La Cattedrale di Bratislava salvata dai tarli

La maggior chiesa della capitale slovacca, la Cattedrale di San Martino, che risale nella sua forma attuale al XIV secolo, è stata sottoposta di recente ad una fase di ristrutturazione. Si è però anche dovuto affrontare un effetto collaterale indesiderato di un restauro precedente: i tarli, che involontariamente sono stati introdotti durante i lavori sul tetto nel 1990. Il parassita è probabilmente entrato nell’edificio con il legno utilizzato allora, al quale non era stata del tutto rimossa la corteccia, e ha consumato il legno del tetto, minacciando l’intero edificio e le decorazioni in legno e le statue della Cattedrale.

Per risolvere il problema è intervenuta una ditta ceca, la Termo Sanace, che ha usato un nuovo metodo per la disinfestazione: l’aria calda. I tarli non sopravvivono a temperature superiori a 55 gradi centigradi, e dunque è stata pompata aria calda nelle zone colpite del tetto ad una temperatura tra 55 e 120 gradi. È stata comunque necessaria una grande attenzione, dato che il legno può incendiarsi a 300 gradi centigradi, e tutto l’interno della chiesa, e il tetto, sono in legno.

L’intero processo è stato portato a termine in tre fasi, ciascuna della durata da quattro a dieci ore. «Quando abbiamo controllato la Cattedrale dal Ponte Nuovo attraverso una telecamera termica, l’intero edificio sembrava essere luminescente», ha detto Jan Stepanek, responsabile per la ditta appaltatrice. Il costo della procedura non è stato divulgato, ma Stepanek ha insistito sul fatto che è stata sicuramente meno costosa della costruzione di un tetto completamente nuovo, ed ha criticato l’incompetenza dei restauratori del 1993, che non hanno verificato correttamente il legname che hanno usato nel tetto.

(Fonte The Slovak Spectator)

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