La svolta italiana del cannibale: per il Corriere potrebbe risolvere il caso del corpo straziato trovato a Roma

Un indirizzo email segreto era il feticcio del cannibale Matej Curko, uno strumento di “lavoro” dell’oscura doppia vita dell’anonimo e ordinario padre di famiglia e tecnico di computer che viveva nel piccolo villaggio di Sokol, nell’est della Slovacchia. L’indirizzo kanibm@volny.cz è stato il suo cordone di comunicazione con le sue vittime. È da questa email, ormai disattivata, che potrebbero essere partiti i messaggi scambiati con la ragazza italiana ventottenne di cui ha parlato il testimone svizzero Markus Dubach, ultima potenziale vittima poi pentita, e su cui sta indagando la scientifica della Polizia anticrimine di Roma.

A poco a poco vengono alla luce nuovi dettagli della storia agghiacciante di questo “Hannibal Lecter” slovacco, e il suo pc, scandagliato a fondo dagli investigatori, sta facendo gradualmente luce sulla doppia vita di un uomo apparentemente normale nel suo villaggio di mille abitanti con la moglie e i due figli. Matej Curko, «uomo tranquillo e discreto» per i suoi vicini, era un esperto tecnico di computer, lo stesso del più noto cannibale tedesco Armin Meiwes, l’ispiratore di Hannibal. Pare che avesse l’hobby delle armi, ma anche al poligono chi lo frequentava lo descrive come un «uomo mite». Ma da questo “mite” doctor Jekyll è uscita la faccia oscura del suo mister Hyde, la follia di una mente malata che, con un cocktail letale di sadismo e masochismo, programmava a tavolino un rituale di omicidio-suicidio condiviso con le sue vittime, che si concludeva con il pasto delle carni umane.

Il mostro di Sokol, morto all’ospedale di Kosice il 12 maggio per le ferite riportate nello scontro a fuoco di due giorni prima nel bosco di Kysak, a breve distanza da casa sua, era un preciso catalogatore delle sue azioni, maniaco anche nel registrare tutto ciò che riguardava le sue vittime, dei nomi e dati in suo possesso, delle fotografie da vive e di quelledelle loro carni messe a cuocere da morte. E dei dati GPS di dove incontrava e presumibilmente uccideva le vittime, e di dove ne seppelliva i resti che non mangiava. È grazie a quelle coordinate che appena una settimana dopo la Polizia slovacca ha rintracciato in una fossa poco profonda le salme straziate e fatte a pezzi di due ragazze slovacche, che provengono dalla zona: Lucia Uchnarova di Snina ed Elena Gudjakova di Oravske Vesele, scomparse nel 2010. I loro corpi erano mutilati, le cui parti mancanti corrispondono secondo gli investigatori a quelle cotte e fotografate dal cannibale, come ritrovato nell’archivio del suo pc. Il corpo di una donna era nudo. È probabile che i visi non fossero distinguibili perché il loro riconoscimento è avvenuto grazie al test del Dna. I dati GPS hanno anche portato a scoprire altri due punti contenenti il piccone del cannibale, corde usate per legare i corpi e una teca insieme a una candela.

Nelle email scambiate con le ragazze, che la Polizia ha potuto visionare grazie al provider ceco, Curko avrebbe accennato a vittime precedenti: è quindi ipotizzabile che il cannibale fosse attivo già prima, forse dal 2009. È per questo che la ricerca della ragazza italiana sarebbe concentrata tra le persone di sesso femminile di circa 28 anni scomparse negli ultimi 12-24 mesi, come riportato nel fascicolo trasmesso attraverso l’Interpol alle forze dell’ordine italiane.

Il nome della vittima italiana, oltre che confessato allo svizzero Dubach, sarebbe anche stato trovato nel computer del mostro, insieme ad una fotografia di un seno che cuoceva in una pentola che, secondo gli investigatori, non apparterrebbe alle altre due ragazze. Questi elementi, insieme, fanno ipotizzare che l’italiana potrebbe essere stata vittima del cannibale prima delle due slovacche. Non è ancora chiara la modalità e il luogo del pasto, la Polizia slovacca ha solo trovato a Kysak un altare cerimoniale vicino al luogo dell’incontro che gli è costata la vita, grazie all’ufficiale 37enne che si era presentato all’appuntamento al posto di Dubach. L’agente speciale, che non si aspettava di trovare Curko armato, se l’è cavata con un proiettile e tre settimane di cure, mentre i cinque proiettili sparati contro il mostro lo hanno mandato all’altro mondo, e con lui i suoi segreti. Curko è rimasto due giorni all’ospedale Pasteur di Kosice, dove una decina di chirurghi ha cercato di tenerlo in vita con una vana operazione di oltre cinque ore, prima di spirare. Secondo la Polizia, il fatto che il mostro si fosse presentato armato all’appuntamento-trappola fa credere che era intenzionato ad uccidere lo svizzero.

Il Corriere della Sera si spinge oggi con un pezzo di Rinaldo Frignani a fare un’ipotesi sulla possibile vittima italiana di Curko, ricordando il caso della donna decapitata ritrovata a Roma lo scorso 8 marzo da un camionista, che aveva notato un fagotto a lato della strada di via di Porta Medaglia, nella zona sud della capitale. Il Corriere pensa che Curko possa aver agito dunque anche direttamente in Italia, cosa che già aveva lasciato intendere nell’articolo che dava la notizia della svolta italiana dell’indagine. Si trattava del tronco di una donna, presumibilmente tra i 25 e i 30 anni, forse bionda e fumatrice, senza testa e senza gambe, con un profondo taglio dal torace all’addome, dai quali erano stati asportati tutti gli organi. Un cosa orribile, ma portata a termine da una mano esperta, secondo il medico legale. Il giallo è tutt’ora irrisolto, nonostante segnalazioni pervenute dalle polizie di mezza Europa.

Vorremmo qui stigmatizzare il fatto che i media italiani, anche i più seri, hanno fatto sulla notizia qualche titolo roboante e ad effetto. E qualcuno si è spinto a fare dell’ironia per la verità piuttosto fuori luogo. «Hannibal Lecter Slovacco: anche un’italiana tra i suoi piatti», scrive il sito femminile (!) Donna10.it, mentre il “più serioso” Lettera43.it risponde con un «Io mangio italiano», completando poi il menu con l’altro pezzo più sobrio «Slovacchia: cannibale divora una nostra connazionale». QuotidianoItaliano.it titola «Caso Curko, quando l’amore spinge al cannibalismo» (?..Di quale amore stiamo parlando?..), mentre tra i grandi giornali italiani, spicca Libero con «Un ‘italiana nel piatto di Curko, il cannibale slovacco: dossier», che lascia un po’.. così, e Tgcom scrive «Il cannibale slovacco: “Sì, fra le mie vittime anche un’italiana”», come a lasciare intendere di una intervista esclusiva o almeno una confessione di Curko dall’oltretomba. Più misurato il Corriere della Sera, che degli sviluppi italiani della faccenda è stato il primo a dare notizia.

(Pierluigi Solieri)

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