Frattini: lingua e cultura italiane ricchezza impareggiabile, sfruttarle meglio come strumento di politica estera

L’Italia è consapevole di avere un patrimonio tra le mani, ma anche di dover cambiare strategia per farlo fruttare. Era quanto emergeva dall’intervento di qualche settimana fa del Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini alle Commissioni Esteri e Cultura della Camera nel corso dell’indagine conoscitiva sulla promozione della lingua e cultura italiana all’estero. L’indagine doveva concludersi il 31 luglio ma è stata prorogata. Nel suo ragionamento, che vogliamo riportare qui anche se risale al mese scorso, Frattini ribadiva l’importanza della promozione culturale come strumento essenziale di politica estera, citando fra l’altro alcuni esempi “virtuosi” di diffusione della lingua e i risultati conseguiti negli ultimi anni con accordi di collaborazione con altri Ministeri e le università.

«La cultura è un biglietto da visita straordinario per l’Italia nel mondo», diceva il Ministro. Per questo, «ho voluto mantenere sotto la mia diretta responsabilità l’attività di promozione culturale». Cultura, insomma, come «concetto dinamico, creatività e potenzialità del Sistema Paese e delle sue componenti: industriali, enti locali e tradizioni, università e ricerca», ma anche come «strumento di politica estera perché apre opportunità di dialogo politico tra Governi e popoli», come, ad esempio, «l’Italia fa nel Mediterraneo».

Frattini ha ricordato di aver «promosso e richiesto, nell’ambito della prima fase della riforma del Mae, una rivisitazione e un potenziamento sistematico dei nostri strumenti: la rete degli IIC, i lettorati di italiano, e poi scuole e addetti scientifici».

Bisogna, dice il Ministro, capire come in ogni area diversa del mondo la proiezione culturale può aiutare a consolidare gli obiettivi di politica estera; aiutare con la cultura il processo di internazionalizzazione delle imprese; incoraggiare i partenariati pubblico-privati per eventi e attività; promuovere iniziative visibili e continuative e non eventi episodici o salutari; avere una “visione manageriale” nella promozione della nostra cultura; lavorare sulla comunicazione per migliorare l’immagine e la percezione del nostro Paese; rafforzare gli strumenti per attirare studenti stranieri in Italia, lavorando sul potenziamento delle borse di studio.

Si lotta comunque, ha ricordato Frattini, con le ragioni di bilancio, e «facciamo molto meno di quanto vorremmo. Abbiamo, però, registrato l’interesse di grandi imprese italiane a cofinanziare borse di studio per master post universitari».

Fra i begli esempi dove questo ha funzionato, la Cina (con una moltiplicazione delle borse di studio per venire in Italia), gli Stati Uniti (dove l’italiano è tra le prime quattro lingue straniere studiate) e Israele ( dove tra gli esami della licenza media-superiore ci sarà quello di italiano).

C’è l’intenzione di potenziare gli addetti scientifici nelle Ambasciate, perché «dobbiamo essere conosciuti meglio per l’alta tecnologia e la ricerca», e Frattini citava il caso concreto del Polo di Trieste per una maggiore internazionalizzazione, perché «diventi polo di attrazione per scienziati di tutto il mondo». Per i protocolli di accordo internazionale, diceva il Ministro, va riconosciuto alla rete – Ambasciate, Consolati, IIC, scuole, lettorati e addetti – il ruolo di garante linee guida a livello territoriale.

Gli Istituti Italiani di Cultura «sono i punti di forza della rete: 89, che operano in 60 paesi», pur con tutte le carenze oggettive e strutturali necessarie di riorganizzazione e ri-localizzazione. Soprattutto nei paesi di emigrazione, gli IIC non saranno depotenziati ma trasformati in «veri e propri poli culturali», che dovranno necessariamente «interagire con gli altri attori della promozione del Sistema Paese, cioè le Camere di Commercio e l’Enit e i futuri uffici commerciali all’estero che saranno creati nelle Ambasciate al posto dell’Ice».

Le scuole italiane all’estero, ha detto Frattini, sono «un grande patrimoni da potenziare, con la revisione dei meccanismi di gestione» e la trasformazione in modello bilingue, dove accanto all’italiano si studierà nella lingua madre del Paese».

Inoltre, sostiene Frattini, «vogliamo rafforzare la collaborazione con la Dante Alighieri. È un’istituzione importante con cui abbiamo una convenzione per rafforzare collaborazione linguistica e culturale. La Dante ha un valore aggiunto: può supplire nelle aree dove non c’è un IIC; con una convenzione, la Dante diventa parte della nostra rete».

Si sta anche cercando di consolidare «una rete mondiale di scienziati, borsiti, ricercatori» nel quadro di una politica certa e definita di ricerca scientifica nazionale. «Non si tratta solo di cervelli da far rientrare, ma di una rete di ambasciatori della scienza e della ricerca italiana in ogni parte del mondo».

Soddisfazione per crescita della diffusione della lingua italiana nel mondo. «Nell’ultimo anno abbiamo consolidato un numero ambizioso: 261 lettori di ruolo , 293 istituzioni scolastiche, corsi per adulti degli IIC e della Dante. Il numero degli studenti di italiano è vicino ai 280mila». Sono poi moltissimi i corsi per italiani all’estero, per i quali «il bacino di utenza è molto grande. L’italiano è insegnato nelle scuole locali in molti paesi e ci fa piacere che non sia considerato più la lingua degli emigrati ma una lingua di cultura. Nel 2010, 377mila studenti italiani all’estero hanno frequentato i corsi di lingua. 4700 i docenti. 229 gli enti gestori. La rete dei corsi per italiani all’estero è una realtà da preservare, ove ci fossero mai tentativi di tagli. Costano poco: il Mae spende 16,3 milioni di euro che non è una grande cifra, peraltro molto ben spesa».

Infine, Frattini ha indicato l’evento principe che coinvolge la nostra lingua: la “Settimana della lingua e cultura italiana nel mondo”, la cui prossima edizione sarà «in autunno e lo slogan sarà “Buon compleanno Italia”, per i 150 anni dell’Unità. Sarà un’occasione importante in cui tutti gli attori pubblici e privati operanti all’estero verranno messi in rete e invitati a partecipare. L’anno prossimo, la Settimana sarà dedicata a “L’Italia dei territori e l’Italia del futuro”», ha annunciato infine Frattini.

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