Incidente in impianto francese di trattamento di scorie rimette al centro dell’attenzione il timore del nucleare


È di ieri la notizia di un incidente in un impianto di trattamento di scorie nucleari in Francia. E si ripropone il timore di emissioni radioattive (a sei mesi dalla sciagura giapponese di Fukushima), che, se pur subito escluse dalle autorità, non lasciano comunque dormire chi crede che il nucleare non sia la strada giusta per dare un futuro sereno all’umanità. Nell’incidente di ieri c’è cascato il morto, ed altre quattro persone sono rimaste ferite (delle quali una in condizioni critiche) ma secondo le informazioni ufficiali dell’autorità di sorveglianza nucleare francese non ci sono fughe radioattive, nessun pericolo di contaminazione. Nemmeno i duecento abitanti del vicino villaggio sono stati evacuati. Si sarebbe trattato di un incidente industriale, dell’esplosione di un forno dove rifiuti radioattivi metallici vengono fusi per essere riciclati.

Le scorie, giudicate di bassa radioattività, provengono dalla più vecchia centrale atomica francese, aperta cinquant’anni fa ma che è stata dismessa da molti anni, l’ultimo reattore ha cessato l’attività nel 1984. È successo non lontano da Avignone, nel ridente sud della Francia, ad appena 240 km dal confine italiano di Ventimiglia.Dopo Fukushima, certo, tutti siamo un po’ più sensibili a questo tipo di notizie, e chi è contro non si consola del fatto che l’Italia abbia per il momento sospeso ogni pensiero di impianti ad energia nucleare, dato che appunto ai nostri confini paesi come la Francia hanno tutta una serie di centrali che danno al Paese transalpino ben l’80% della sua produzione di energia elettrica. Chi poi legge queste colonne ha quasi certamente a che fare con la Slovacchia, Paese che gestisce due centrali nucleari (Jaslovske Bohunice e Mochovce), giudicate dagli attivisti impianti obsoleti di tecnologia sovietica. In Slovacchia, come in tutta l’Unione Europea, sono in corso degli stress test degli impianti a energia atomica decisi dopo il disastro giapponese, destinati a verificare la sicurezza degli impianti in caso di eventi eccezionali come può essere un terremoto ed altre condizioni estreme, i cui risultati saranno resi noti prossimamente e che interessano direttamente le 200mila persone che vivrebbero nelle loro vicinanze.

Per il momento, sia il gestore Slovenske Elektrarne che l’Autorità di regolamentazione nucleare (UJD), appoggiati dal Governo, affermano che le centrali sono in condizioni di sicurezza e che sono una priorità nell’agenda energetica del Paese. La Slovacchia, dunque, conferma la sua scelta di proseguire con l’energia nucleare, definendola “inevitabile”, come si è espressa anche la Premier Iveta Radicova in visita ufficiale in Slovenia lo scorso maggio. Decisione in controtendenza rispetto alla Germania, che ha invece deciso di chiudere tutte le sue centrali nel 2022. Circa la metà dell’elettricità slovacca proviene dalle due centrali atomiche.

(Pierluigi Solieri)

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