La Corte Suprema non farà appello contro la sentenza di compensazioni dei giudici “discriminati”

La Corte Suprema e il suo presidente Stefan Harabin non hanno diritto di presentare ricorso contro il verdetto nella causa di lotta alla discriminazione intentata dai giudici, perché devono rispettare la decisione del plenum della Corte Costituzionale che è stato rilasciato a beneficio dei reclamanti, si legge nella dichiarazione della Corte Suprema pubblicata ieri.

La dichiarazione è stata rilasciata in risposta alle informazioni pubblicate dal quotidiano Hospodarske Noviny, secondo cui undici giudici della Corte Suprema hanno vinto nel processo contro la Corte Suprema. Quando la sentenza entrerà in effetto, agli undici giudici dovrebbe essere data una somma di 100.000 euro ciascuno a titolo di risarcimento, più ulteriori 4.566 euro come rimborso dei costi del procedimento. La discriminazione sarebbe stata causata dal fatto che i giudici del cosiddetto Tribunale Speciale [che ha a che fare con i crimini più gravi e la corruzione – NdR] sono stati pagati di più in passato di altri giudici.

Secondo il plenum della Corte Suprema, il presidente della Corte Suprema non dovrebbe fare appello contro il verdetto, in quanto tale mossa potrebbe aumentare i costi della procedura coperti dai contribuenti. «Secondo la Costituzione, non è possibile annullare la decisione presa dal plenum della Corte Costituzionale», recita la dichiarazione.

La Corte Suprema ha accusato il Ministro della Giustizia Lucia Zitnanska (SDKU-DS) per l’attuale situazione, dicendo che avrebbe dovuto tenere negoziati con i giudici.

Ci sono 700 giudici che hanno fatto causa alla Corte Suprema per la presunta discriminazione nelle loro retribuzioni, e stanno cercando di ottenere compensazioni che raggiungono in totale i 70 milioni di euro.

In ogni caso, scrive oggi il quotidiano Hospodarske Noviny, quegli undici giudici non vedranno così presto i soldi, perché le casse della Corte Suprema sono a secco. Il suo presidente Stefan Harabin sostiene di aver già chiesto al Ministro delle Finanze Ivan Miklos (SDKU-DS) in fondi necessari, ma tra i due corre tutt’altro che buon sangue. Si sono infatti citati l’un l’altro a giudizio recentemente a causa di un controllo che il Ministero vorrebbe effettuare alla Corte Suprema e che Harabin ha contrastato in ogni modo, chiudendo la porta in faccia agli ispettori delle Finanze. Harabin ha già subito per questo una punizione disciplinare della Corte Costituzionale, che lo ha privato di una parte consistente del suo stipendio per un anno. Miklos, dunque, non ha alcuna intenzione di discutere per il momento di finanziamenti alla Corte Suprema, perché, come ha detto il portavoce del Ministro, «il Ministero non è in grado di valutare se il bilancio della Corte Suprema è capiente per tale controversia legale, dato che la Corte non ha consentito l’ispezione». Sempre il portavoce ha detto che di non saper nulla di una richiesta di Harabin al Ministero.

(Fonte Tasr/HN)

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