Teresa Triscari: «Dobbiamo credere nell’Italia e nel suo antico spirito innovatore»

Una vasta esperienza professionale nelle maggiori città dell’Europa dell’Est e una grande passione per la cultura classica italiana è ciò che caratterizza il curriculum e la personalità di Teresa Triscari, originaria di Cefalù, e dal 2009 alla direzione dell’Istituto Italiano di Cultura a Bratislava, saggista, critico d’arte, membro della giuria del Premio Letterario “Elsa Morante”. L’abbiamo incontrata nei giorni scorsi per una chiacchierata e ne è uscita l’intervista che segue.

Dott.ssa Triscari, quali sono gli aspetti della cultura italiana che l’Istituto intende promuovere in Slovacchia?

I miei obiettivi di politica culturale si fondano, innanzitutto, su una strategia che mira a coniugare la cultura italiana con la cultura locale, allo scopo di enfatizzarla al massimo e di contribuire al miglioramento dei rapporti fra i nostri due Paesi. Sin dal mio primo arrivo a Bratislava, testa di ponte della Mitteleuropa e città multiculturale, ho cercato di cogliere gli aspetti essenziali del patrimonio storico locale e di coniugarlo con il nostro nell’intento di creare un ponte di dialogo tra Italia e Slovacchia e di poter presentare in modo incisivo e allettate uno spaccato della cultura italiana in tutti i suoi segmenti: dalla letteratura, al cinema, all’arte, al teatro, alla musica, alla moda, al design. Questi progetti trovano fondamento, ovviamente, nella mia formazione culturale che si è sviluppata particolarmente e segnatamente nel settore della critica letteraria e artistica. Oltre a un dottorato di ricerca in archeologia, infatti, ho conseguito un master in arte moderna e ho seguito corsi specialistici di critica letteraria e musicale collaborando anche con riviste come “Flash Art”, “Il Veltro” e “Il Mulino”. È per questo motivo, anche, che ho buoni rapporti con scrittori della levatura di Claudio Magris, Dacia Maraini, Umberto Eco. Di questi numi tutelari della letteratura, i primi due sono già stati in Slovacchia, e con grande successo di pubblico e attenzione da parte della stampa e dei media. Umberto Eco sarà uno dei prossimi ospiti.

Ma passiamo quindi ai progetti futuri: presto avremo la “Settimana della lingua italiana nel mondo” con convegni sulla lingua, mostre, conferenze, concerti, proiezioni cinematografiche, manifestazioni che si potranno vedere nella brochure che ho il piacere di presentare ai lettori di Buongiorno Slovacchia (vedi link a fondo pagina – ndr). In novembre saremo in prima linea con il “MittelCinemaFest” ma, soprattutto, con il Premio Letterario “Elsa MoranteCinema Bratislava”, una sezione dello storico Premio “Elsa Morante” creata ad hoc, su mia iniziativa, per la capitale slovacca: io faccio parte della giuria del Premio e, insieme a Dacia Maraini che ne è presidente, abbiamo fondato una sezione specifica per Bratislava che premia ogni anno un regista italiano e uno slovacco. Siamo giunti alla terza edizione e quest’anno sarà premiato Roberto Faenza per il film “I Vicerè”, il cui tema rientra nelle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, e Juraj Lihosit per la parte slovacca. Dicembre presenterà una rassegna cinematografica dei nuovi registi e culminerà con il concerto di Natale. Per l’anno nuovo la Slovacchia avrà il piacere di ospitare altri due importanti nomi che hanno già dato con piacere la loro disponibilità: l’architetto Renzo Piano e il semiologo Umberto Eco. Infine, ma non ultimo, l’Istituto riserva molta attenzione al libro tradotto, momento essenziale per trasmettere un secolare patrimonio culturale come il nostro e, a tal proposito, posso già anticipare che l’8 marzo del prossimo anno, in occasione della Festa della donna, sarà presentata la traduizione in lingua slovacca de “Il treno dell’ultima notte” di Dacia Maraini, alla presenza della scrittrice stessa.

A chi si rivolge in particolare l’azione dell’Istituto di Cultura, e come comunica al suo target di riferimento?

