Nuovo libro ceco esplora il punto di vista russo sull’invasione della Cecoslovacchia del 1968

Nel 43esimo anniversario dell’invasione sovietica della Cecoslovacchia, il 21 agosto 1968, un libro pubblicato di recente mette in luce alcuni aspetti poco esplorati sul fronte russo del traumatico evento della storia ceca e slovacca. Redatto e curato dall’ex inviato della Televisione Ceca a Mosca, Josef Pazderka, “Invasione 1968. Il punto di vista russo” guarda agli umori e alle emozioni di soldati russi, dissidenti e giornalisti coinvolti nell’invasione dell’agosto. È un primo sguardo completo sulle reazioni dei russi nella scia dell’occupazione sovietica della Cecoslovacchia.

Pazderka ha spiegato che. «il libro non difende nessuno, non cerca di giustificare nulla – cerca solo di delineare il contesto e rimuovere tutte le barriere emotive e culturali che si sono accumulate intorno al 1968 in Cecoslovacchia, e guardare invece dall’altro lato, attraverso gli occhi di specifici individui con specifiche esperienze ed emozioni».

L’invasione delle truppe del Patto di Varsavia, comandata diettamente da Leonid Breznev, che avrebbe dovuto soffocare le riforme liberali del Partito Comunista capitanato dal segretario Alexander Dubcek (il creatore del “socialismo dal volto umano”), è ancora un argomento carico di emozioni per cechi e slovacchi. In un sondaggio del 2008 per il quotidiano Hospodarske Noviny, il 64% dei cechi diceva ancora di sentire che non era ancora tempo di perdonare la Russia. In effetti, il 59% di loro ha espresso ancora il timore della Russia 40 anni dopo l’invasione.

Secondo lo scritto di Pazderka, però, l’emozione del pubblico sovietico verso l’invasione fu in realtà molto più comune di quanto i cecoslovacchi potevano immaginare. Il disgusto per l’invasione ha permeato tutte le classi sociali in Unione Sovietica, e non soltanto le classi più ovvie come gli intellettuali liberali. «So che in Repubblica Ceca e in Slovacchia alla gente piace ricordare gli otto coraggiosi [dissidenti] che hanno protestato sulla Piazza Rossa, ma, nella vita reale, c’erano molte persone come loro», afferma nel libro il dissidente russo e storico Alexander Daniel. «Il 21 agosto 1968 non è stato un trauma enorme solo per la società ceca e slovacca, ma anche un crocevia e un trauma per la società sovietica – soprattutto per i liberali. È stato il crollo, la fine e la morte di una gigante ragnatela di speranze che si erano riaffacciate nella società russa nel 1960».

Altre testimonianze nel libro parlano di un movimento più ampio dietro agli otto temerari che protestarono a Mosca contro l’invasione. La Primavera di Praga, infatti, aveva suscitato molte speranze in Russia. «Sapevamo quel che stava accadendo in Cecoslovacchia e ne eravamo informati da vicino», afferma un veterano del movimento dissidente sovietico, Lyudmila Alexeyeva. «Non si trattava solo di cechi e slovacchi, ma anche di noi. Speravamo che il Politburo  […] avrebbe lasciato che la Cecoslovacchia portasse a compimento il suo esperimento».

Come scrive Pazderka nell’introduzione, il disgelo promosso da Krusciov nel corso della prima metà degli anni ’60 aveva incitato molte speranze per le riforme in Russia. Gli eventi di Praga incoraggiarono i giovani e i russi più aperti a credere che i cambiamenti che non erano possibili in casa avrebbero potuto mettere radici in Cecoslovacchia, e rientrare a boomerang in Russia. Ma l’invasione di agosto schiacciò tutte le speranze.

Sebbene le informazioni sugli sviluppi in Cecoslovacchia trapelarono in Unione Sovietica attraverso pubblicazioni come Rude Pravo , Literarni noviny e Otazky miru a socializmu , i soldati sovietici parteciparono all’invasione erano tenuti isolati e ben nutriti di propaganda sovietica. Come spiega il generale Eduard Vorobyov, che guidava una di occupazione nella regione di Domazlice, ha detto che la sua unica fonte di informazione erano i media militari ufficiali. E quelli definivano l’invasione come una necessità, un “dovere militare” per salvare la Cecoslovacchia dalla contro-rivoluzione. «Io ei miei colleghi eravamo convinti che ci fosse qualcuno che voleva portare la Cecoslovacchia fuori dal blocco socialista e rivoltarla contro l’Unione Sovietica e altri paesi dell’ex blocco dell’Est», ha detto.

Ma se Vorobyov ora vede l’invasione come un errore, non tutti i suoi colleghi la pensano così. Per esempio, il generale Pavel Koshenko, che ha guidato una divisione che ha invaso il centro di Praga, resta convinto che la controrivoluzione sia davvero esistita, che le folle erano manipolate e che l’esercito sovietico impedì lo scoppio della terza guerra mondiale.

Insomma, l’analisi di Pazderka non dà una visione bianco e nero, ma piuttosto molto frammentata di un giorno che, secondo Daniel, la società russa ricorda ancora in modo più chiaro dell’invasione tedesca della Russia, dell’Anniversario della Vittoria e della morte di Stalin.

(da un articolo di Martina Cermakova su Ceskapozice.cz)

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