Gasparovic al vertice di Visegrad: gli Stati UE non rinunciano a sovranità, ma la concedono in prestito

Si è tenuto, tra venerdì e sabato, il vertice annuale dei quattro capi di stato del Gruppo di Visegrad, organizzazione di cooperazione che quest’anno ha segnato il traguardo dei venti anni di attività. Alla riunione, che si è tenuta in Ungheria, il Presidente slovacco Ivan Gasparovic ha avuto sabato un colloquio con il collega ungherese Pal Schmitt. Gasparovic, dopo l’incontro, ha detto che, pur avendo alcune differenze di opinione, i due sono entrambi interessati a relazioni di reciproco beneficio. I quattro presidenti sono stati tutti d’accordo che nel corso di questi venti anni il V4 ha guadagnato autorevolezza e soddisfatto gli obiettivi per i quali fu istituito. Schmitt ha sottolineato il fatto che tutti i membri del gruppo sono divenuti membri dell’UE e della NATO, che era uno degli obiettivi iniziali. «La cooperazione non ha alternative. Confidiamo l’uno sull’altro», ha detto il Presidente ungherese, aggiungendo che la cooperazione è massima, per esempio, nelle emergenze naturali come le alluvioni e nel campo della sicurezza energetica.

Nel corso del vertice, il Presidente ceco Vaclav Klaus ha notato grazie alla collaborazione continuativa c’è stato nel corso del tempo uno sviluppo positivo nei rapporti tra i quattro membri, che ora «fanno una quantità di cose insieme». Un compito per il futuro, ha detto Klaus, è quello di concentrarsi su interessi comuni, identificarli, formularli e sostenerli a livello UE. Secondo il Presidente polacco Bronislaw Komorovsky vi è la necessità di parlare di un patriottismo centro-europeo.

I quattro presidenti non sono d’accordo con la visione del Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, di lavorare per una Unione più stretta e maggiormente integrata. «Non possiamo immaginare un’Europa forte senza che siano forti i singoli paesi. Dobbiamo preservare il nostro carattere nazionale», ha sottolineato il Presidente Schmitt. Secondo l’antieuropeista Klaus, Barroso si sbaglia clamorosamente, dato che i problemi attuali dell’Unione derivano da una rapida integrazione e da chi vorrebbe che l’UE si espanda sempre di più. «La sua idea di continuare su questa strada è ci sarà fatale», ha commentato Klaus. Gasparovic ha osservato che la Slovacchia è cosciente delle politiche comuni dell’Unione Europea, ma anche delle caratteristiche specifiche di ogni Paese. «Gli Stati membri non rinunciano alla loro sovranità, ma la concedono in prestito» alla UE, ha detto.

I quattro presidenti hanno partecipato venerdì ad una conferenza dal titolo “Economia e prospettive in Europa centrale” all’Università Corvino di Budapest, e discusso a Visegrad dei temi suggeriti dall’ospite, il presidente Schmitt, e in particolare il ruolo del V4 nel mondo, data la sua posizione centrale in Europa e al crocevia di diverse macroregioni. Inoltre, sono stati affrontati temi quali la cooperazione in progetti regionali, gli aspetti chiave delle forniture energetiche nella regione e della loro messa in sicurezza, e poi efficienza, competitività, ricerca e sviluppo.

Riguardo al tema dell’energia, i quattro hanno concordato l’energia nucleare è ancora vitale nella regione. Lo «spegnimento delle centrali sarebbe troppo costoso, mentre è più ragionevole investire denaro nella ricerca. Il ritorno alle fonti energetiche precedenti sarebbe complicato in termini ambientali. Sono soddisfatto: siamo tutti d’accordo che l’energia nucleare ha ancora prospettive», ha detto Gasparovic ai giornalisti. Ha rincarato Vaclav Klaus, quando ha detto che sarebbe assurdo se i paesi V4 – che non hanno né petrolio né gas naturale – abbandonassero l’energia nucleare. «Il disastro di Fukushima è stato un disastro naturale, non nucleare», ha sottolineato Klaus.

Il Gruppo di Visegrad è stato fondato il 15 febbraio 1991 nella città ungherese di Visegrad dai massimi rappresentanti di Cecoslovacchia, Ungheria e Polonia. Il Presidente cecoslovacco Vaclav Havel, il presidente polacco Lech Walesa e il Premier ungherese Jozsef Antall firmarono una dichiarazione con la quale impegnarono i propri paesi a intensificare la cooperazione regionale e rafforzare l’identità di questa regione dell‘Europa centrale, con lo scopo di promuovere un’azione comune per l’ingresso nell’Unione Europea, avvenuto 13 anni più tardi. Al posto della Cecoslovacchia, nel 1993 subentrarono Repubblica Ceca e Slovacchia, e il nuovo gruppo di quattro paesi viene comunemente indicato come V4 (Visegrad 4). La scelta del nome, e del luogo dell’incontro, proviene da un simile incontro avvenuto nel 1335 tra Carlo I d’Ungheria, Casimiro III di Polonia e Giovanni I di Boemia per una cooperazione commerciale che intendeva affrancarsi da Vienna e raggiungere più velocemente i mercati dell’Europa occidentale.

Sul piano politico, la cooperazione si basa su riunioni periodiche dei suoi rappresentanti a vari livelli, a partire dai presidenti, primi ministri e ministri degli esteri, fino alle consultazioni più frequenti di esperti delle quattro nazioni. Ogni anni si svolge un vertice ufficiale dei premier e uno dei paesi è chiamato a rotazione a presiedere il gruppo per 12 mesi a partire dal 1° luglio di ogni anno. La Slovacchia, che è il più piccolo dei quattro stati, ha concluso la sua presidenza il 30 Giugno 2011, passando il testimone a Praga. L’unica istituzione fisica del Gruppo di Visegrad è il Fondo Internazionale di Visegrad, che gestisce dalla sede di Bratislava risorse modeste nell’importo ma importanti simbolicamente per progetti di cooperazione nel campo culturale ed educativo.

(La Redazione)

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