Noi abbracciamo il pubblico tutto, senza preferenze di sorta, dalla persona cólta alla meno cólta, dall‘italiano allo slovacco. La nostra è un’azione di penetrazione della cultura italiana nel Paese di accreditamento, quindi a interessarci sono soprattutto gli slovacchi. A seconda del tema, è chiaro che ci sono delle manifestazioni che possono raggiungere chiunque e altre più di élite, ma l’abilità di un operatore della cultura è quella di renderle accessibili a tutti. Per esempio, la manifestazione del “Teatro Tascabile” di Bergamo, con i suoi ballerini su trampoli, ha avuto una grande accoglienza e ha saputo attrarre tutti con una silloge di musiche che andavano dal classico al folk: la piazza era gremita di gente, e ha visto anche la presenza di esponenti della scena politica e culturale slovacca. E lo stesso è stato per lo spettacolo “I pupi siciliani” di Mimmo Cuticchio, dove la poesia e l’improvvisazione di un mago della parola come il maestro Cuticchio hanno letteralmente avvinto la platea del  teatro che ha risposto con forme di entusiastica coralità in un unicum di rappresentazione scenica. La stessa cosa è successa con lo spettacolo degli attori Ficarra e Picone che, alla fine, hanno letteralmente improvvisato poiché la sala era davvero molto calda e partecipava non solo con entusiasmo ma addirittura suggerendo battute agli stessi attori. Per quanto riguarda le manifestazioni letterarie, mi avvalgo dell‘interpretariato simultaneo, indicandolo anche sui programmi, altro valore aggiunto che ci garantisce una vasta affluenza di pubblico.

Alla luce della nuova immagine dell’Italia in Europa, oggi un po’ offuscata e vista alla stregua della Grecia, come intende la diplomazia culturale italiana rilanciare un’immagine positiva del nostro Paese?

Credo che la nostra immagine vada sempre difesa e tutelata, perché noi siamo oggetto di particolare attenzione anche da un punto di vista critico e posso dire che nel corso dei miei mandati all‘estero non è la prima volta che mi trovo in situazioni spinose. Dopotutto, però, questo è un momento critico che tocca parecchi paesi. Ma ciò non toglie che le condizioni specificatamente italiane debbano essere tutelate; la crisi è un momento di passaggio, come diceva il Vico, e spero che la nostra cultura contribuisca a far risorgere il nostro Paese: io sono fiduciosa che essa, come sempre è stato nella storia, ci darà una grande mano. D‘altro canto la cultura è anche etica, rappresenta i valori dell’uomo, è un retaggio e una ricchezza che poi dà esiti anche nell’economia. Quindi la cultura è ricchezza anche stricto sensu. Dobbiamo essere fieri di un’Italia che è sempre stata vessillifera di un patrimonio di idee, di cultura, di storia, di generosità. Abbiamo il dovere, proprio in questo momento, di presentarla in tutta la sua grandezza. È per questo motivo che cerco di sensibilizzare i miei sponsor a finanziare anche progetti di alto profilo che possano polarizzare l’attenzione del pubblico. E devo dire che gli sponsor, che sono tanti e che ringrazio, hanno sempre risposto positivamente.

La cultura italiana ha sempre dovuto tanto al mecenatismo: quali sono i vostri mecenati, come li cercate e come vi rapportate con loro?

Posso dichiararmi fiera dei miei mecenati qui a Bratislava. Essi sono numerosi e molto sensibili alle tematiche che desideriamo affrontare e non partecipano solo per avere una ricaduta d’immagine. Tra questi cito e ringrazio il gruppo Enel, VUB, Ferrero, Maccaferri, Velaworks, BCB, Fiat, Alfagomma. Abbiamo anche sponsor indiretti e molti di questi si trovano in Italia, tra cui si annoverano anche piccoli comuni come quelli di Brescello, Forio e Alviano, i cui sindaci sono venuti in visita a Bratislava, e quelli di Ravenna e Rimini che sono molto attenti nel diffondere il proprio patrimonio culturale. Io mi muovo con essi prima di tutto con l’arma della simpatia e della convinzione, che fa capire loro quali siano i benefici dello sponsoring. La prima azione che svolgo è di contattarli per iscritto e in genere trovo molta accoglienza già in questa prima fase del colloquio, a volte superiore alle mie aspettative. Posso sicuramente dire che con i nostri mecenati il rapporto è sempre stato aperto e cordiale.

Da quando lei è in carica a Bratislava, quali sono stati i migliori successi di cui va fiera?

Sono in carica dal febbraio 2009 e, a oggi, dico che vado fiera del mio Istituto, che è uno dei più antichi d’Europa. Fondato nel 1922 con il nome di  “Circolo Italiano” e ben presto (nel 1924) rinominato “Circolo Italiano di Cultura”, chiuso nel 1942, riaperto nel 1946 con il nome di “Istituto di Cultura Italiana” e quindi nuovamente chiuso nel 1949, è tornato ad essere  attivo nel 1999 ed è ora ubicato in via Kapucinska, a due passi dal Castello,  ma la sua ben più  prestigiosa, storica sede, sino al 1949, era al n. 3 di via Venturska, in un maestoso palazzo quattrocentesco, oggi  sede dell’Accademia di Belle Arti.

