La Ue salva la Grecia, ma rimangono molte perplessità

I Paesi  dell’Euro-zona ed il FMI hanno concordato, durante lo scorso fine settimana, a mercati chiusi, il piano di salvataggio per la Grecia. Che, a detta di molti, è stato dettato dalla reale comprensione che la posta in gioco fosse molto più alta: la vita stessa dell’Euro. Dove fossero i controllori, che hanno sempre “passato” i conti evidentemente con molta benevolenza presentati da Atene non è dato saperlo. Ma, almeno, l’Europa ha saputo compattarsi, seppure mantenendo i soliti molti “distinguo”. Nei prossimi tre anni la linea di credito globalmente deliberata sarà di 110 miliardi di Euro, a fronte dei quali la Grecia ha dovuto chinare la testa ed accettare non solo un draconiano taglio alle proprie spese, stipendi, indennità; non solo un deciso innalzamento di Iva, imposte sul reddito ed accise: ma anche e soprattutto di essere il “sorvegliato speciale” degli ispettori UE e IMF per un periodo molto più lungo. Sperando che i nuovi ispettori facciano il loro mestiere. Degli 80 miliardi di Euro di competenza UE manca ancora la ratifica dei singoli governi; dai quali, tuttavia, non si ritiene arriveranno chiusure dell’ultimo secondo. La Germania è costretta, manu militari, ad essere ancora una volta il finanziatore principale con 22,3 miliardi di Euro; seguita dalla Francia con 16,8; dall’Italia con 14,7 e dalla Spagna con 9,8. Seguono gli altri 11 Paesi  e rispettivamente: Olanda, Belgio, Austria, Portogallo, Finlandia, Irlanda, Slovacchia, Slovenia, Cipro, Lussemburgo e Malta. Nell’immediato l’intervento eliminerà il pericolo del default del 19 Maggio, allorquando lo Stato Greco dovrà restituire ai propri risparmiatori ed agli investitori internazionali bonds in scadenza per un controvalore di 8,5 miliardi di Euro. Nel breve e nel medio periodo, tuttavia, occorre comprendere le reazioni della piazza, molto popolista e già pronta a duri confronti con l’austerity condivisa dal Presidente Karolos Papoulias, dal Premier George Papandreu  e dal giovane  Ministro delle Finanze George Papaconstantinou. In particolare, non si è fatta attendere la risposta dei sindacati, che hanno dichiarato “inaccettabili” l’aumento della età pensionabile, la sospensione di 13° e 14° almeno per le quote eccedenti i 2.000 Euro; nonchè molte delle  altre misure annunciate. Ad oggi, e su questo non c’è incertezza, il deficit della Grecia è pari al 115 percento del proprio PIL; e dovrebbe aumentare sino al 140 percento prima di invertire il trend iniziando a diminuire. Se il piano verrà attuato come “imposto”, nel 2010 si ritiene la Grecia chiuderà con un 8,1 percento di disavanzo rispetto al previsto 13,6 percento. Ma, a fronte dei tagli, l’economia chiuderà con un pesante meno 4 percento. (La Redazione)

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