L’Italia nel ciclone preoccupa la Slovacchia: possibile crescita del debito e disoccupazione


Gli echi dei problemi italiani si affacciano anche sul mondo politico slovacco. E lo fanno con le preoccupazioni che la crisi che ha investito l’Italia possa toccare di rimando anche altri paesi, anche la Slovacchia. In una piccola indagine svolta dall’agenzia di stampa Tasr, il deputato SDKU-DS Ivan Stefanec ha mostrato di temere che i costi di finanziamento del debito slovacco e la disoccupazione potrebbero aggravarsi se l’Italia dovesse chiedere l’aiuto del Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF). «La situazione sarebbe aggravata dal rialzo dei tassi, facendo crescere il debito slovacco senza, di fatto, nostre responsabilità», ha detto Stefanec. Il Cristiano Democratico (KDH) Anton Marcincin ha aggiunto a questo che una tale situazione emergerebbe subito dopo che l’Italia chiedesse assistenza. Secondo Stefanec, se la situazione non si stabilizza, la crescita economica potrebbe essere ritardata, con un tasso di disoccupazione più elevato sul lungo periodo. «Perciò è importante affrontare i problemi quando si presentano, perché, nell’attuale clima globale, permettere loro di diffondersi ad altre aree potrebbe portare ad effetti negativi su tutta la Zona Euro piuttosto in fretta». Marcincin e Stefanec concordano, comunque, sul fatto che è prematuro parlare oggi di una Italia che chieda aiuto all’EFSF.

E Marcincin ha aggiunto che non considera per il momento la situazione come “critica”. Il loro parere è condiviso dal deputato Most-Hid Ivan Svejna, secondo il quale anche se la situazione è grave, è troppo presto per trarre conclusioni. È grave, dice, «a causa delle dimensioni della sua economia. Se l’economia italiana entra in difficoltà, si verificherà una situazione molto più difficile dei problemi con cui abbiamo già a che fare ora», ha detto Svejna. La situazione attuale, comunque, non meraviglia ed era in qualche modo attesa, ha detto, dato che i problemi dei cosiddetti paesi PIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) sono nell’occhio del ciclone ormai da tempo. Jozef Kollar, capogruppo dell’altro partito della Coalizione, Libertà e Solidarietà (SaS), protesta vivamente contro la forma attuale di aiuti per i paesi dell’Eurozona e non esclude la possibilità che anche l’Italia arriverà a chiedere un prestito.

Si sono registrate in questi giorni sul tema anche dichiarazioni di illustri personalità europee come José Barroso, presidente della Commissione Europea, che lamenta l’impossibilità oggi per il fondo salva-stati di aiutare economie importanti come Italia o Spagna, la cui caduta rischia di far crollare tutto il sistema finanziario e monetario europeo, la situazione è in realtà diversa da quelle già sperimentate da Grecia, Portogallo e Irlanda. L’Italia, come la Spagna, non sono a rischio insolvenza, ma hanno una crisi di liquidità, che può portare alla prima se non si interviene a fermare il panico. Ricorda anche stamane Alessandro Merli dal Sole 24 Ore che è solo la BCE, la Banca Centrale Europea, l’unico soggetto che può porre rimedio e che ha dato ieri una prima risposta positiva anche se considerata insufficiente. La BCE ha annunciato la ripresa delle operazioni illimitate di rifinanziamento del sistema a 6 mesi, per alleviare le pressioni sulla liquidità che stanno opprimendo le banche. La BCE, prosegue Merli, può fare di più, «dovrà acquistare titoli italiani e spagnoli per ricreare un mercato in cui il rischio sia a doppio senso, mettendo così un freno alle vendite più speculative, e ristabilire un minimo di ordine», spiega, bloccando la continua svalutazione dei titoli in mano agli investitori. Insomma, agire ora prima che la situazione sia insostenibile e senza ritorno. E ha riaperto gli acquisti di bond di Irlanda e Portogallo. Ma non di quelli italiani.

Il capo di BCE, Jean Trichet, ha solo commentato positivamente l’obiettivo dell’Italia di anticipare il pareggio di bilancio al 2014, dicendo che «qualsiasi anticipazione delle riforme fiscali, qualsiasi azione preventiva è adeguata nell’attuale situazione». «Anche per l’Italia», ha ricordato, «come gli altri paesi dell’Area Euro, le riforme strutturali sono necessarie e in particolare occorre anticipare i tempi del risanamento fiscale». L’Italia, tuttavia, ha aggiunto il presidente della Bce, ha «buone risorse umane» e una «imprenditorialità evidente».Ieri è stata un’altra giornata nera per le borse, a Milano ha segnato un pessimo -5,16%, a Londra si sono buttati nel cestino forse 58 miliardi di euro. La London Stock Exchange ha perso infatti il 3,43%, il risultato peggiore in due anni e mezzo che ha riportato l’indice Ftse100 indietro a settembre 2010, undici mesi fa, in un solo giorno. Come scriveva il Guardian oggi ripreso da quotidiani italiani, si sta riproponendo lo spettro dei cosiddetti PIGS, i paesi europei con maggiori problemi economici e finanziari, riveduto in PIIGS, dove la seconda “I” purtroppo si rivela essere la nostra amata Italia.

(La Redazione)

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