La sua fondazione, dunque, è precedente a molti Istituti dell’area, precedente a quello di Praga, di Budapest, di Varsavia, di Bucarest solo per citarne alcuni. All’epoca organizzava corsi di lingua, conferenze, dibattiti, era il fulcro delle avanguardie futuriste, e Bratislava veniva frequentata da scrittori come Bonaventura Tecchi che in questa città, che anch’io chiamo “sirenetta mitteleuropea”, era proprio di casa. Oggi come ieri, l’Istituto cattura l’attenzione di tante persone e, solo nell’ultimo anno, abbiamo avuto 650 partecipanti ai nostri corsi di lingua italiana. Poi, sono fiera dei miei impiegati, ragazzi volitivi e molto validi; sono fiera del mio Ambasciatore, che è una donna, e l’apprezzamento non lo faccio per puro femminismo, ma perché l’essere donna è legato all’essere portatrice di determinati valori legati al coraggio e all’orgoglio che ci fanno sentire molto unite al nostro Paese e alla nuova Europa. Mi sento fiera delle mie manifestazioni, che ho pensato e disegnato e per le quali ho dovuto trovare anche la copertura finanziaria, che hanno visto il plauso dello stesso Ministero degli Affari Esteri italiano.

Quali sono le maggiori problematiche alle quali l’Istituto ha dovuto far fronte in questi suoi anni di guida?

Mi viene da rispondere subito la sede. Se noi avessimo una sede grande, prestigiosa, come quella di Praga, per esempio, o di Budapest che è la sede dell’antico parlamento magiaro, questo avrebbe facilitato il nostro lavoro e avrebbe significato non dover cercare sale [per gli eventi-ndr], e quindi non spendere denaro. Quando ero a Varsavia, in qualità di direttore, ho fatto una grande azione: abbiamo lasciato alle spalle la struttura fatiscente in cui ci trovavamo, abbiamo acquistato una sede e l’abbiamo restaurata riportandola al suo antico splendore neo-gotico. In questo ci supportò il Ministero degli Affari Esteri, ma mi rendo conto che in questo preciso momento storico la situazione è ben diversa e per ora non è possibile pensare a investimenti di tale portata. Altri problemi di grande rilievo non ne ho riscontrati, se non all’inizio del mio mandato perché l’Istituto era ancora in fase di rilancio. Questo è stato un grande impegno di lavoro ma ha rappresentato anche la possibilità di colmare quei 50 anni di silenzio in cui l’Istituto, dal 1949 quando era stato definitivamente chiuso, al 1999 quando finalmente è stato riaperto, aveva versato. Cinquant’anni di silenzio, mi son detta, che abbiamo il dovere di colmare! Una bella sfida, no? Ma la cultura ripaga.

Che eredità intende lasciare al prossimo direttore?

Più che di eredità, io credo che ognuno di noi faccia un pezzetto di strada che serve a costruire la strada nella sua interezza. Ad esempio, a me è stato lasciato un importante esempio dai primissimi direttori, personalità della levatura di Bonaventura Tecchi, Leone Pacini, Ettore Lo Gatto – erano gli anni Venti – che tenevano conferenze e dibattiti e ricercavano le tracce della presenza di artisti italiani in Slovacchia nell’intento di ricreare quelle consonanze tra le due nazioni che, oggi, sono proprio i principi fondanti della nuova Europa.

Anche noi cerchiamo di mantenere questa linea, di essere finestra culturale italiana, di un’Italia aperta, fulcro della nuova Europa unita. Io lascerò, credo, molto entusiasmo agli impiegati: questo è un fatto fondamentale, il creare e diffondere la professionalità che è poi quello che rimane veramente, che è il futuro. Per me l’obiettivo sarà stato quello di presentare uno spaccato della realtà culturale in tutti i suoi segmenti, dal cinema all’arte, dalla musica al teatro alla letteratura per mostrare al mondo che l’Italia è un grande Paese e ha sempre avuto un’anima cosmopolita ed europea.

(Katia Montresor)

(Fotografie Franco Wendler)
Per saperne di più.
Istituto di Cultura di Bratislava:  www.iicbratislava.esteri.it
Settimana della Lingua Italiana a Bratislava:  http://bit.ly/nIXTaa

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