Niente accordo tra Radicova e SaS sui fondi salva-Euro. Smer: ci pensiamo noi

Non vi è alcun accordo concreto tra il Primo Ministro Iveta Radicova e il nostro partito, ha detto ieri il Ministro della Cultura Daniel Krajcer, uno dei vicepresidenti di Libertà e Solidarietà (SaS) per il sostegno al rafforzamento dei fondi di salvataggio della Zona Euro. Krajcer, parlando a un dibattito politico della tv privata Markiza (‘Na Telo’), ha ammesso che sono ancora in corso negoziati ma ha ribadito la posizione di chiusura del partito nei confronti dei fondi nella loro forma attuale. SaS potrà cambiare la sua posizione solo a condizione che la Slovacchia non spenda un solo euro in più sui fondi salva-stati, ma in ogni caso, ricorda Krajcer come già detto da altri autorevoli membri di SaS, non è loro intenzione di bloccare l’intera Eurozona con la loro decisione. Insomma, detto fuori dai denti, votatevelo voi se lo volete fare, ma noi ce ne elaviamo le mani. Un atteggiamento pilatesco che è visto in modo piuttosto critico dall’Europa. Lo stesso partito liberale europeo, del quale SaS è membro, ha scritto una lettera al leader slovacco Richard Sulik per chiedergli di fare un passo indietro.

Il Presidente slovacco Ivan Gasparovic, nascondendo la sua irritazione, ha ammonito venerdì in un incontro con i giornalisti che non è una buona cosa che l’intera politica europea dipenda da un solo uomo, il leader SaS e Presidente del Parlamento slovacco Richard Sulik. Il Presidente ricorda che fino ad ora la Slovacchia ha ricevuto dall’Unione Europea più di quanto ha dato, e non può immaginare cosa succederà se la Slovacchia rifiutasse la sua approvazione all’aumento delle garanzie dell’EFSF. Gasparovic ha detto di aver discusso il tema anche con i rappresentanti di imprenditori e datori di lavoro: tutti erano d’accordo sulla necessità che la Slovacchia ratifichi la decisione presa al vertice europeo di luglio.

Anche il Commissario europeo (e Vicepresidente della Commissione) per la Slovacchia Maros Sefcovic si è rivolto a Sulik con lo stesso appello del Presidente, dicendo che i liberali europei stanno osservando con grande sorpresa la presa di posizione di SaS.

Anche Sefcovic ha ricordato i benefici dell’adesione all’UE. «Siamo l’unico Paese dell’UE che ha aumentato il suo tenore di vita del 20% dal suo ingresso nell’Unione del 2004», ha detto, concludendo che ora la Slovacchia sta giocando drammaticamente con la sua credibilità.

Il capogruppo di SaS Jozef Kollar ha comunque lasciato una certa apertura per un accordo, dicendo alla tv Markiza che la proposta fatta nei giorni scorsi al suo partito dalla Permier Radicova per uscire dall’impasse va incontro alle richieste di SaS. La proposta è per il momento conosciuta soltanto dai maggiorenti del partito Libertà e Solidarietà, e la Premier se ne è rimasta a bocca cucita per non rovinare il negoziato. A questo proposito si è fatto sentire il Commissario UE Maros Sevcovic, che venerdì ha messo le mani avanti. Se si trattasse di un accordo che non dovesse prevedere impegni finanziari da parte della Slovacchia, dopo che ormai praticamente tutti i paesi dell’Eurozona hanno già detto sì, la cosa sarebbe presa piuttosto male a Bruxelles, ha detto, e un voto parlamentare di questo genere non sarebbe da considerarsi una ratifica.

Per calmare le acque, la Radicova, che era a Varsavia nei giorni scorsi per un incontro UE-Partenariato orientale, ha stabilito che “con certezza” la questione sarebbe stata trattata dal Parlamento slovacco entro il summit europeo del 17 e 18 ottobre. A Varsavia, la Radicova ha discusso della materia, tra gli altri, con la Cancelliera tedesca Angela Merkel (che ha fatto passare al Bundestag la scorsa settimana l’ok della Germania) e con il Premier greco George Papandreu che sta aspettando con ansia che la situazione si sblocchi per poter ricevere un’altra tranche di fondi e tirare un po’ di fiato.

Più volte in queste settimane gli imprenditori hanno fatto sentire la loro voce, schierandosi a favore dell’aumento dei fondi di salvataggio. Lo ha ribadito ancora una volta il presidente della Camera di Commercio e Industria (SOPK) Peter Mihok, dicendo chiaro e tondo che la Slovacchia deve definire chiaramente il suo futuro – se vuole membro affidabile e responsabile dell’UE e dell’Eurozona oppure no. La fine dell’Euro, ha detto, pregiudicherebbe l’attuale livello di integrazione europea e, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe anche tradursi in un completo collasso dell’UE. I paesi dell’Unione sono i principali partner commerciali della Slovacchia, e molti degli investimenti stranieri vi giungono proprio grazie alla sua appartenenza all’UE e all’area Euro. Non ne verrebbe nulla di buono dal restarne fuori, ha detto Mihok.

Nel frattempo, avvicinandosi il termine per la discussione in Parlamento della questione, che potrebbe portare la Coalizione sotto e di conseguenza minare la loro posizione al Governo (senza i voti di SaS non c’è maggioranza), la posizione rigida del maggior partito di opposizione Smer-SD si fa un po’ più discorsiva. Smer ha una posizione chiara: è pro-EFSF (del resto è stato il suo leader Robert Fico a firmare l’accordo in UE quando era Premier), ma ha intenzione di votare contro in Parlamento se il quadripartito della Coalizione non avrà già da solo una sua chiara maggioranza, sperando così di fare il botto (soprattutto se la Radicova decidesse di mettere la fiducia al voto) e andare a nuove elezioni al più presto. Smer sta però cambiando direzione, vedendo che il voto di fiducia potrebbe non essere posto e temendo di perdere posizioni se arriva un accordo diverso nella Coalizione. Come ha detto ieri alla tv TA3 Robert Fico, siamo pronti a votare per l’approvazione della ratifica, ma questo non sarà senza conseguenze politiche. «Se si dimostra che non sono in grado di governare da soli e prendere decisioni di tale importanza, le modifiche all’EFSF passeranno certamente con i nostri voti», ha stabilito Fico. Ma a quel punto sarà chiaro che «non è possibile avere un Governo che non è in grado di governare», ha detto, concludendo che in tal caso la soluzione migliore saranno le elezioni anticipate. Insomma, Fico si propone come “salvatore della Patria”, e in questo è appoggiato anche dal Presidente Gasparovic.

La seduta del Consiglio di Coalizione di domani martedì 4 ottobre andrà a discutere ancora della votazione relativa all’EFSF, che dovrà essere trattata e approvata in Parlamento tra l’11 e il 14 ottobre, come uno degli tra i 17 paesi della Zona Euro a discutere la ratifica alle modifiche del fondi di salvataggio.

(La Redazione)

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