Radicova al Partenariato orientale: riforme per un uso più efficiente e trasparente delle risorse

I paesi dell’UE dovranno continuare ad applicare l’approccio «il massimo in cambio del massimo» verso il resto dei paesi del Partenariato orientale (Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldova e Ucraina), che in altre parole significa che «se fai di più, i rapporti con l’UE saranno più ampi, più ricchi e anche l’aiuto sarà maggiore», ha detto il Primo Ministro Iveta Radicova al vertice di due giorni tra l’Unione Europea e i membri del Partenariato orientale che si è tenuto a Varsavia venerdì scorso.

Nel suo discorso, lei ha sottolineato l‘esperienza della Slovacchia con le riforme, esempio che questi sei paesi potrebbero usare a proprio vantaggio. Il Primo Ministro ha sottolineato che le riforme economiche non possono però essere compiute senza la libertà politica. «Lo scopo delle riforme non è la riforma stessa, ma piuttosto quello di garantire un uso efficiente e razionale delle risorse pubbliche e di fornire servizi ai cittadini tramite queste risorse in base alle esigenze reali dei cittadini. Questo deve essere collegato con il più alto livello di trasparenza e una migliore governance», ha detto la Radicova.

Il vertice era finalizzato a valutare il progetto di Partenariato orientale e a discutere del suo futuro sviluppo. I rappresentanti dell’UE hanno firmato una dichiarazione congiunta, nella quale hanno espresso una profonda preoccupazione per la situazione politica in Bielorussia (che non si è presentata al summit protestando per la discriminazione della quale sarebbe oggetto) e il perseguimento giudiziario dell‘ex Primo Ministro ucraino Yulia Tymoshenko (accusata di abuso di potere ma che molti in Occidente considerano una manovra per mettere all’angolo un’avversaria scomoda), che rischia di rallentare i rapporti dell’UE con l’Ucraina.

Il Partenariato orientale è un rapporto privilegiato di collaborazione con l’UE, stilato nel 2009, basato su libero scambio, eliminazione o riduzione dei costi dei visti, borse di studio per gli studenti e sostegno alle associazioni del mondo civile. In questo semestre, con la Polonia alla Presidenza dell’UE, era previsto un rilancio degli accordi che per il momento languono. Il Partenariato non piace particolarmente alla Russia, che lo ritiene un tentativo della UE di espandersi in quella che era – e in buona parte è – la sua sfera d’influenza.

(La Redazione)

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