeo di stabilità finanziaria (EFSF) unendosi ai sedici paesi della Zona Euro che già lo avevano fatto. Le nuove garanzie, che aumentano l’eventuale esborso della Slovacchia dagli originali 4,37 miliardi di euro a 7,72 miliardi di euro totali. Il sistema di salvataggio delle economie dell’Eurozona andrà dunque ad incrementarsi fino a 779 miliardi di euro, quasi un raddoppio rispetto ai 440 miliardi che erano stati stabiliti lo scorso anno.

Nel voto di ieri pomeriggio, il Parlamento slovacco ha visto 114 deputati a favore delle modifiche, mentre 30 hanno votato contro e 3 deputati si sono astenuti, con 147 presenti su 150. Il Parlamento ha dunque ribaltato il voto fallito di martedì sera che, accoppiato a un voto di fiducia, aveva fatto saltare il Governo di Iveta Radicova. Il provvedimento di ratifica era stato riapprovato mercoledì dal Consiglio dei Ministri (tale e quale era quello bocciato) per poterlo rimandare al Parlamento.

La modifica all’EFSF renderà il sistema di finanziamento più versatile ed elastico, e l’assistenza ai paesi in bailout sarà fornita tramite strumenti preliminari anche per paesi Euro che sono relativamente sani e hanno bisogno di aiuto con un rifinanziamento del debito senza compromettere la fiducia nel mercato. Inoltre, l’allegato al trattato del fondo introdurrà la possibilità di ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie di un Paese dell’Eurozona tramite un prestito redatto a nome del Governo del Paese membro con acquisto di titoli sui mercati secondari o tramite acquisto di obbligazioni sui mercati primari.

Con amarezza, la Premier Iveta Radicova ha constatato l’approvazione comunicando la sua soddisfazione – e dei partiti della Coalizione SDKU-DS, KDH e Most-Hid – per aver compiuto quello che tutta Europa si attendeva e per il quale lei personalmente si era impegnata.  «Noi apparteniamo all’Europa, noi apparteniamo alla Zona Euro, e oggi abbiamo confermato questo impegno», ha detto, sottolineando che la Slovacchia non sarà più definita una «pecora nera, un buco nero, e un Paese irresponsabile e inaffidabile». Il Ministro degli Esteri e capo di SDKU Mikulas Dzurinda ha mostrato compiacimento per il fatto che la Radicova può ora andare al vertice del Consiglio d’Europa «con un mandato chiaro» e un sono sì all’Eurozona, pur proveniente da un Parlamento dimissionario. «Abbiamo mandato un segnale positivo […], sappiamo cos’è la solidarietà», ha detto il leader di Most-Hid Bela Bugar, aggiungendo, però, che il prezzo è stato alto – la caduta del Governo. «Ancora una volta, la Repubblica Slovacca è tornato sulla mappa d’Europa», ha detto Robert Fico, sottolineando che solo grazie al suo partito Smer-SD il Paese è ora visto come un «partner europeo di fiducia», e auspicando che il Governo che uscirà dalle prossime elezioni avrà più compattezza sulle questioni europee.

Richard Sulik, leader del ribelle SaS, ha detto che la possibilità di un voto ripetuto (l’EFSF era già stato bocciato nella stessa forma nella serata di martedì) «non è contemplato nella Costituzione, né nella legislazione slovacca». E per questo sta pensando di appellarsi alla Corte Costituzionale per appurare se il voto sia regolare.

Prima del voto si era sentita la voce del Commissario UE slovacco, Maros Sefcovic, che si era augurato che la ratifica arrivasse chiara e sonora, e che sarebbe stato il miglior segnale inviato dal Paese ai compagni della Zona Euro. Sefcovic ha negato che le informazioni uscite sui media slovacchi – che il meccanismo di salvataggio poteva funzionare anche senza l’assenso della Slovacchia – dicendo che «tali scenari possono essere sembrare reali nei media, ma certamente non nella Commissione Europea. Non eravamo pronti per nessun piano B per la Slovacchia»

(Fonte Webnoviny)

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