Non c’è accordo sull’EFSF, tutta Europa aspetta la riunione di stamane e il voto del pomeriggio

Nulla di fatto ieri ad uno dei Consigli di Coalizione più cruciali di questa legislatura. Richard Sulik e il suo partito Libertà e Solidarietà (SaS), forte di 22 seggi in Parlamento senza i quali non vi è maggioranza, sono rimasti fermi nella loro posizione di rifiuto verso l’estensione delle garanzie al Meccanismo europeo di stabilità finanziaria, quello che ormai conosciamo bene con l’acronimo inglese EFSF. Sulik non accetta l’idea che la Slovacchia debba raddoppiare i fondi a disposizione dell’Eurozona per il salvataggio di economie (e banche) in difficoltà, portando da 440 a 770 i milioni di garanzia a carico del Paese. I leader dei partiti di Governo, riuniti nel pomeriggio di ieri proprio presso la sede del partito di Sulik, non hanno raggiunto un accordo su un voto comune della Coalizione nella seduta – a questo punto fondamentale – che si terrà in Parlamento questo pomeriggio.

Nonostante prima della riunione si pensasse di proseguire ad oltranza le negoziazioni, anche fino al mattino, pur di riuscire a convincere (se non altro, per stanchezza) i pasdaran pseudo liberali slovacchi a sostenere la scelta che tutta l’Europa – e non solo – si aspetta, alla fine si è deciso di sospendere i colloqui perché, evidentemente, si era giunti ad un muro contro muro senza vie di uscita. Tutto rimandato a stamane, presso il Palazzo del Governo, per la ripresa di colloqui che si spera porteranno a qualcosa. Lo ha annunciato la stessa Radicova dopo la riunione di ieri, quando, estremamente provata anche fisicamente e con borse agli occhi che lasciavano intendere la fatica del momento, ha ripetuto (dopo averlo fatto nel pomeriggio al presidium del suo partito) che intende dare le sue dimissioni, essendo l’unico strumento di pressione che ha per convincere i liberali recidivi. E vuole usarle come sua ultima carta, nel caso fosse sfiduciata nei fatti da un voto frazionato.

La Premier ha annunciato ai giornalisti che avrebbe passato la notte insonne a ragionare su una soluzione prima dell’incontro di stamane. E le immagini impietose del suo viso tirato e della voce tremante che ci sono arrivate in casa dalle tv non lasciano dubbi sul dilemma di questa donna che è stata forse l’unico collante di una Coalizione che per il resto ha molte contraddizioni e conflitti interni. Lei ha sottolineato che l’Europa si trova ad affrontare momenti difficili, e «la crisi, che è grave, drammatica e sempre più profonda richiede soluzioni molto veloci». E ha continuato spiegando le ragioni per il sì: «La Slovacchia è un Paese piccolo e difficilmente è in grado di affrontare questi problemi da solo. È altamente improbabile che riusciremmo a sopportare questi momenti critici senza schemi sovranazionali», ha detto la Radicova ai giornalisti.

Iveta Radicova ha anche voluto dissolvere le stupidaggini messe in giro da membri della Coalizione sull’idea che lei voglia «dare soldi a qualche grasso greco. Questo non è vero», ha detto, qui si tratta dell’Europa. «La Slovacchia non può vivere come Robinson [Crusoe] al centro dell’Europa», perché chi si comprerà le auto che produciamo qui quando tutto il sistema Euro andrà in malora?, ha chiesto retoricamente.

Rimane aperta l’opzione di mettere la fiducia al voto sul fondo di salvataggio (operazione che, secondo lo Smer, darebbe così l’opportunità a SaS di fare marcia indietro e votare sì all’EFSF con la scusa di “non mettere il Paese nel caos”). E per ultime, sono pronte le sue dimissioni nel caso il voto vada male in Parlamento e vincano i no.

Intanto, dopo che ieri sera anche il Parlamento di Malta ha ratificato l’assenso del Paese mediterraneo (per un importo non dissimile da quello Slovacco, 704 milioni di euro), tutti gli occhi d’Europa sono davvero puntati su Bratislava, ultimo dei 17 membri dell’Eurozona a discutere la ratifica in Parlamento, in attesa degli eventi. Annunciate in attesa anche le borse valori continentali, e, come scriveva Reuters questa mattina presto, si prevede un avvio piatto e una giornata fiacca per tutti i listini delle maggiori borse europee che avrebbero consolidato i guadagni dei giorni scorsi in attesa di conoscere l’esito del voto slovacco. Nel frattempo, è stato spostato avanti di una settimana il previsto vertire europeo del 17 ottobre, che si terrà invece il 23-24 per dare più tempo ai vertici UE di mettere a punto una soluzione a più ampio raggio per la crisi del debito.

(Pierluigi Solieri)

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