BBC: la Slovacchia considerava l’Euro come un salvatore. Ora ha perso le illusioni

La crisi della Zona Euro e la necessità di salvare la Grecia stanno alimentando qualche risentimento negli altri paesi europei. Tra questi vi è la Slovacchia, Nazione che era in origine molto favorevole all’adesione all’Unione Europea, si legge sul sito della britannica BBC in un articolo di Paul Moss. L’adesione all’Eurozona è stata una cosa positiva perché ha favorito e incoraggiato gli investimenti, ha detto il portavoce di Volkswagen Slovakia al giornale riportando la linea ufficiale dell’azienda. Per il maggior esportatore del Paese, infatti, avere la stabilità dell’Euro è un must insostituibile per poter fare piani a lungo termine. Inoltre, ha detto Machalik a livello personale, l’Euro dà un senso di libertà: se al tempo del comunismo era piuttosto difficile viaggiare, oggi invece è estremamente semplice, e il fatto di poter circolare con una sola valuta in molti paesi è una sensazione di libertà incredibile.

E il fatto di aver ottenuto di poter far parte di un gruppo ristretto a valuta comune prima di altri grandi paesi dell’ex blocco comunista (Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria) è stato per la Slovacchia di grandissima soddisfazione. «Eravamo orgogliosi», ha detto Maria, una pensionata che vive nel centro della capitale slovacca. «Finalmente avevamo una buona valuta». Ma oggi Maria non più così felice di quello scelta. La Slovacchia, ancora il secondo Paese più povero dell’Area Euro, è stata chiamata come gli altri membri del gruppo a contribuire ad aiutare le economie in difficoltà – Grecia, Portogallo, Irlanda, e forse domani Spagna, Italia… Maria ha detto di non capire perché lei e gli altri slovacchi dovrebbero pagare per persone che hanno vite molto più ricche di quello che lei può mai sognare. «La gente in Slovacchia ha attraversato un periodo molto duro dopo il 1989. Molte industrie sono scomparse, perché il capitalismo non ne aveva più bisogno. Il nostro tasso di disoccupazione era alto, e persone con istruzione superiore non riuscivano a trovare lavoro. E dopo aver passato tutto questo», conclude Maria, «ci viene detto di dare soldi alla Grecia perché si trovano in una brutta situazione. Nemmeno noi siamo in una buona situazione».

I sondaggi in Slovacchia indicano che la maggioranza degli slovacchi non vogliono che il loro Paese contribuisca al fondo di salvataggio europeo. E hanno il supporto in Parlamento del partito Libertà e Solidarietà (SaS), che pure fa parte della Coalizione di Governo ma ha deciso di tenere una sua linea differenziata su questo tema, andando incontro a critiche dai suoi stessi partner di maggioranza. Il suo capogruppo, Jozef Kollar, spiega al giornale dei piani di austerità: «stiamo tagliando i salari del settore pubblico, stiamo aumentando alcune tasse di consumo … e poi dobbiamo prestare soldi a economie periferiche come la Grecia? La maggioranza delle persone non potrebbero mai accettarlo». Kollar ha anche preso male le proposte di Merkel e Sarkozy su un Governo economico dell’Europa, con un maggior coordinamento di bilanci e politica fiscale. Questo «è un passo verso gli Stati Uniti d’Europa», ha avvertito Kollar preoccupato.

L’Economist ricorda le parole di pochi giorni fa del Ministro degli Esteri slovacco Mikulas Dzurinda, presidente del maggior partito di maggioranza, SDKU-DS: «Non c’è alternativa. Siamo parte di un club, e ora stiamo parlando della salvezza della nostra moneta comune, del futuro del club». Allo stesso tempo, Dzurinda non ha nascosto la sua rabbia nei confronti della Grecia e di altri paesi che hanno permesso che i loro deficit si gonfiassero oltre ogni controllo, e accusa i funzionari europei di non aver controllato abbastanza.

Nonostante tutti questi problemi, gli slovacchi non sembrerebbero avere rimpianti circa l’adesione all’Unione Europea, o addirittura all’Euro. Oggi si lamentano con amarezza degli obblighi che questo comporta, ma poi rimarranno orgogliosi di poter vantare la stessa moneta di un Paese importante come la Germania, ricorda Juraj Karpis dell’Istituto di Studi Economici e Sociali di Bratislava. È vero, però, che ora «la gente vede tutti i problemi dell’Euro, vede che i politici europei non sono dei santi. La “religione Euro” sta diventando per alcuni un grande bluff».

(Fonte bbc.co.uk)

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