La Coalizione: voto per l’EFSF in Parlamento l’11 ottobre, ma non c’e accordo

Il voto parlamentare sul fondi di garanzia EFSF della Zona Euro si terrà l’11 ottobre, ha detto ieri sera il leader del partito Most-Hid Bela Bugar uscendo da un incontro del Consiglio della Coalizione che si è tenuta nella sede del suo partito. A parte la data del voto, pare che non ci siano stati altri temi sui quali i diversi membri del quadripartito di maggioranza hanno raggiunto un accordo.

Il secondo partito della Coalizione, Libertà di governo e di solidarietà (SaS), ha continuato a ribadire la sua ferma opposizione all’estensione delle garanzie per l’EFSF, respingendo la proposta di compromesso fatta dalla Premier Iveta Radicova. «Non è stato raggiunto nessun accordo sull’EFSF, i colloqui comunque continueranno. C’è ancora una settimana per arrivare al voto, e ne faremo buon uso», ha detto Bugar.

La proposta della Radicova, che è ancora segreta (conosciuta per intero soltanto dai deputati SaS e da pochi dirigenti nel suo partito SDKU-DS), non è andata giù del tutto al leader SaS Richard Sulik, che all’arrivo alla riunione ha detto di essere d’accordo solo con una parte della proposta, senza però entrare nei dettagli.

Intanto, mentre l’Europa sta cercando come può di fare pressione sulla Slovacchia, e gran parte degli slovacchi “che contano” (e tra loro in prima fila imprenditori e politici), è giunta ieri anche la voce a favore del Club degli analisti economici (KEA). L’organizzazione, attraverso una dichiarazione del suo presidente Jan Toth, informa essere di oltre l’80% la quota dei suoi membri che sostiene la proposta di un aumento delle risorse nel Meccanismo europeo di stabilità finanziaria (EFSF). Solo il 10% degli analisti pensa che ci sia un legame tra il fallimento della Grecia e un automatico collasso dell’Eurozona. «Quasi nessuno, comunque – solo il 5% degli analisti – pensa che un pollice verso dalla Slovacchia possa davvero innescare il crollo dell’Euro», ha dichiarato Toth. Ma gli analisti non hanno trovato una posizione comune sulla domanda se i paesi Euro debbano sistematicamente salvare le banche importanti usando i fondi dell’EFSF, o se il fallimento della Grecia avrebbe un impatto minore di quello dell’americana Lehman Brothers nel 2008.

Nel frattempo, un Ministro delle Finanze abbastanza irritato dalla situazione ha ribadito ieri che la Slovacchia si è politicamente impegnata a passare le modifiche al meccanismo di bail-out EFSF e l’incapacità di farlo avrebbe il significato di un’espressione di sfiducia nel Ministro delle Finanze e nel Primo Ministro, che hanno aderito all’accordo EFSF a livello europeo. Così si è espresso Ivan Miklos (SDKU-DS) nel corso della sessione della Commissione Finanza del Parlamento che si è tenuta ieri. Miklos ha sottolineato che tocca al Parlamento prendere la decisione finale, ma se il fondo non fosse approvato «vorrebbe dire una certa misura di sfiducia, perché, che ci piaccia o no, l’impegno politico è stato accettato», ha dichiarato Miklos.

Critici sulla posizione di SaS anche i sindacati. Il presidente di KOVO Emil Machyna ha esortato Sulik a partire al più presto per l’Australia, dove lui ritiene abbia intenzione di spendere la sua pensione. Meglio lì, ha detto, che non stare qui ad abusare del senso di solidarietà sociale del popolo slovacco, senza rendersi conto della necessità di approvare le modifiche al fondo di salvataggio. «Slovacchia non può starsene da sola. È importante che si allinei al gruppo a cui appartiene», ha detto Machyna, ricordando che la Slovacchia ha ricevuto centinaia di milioni di eurofondi. Anche la Confederazione delle associazioni sindacali (KOZ) si è aggiunto all’appello, ammonendo che una mancata approvazione metterà in pericolo l’affidabilità del Paese nella Zona Euro.

(La Redazione)

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