L’Insurrezione Nazionale Slovacca una fonte di autostima per gli slovacchi

Ieri 29 agosto si è celebrato il 67esimo anniversario dell’Insurrezione Nazionale Slovacca, uno degli eventi che alcuni ritengono abbia segnato il secolo scorso in Slovacchia e che, come ha ricordato il Ministro della Difesa, è – e deve essere – fonte di autostima per gli slovacchi. Sono state varie le manifestazioni alle quali hanno preso parte le maggiori istituzioni del Paese dell’una e dell’altra parte politica.

Il 29 agosto 1944 il comando militare clandestino slovacco proclamò nella città centrale di Banska Bystrica l’Insurrezione Nazionale contro l’occupante tedesco. All’insurrezione è legato anche il nome Dukla, spesso ricordato nella toponomastica slovacca: si tratta del passo montano strategico al confine con la Polonia, utilizzato dalle truppe sovietiche per tentare un tardivo ingresso in Slovacchia dai Carpazi e che furono fermate per ben due mesi, causando un gran numero di morti da entrambe le parti. Il mancare dello sperato appoggio sovietico fece sì che la rivolta venisse soffocata entro l’ottobre dello stesso anno, senza troppo preoccuparsi da parte dei tedeschi degli “effetti collaterali” come il massacrare donne e bambini. Circa 60mila soldati e 18mila partigiani slovacchi e di altri Paesi presero parte a questo tentativo di lotta di liberazione. Nel maggio del 1945, poi, le truppe dell’Armata Rossa entrarono in Slovacchia, e la liberarono dai tedeschi con il supporto di truppe cecoslovacche e rumene. Si trattò forse della prima volta nella quale gli slovacchi, con senso di coscienza nazionale, presero in mano il proprio destino contro il dominatore del momento.

Nonostante molte forze diverse presero parte all’insurrezione, furono i comunisti a rivendicarla come loro iniziativa, ed ebbero gioco facile nei lunghi anni di regime che seguirono a partire dal 1948, quando trasformarono la Cecoslovacchia in repubblica socialista nell’orbita di influenza sovietica.

I fatti dell’Insurrezione Nazionale Slovacca (SNP), che pure si celebra ogni anno il 29 agosto in tutta la Slovacchia, non sono così conosciuti dagli slovacchi, a volte anche i più istruiti di loro non conoscono le basi di questo fondamentale fatto storico, ha detto a Tasr un ex partigiano rosso, il colonnello Eugen Kropilak. «A 87 anni, mi dispiaccio molto che nemmeno gli studenti del ginnasio molte volte non sanno nulla della rivolta. E Bratislava in questo è l’esempio peggiore», ha detto Kropilak. «Sono stato partigiano, volontario a 20 anni», ha detto, «ho preso il mio tascapane e sono partito da solo, senza nulla… per essere arruolato [tra i partigiani nei boschi slovacchi]. Mi hanno detto che potevo essere ucciso. Mi sono state date due cassette di mine e una pistola», ricorda Kropilak. In dieci giorni, spiega, ha ricevuto una formazione di base, incluse lezioni di politica date dai russi, ricorda.

«Dopo di che, ci hanno inviato in ricognizione e abbiamo anche fatto incursioni. Avevamo esperti che lavoravano con gli esplosivi, e abbiamo fatto saltare ponti», ha detto Kropilak, ricordando il primo funerale che i compagni fecero per un compagno che morì in combattimento.

Nonostante la sua età, Kropilak intende scrivere le sue memorie, soprattutto per confutare le opinioni di alcuni storici che dicono che i partigiani erano anche banditi. Kropilak giudica queste affermazioni revisioniste come una sciocchezza.

(La Redazione)

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

novembre: 2017
L M M G V S D
« Ott    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

ARCHIVIO

Dal diario di una piccola comunista

pubblicità google