Greenpeace: bomba a orologeria sulla riva ungherese del Danubio, potenziale disastro ecologico

L’organizzazione ambientale Greenpeace sta chiedendo la sospensione delle operazioni in un bacino di decantazione di fanghi rossi tossici in Ungheria, che a loro parere è una diretta minaccia ambientale per il Danubio. Ieri a Budapest i rappresentanti di Greenpeace hanno avvertito della situazione critica nell’impianto che si trova vicino al villaggio di Almásfüzitő, proprio accanto al fiume Danubio, a pochi chilometri dalla città slovacca di Komarno.

«Gli ambientalisti avvertono della condizione tecnica insoddisfacente del fondo del serbatoio contenente fanghi rossi e chiedono che le autorità ungheresi lo dichiarino fuori servizio il più presto possibile», ha informato la portavoce di Greenpeace Slovensko Lucia Szabova. Secondo lei, il professore austriaco Karl E. Lorber della Loeben University ha confermato la serietà della situazione. «Abbiamo quindi classificato il potenziale rischio del serbatoio di Almásfüzitő a livello di alta pericolosità. C’è una probabilità di perdite di sostanze dannose nell’ambiente, soprattutto in caso di alluvioni, precipitazioni estreme o un terremoto», ha sottolineato il professor Lorber. «Dal mio punto di vista, è necessario adottare ulteriori misure e iniziare ad agire con rapidità».

Il bacino di Almásfüzitő è simile a quello di Ajka, che ruppe gli argini e tracimò un anno fa, causando una catastrofe ecologica. Balazs Tomori, dell’organizzazione della Greenpeace ungherese ha specificato che «alla società è stata dato un permesso [per l’attività], nonostante il serbatoio non abbia un sistema di isolamento e per la conservazione di materiali pericolosi. Sostanze contaminanti si perdono nelle acque sotterranee e probabilmente anche nel fiume Danubio». L’ambientalista segnala che non esiste un sistema di monitoraggio delle perdite tra il serbatoio e il Danubio. «Ce n’è uno sull’altro lato del serbatoio, e i dati provenienti dai pozzi di monitoraggio mostrano valori di sostanze pericolose ben oltre i limiti», informa Tomori.

Le autorità ungheresi hanno prolungato il permesso di gestione del serbatoio lo scorso anno. Greenpeace ha già allarmato sui pericoli potenziali del serbatoio di Almásfüzitő alla fine di settembre. Greenpeace chiede che il Governo ungherese adotti i quadri legislativi dell’UE in modo che i rifiuti pericolosi siano trattati in Ungheria in modo responsabile e secondo i principi della sostenibilità.

(Fonte Webnoviny)

Nella foto: la grande vasca di fanghi tossici che ha rotto gli argini ad Ajka a inizio ottobre 2010

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