Analisti: SaS nuovo partito euroscettico in Slovacchia. Imprenditori: sì ai fondi salva-Euro


Gli analisti politici sono ora piuttosto concordi nel vedere la posizione dura e senza compromessi di SaS come una strategia per attirare verso il partito gli euroscettici. Se si arrivasse alla rottura del Governo e a elezioni anticipate, è ragionevole pensare che Sulik si attenda di incassare il sostegno di molti elettori che non intendono dare il loro aiuto a paesi che hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità come le Grecia o paesi che hanno problemi cronici di debito come l’Italia. Così la pensano Michal Horsky e Rastislav Toth, che addirittura nota che non c’è al momento un partito euroscettico in Slovacchia, ma se SaS decide per questa strada potrebbe divenire attraente anche per una gran parte dell’elettorato, potendo pregustare un sostegno fino al 20% nelle prossime elezioni, ben 8 punti in più rispetto al voto che si è tenuto a metà 2010. Del resto SaS si posiziona da tempo molto in basso nei sondaggi di opinione. L’analista Laszlo Ollos nota che le sue preferenze oggi si aggirano intorno al 5%.

Ollos dice che SDKU-DS, KDH e Most-Hid stanno dando oggi troppa attenzione al solo SaS, ma ci sono altre mine vaganti nel Parlamento che pure non permetteranno l’approvazione dei fondi di salvataggio. Si tratta di Obycajny Ludia (Gente Ordinaria), la formazione di quattro deputati che fanno capo al ribelle Matovic, e gli altri quattro parlamentari del Partito Civico Conservatore (OKS), che oggi sono inseriti nei gruppi parlamentari di SaS e Most-Hid, rispettivamente.Difficile predire il futuro di questa situazione intricata, secondo gli analisti. Horsky pensa che è prematuro dire se Fico tornerà o meno al potere. Per Toth, invece, se i partiti di centrodestra oggi al Governo vogliono rimanere al potere dovrebbero cominciare a pensare ad una “Grande Coalizione” che coinvolga i socialdemocratici di Smer-SD.Nel frattempo, il quotidiano Sme ha sondato l’opinione di alcuni rappresentanti di grosse imprese slovacche, che si sono detti concordi nel dire sì ai meccanismi di salvataggio europei. Se fossero loro al potere, certamente approverebbero la manovra di rafforzamento decisa in luglio dai leader europei in un vertice a Bruxelles.

L’Euro deve essere salvato, dicono quasi in coro gli imprenditori. «È l’unica soluzione razionale in questa situazione», ha ammesso Elena Kohutikova, vice direttore generale di VUB Banka ed ex candidata della Slovacchia al board della BCE. Anche il presidente dell’Unione repubblicana dei datori di lavoro (RUZ) Marian Jusko è a favore. «La Commissione Europea non è stata in grado di fermare alcuni paesi europei dal gestire in modo azzardato le proprie finanze, ma questo meccanismo potrebbe essere la soluzione», ha detto. Il capo economista del gruppo petrolifero Slovnaft, Marek Senkovic, e il presidente dell’acciaieria Prodbrezova Zeleziarne, Vladimir Sotak, dicono di sostenere i politici che stanno cercando di far approvare i fondi di salvataggio. «I nostri politici dovrebbero rendersi conto che rifiutando i meccanismi [di emergenza] prendono una pessima direzione», ha detto Sotak.

C’è anche chi non è d’accordo. Dusan Doliak, ex capo del gruppo assicurativo AXA per Slovacchia e Cechia, afferma che se la Slovacchia contribuisce, saranno soldi buttati via. L’Ad dell’agenzia di reclutamento Proact People Slovensko Peter Paska si accoda: «Se noi siamo riusciti a stringere la cinghia per oltre 20 anni a causa delle politiche per l’occupazione degli investitori stranieri, allora anche le economie più sviluppate possono resistere oltre», ha detto.

(La Redazione, Fonte Sme, Tasr)

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