Ci sono due offerte per rilevare l’azienda chimica NChZ dal fallimento, una è dalla Cechia

Solo due aziende hanno partecipato alla gara per l’acquisto della società chimica Novacke chemicke zavody (NChZ), una delle più conosciute nel Paese e che si trova in amministrazione controllata dopo un fallimento intervenuto a causa di una forte multa che l’azienda ha ricevuto nel 2009 dalla Commissione Europea per aver fatto parte di un accordo di cartello con altre imprese europee, sanzione di 19,6 milioni di euro che l’ha costretta a dichiarare bancarotta.

Per l’acquisto degli impianti chimici si sfideranno ora la M-Energo, azienda di proprietà dell’imprenditore Miroslav Remeta che già aveva partecipato ad altra gara poi annullata mesi fa, e la società Spolchemie Slovakia, la cui casa madre Via Chem gestisce un impianto chimico a Usti nad Labem, nella Repubblica Ceca. Solo questi due offerenti hanno pagato una caparra di 1 milione di euro per poter proseguire nel tender. Un’altra azienda, Messer, che aveva mostrato interesse all‘affare, alla fine ha rinunciato. Le due concorrenti si stanno preparando ora per un audit dettagliato dell’azienda chimica, che dovrebbe consentire loro di calcolare esattamente quanto offrire per l’azienda. «La nostra offerta sarà fatta tenendo certamente conto del mantenimento delle correnti attività aziendali», ha detto Remeta.

Il curatore fallimentare di NChZ, Miroslav Durcinsky, aveva previsto anche maggiore interesse per l’acquisto dell’impianto. «È un impianto strategico di importanza europea che, nonostante l‘istanza di fallimento, continua a essere un importante esportatore», aveva detto al lancio della gara in luglio. Secondo il direttore di NChZ, Ondrej Macko, il valore di mercato dell‘impianto è attualmente di circa 15 milioni di euro, e ancora impiega a tempo pieno 1.500 dipendenti dopo i 200 licenziati in primavera per tagliare i costi. Nel frattempo, i creditori accettano la vendita dell’impianto a condizione che l’investitore mantenga operativa la fabbrica per i prossimi 5 anni.

L’azienda chimica, situtata sulle rive del fiume Nitra, era stata accusata – già molti anni fa – da Greenpeace di emissioni nocive e di rilasci di veleni nelle acque del fiume. In un rapporto del 2002 stilato dai laboratori Greenpeace in Gran Bretagna, si parlava di alti residui di mercurio, assieme ad altre sostanze tossiche, nell’acqua che fluiva dall’impianto nel locale fiume. Per non parlare degli altissimi livelli di mercurio e altri veleni nella grande vasca di fanghi che è situata a fianco della fabbrica, sempre sulle rive del fiume, e delle emissioni volatili di cloro che si disperdevano nell‘atmosfera. Greenpeace faceva anche riferimento a casi noti di cancro al fegato nei lavoratori, riscontrati ancora negli anni Cinquanta e Sessanta nel capannone dove si produce il PVC.

(La Redazione)

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