Portoghesi a Bratislava: è necessario preservare la memoria storica dei luoghi

I giardini, intesi come spazio organizzato di natura e “piacere”, sono nati sulla terra ben prima dell’apparizione dell’uomo. Questa è stata la sorprendente apertura (almeno per noi) della lezione sui “Giardini pensili nella storia dell’architettura” tenuta ieri a Bratislava dal mondialmente noto architetto Paolo Portoghesi, professore dell’Università La Sapienza di Roma. I bowerbirds australiani, volatili detti in italiano per l’appunto uccelli giardinieri, ha detto, erano (e sono) usi a costruire “giardini” e pergolati molto prima dell’arrivo della razza umana su questo pianeta. I maschi adulti, dotati di un senso artistico unico, costruiscono elaborate strutture adorne di oggetti variopinti (frutti, bacche, funghi, eccetera) che, munite di un portale, servono per attrarre le femmine ed accoppiarsi. (Per inciso, pare che quelli dai colori più vistosi siano i più pigri, mentre i maschi più “bruttini” sono molto più intraprendenti e costruiscono strutture complicate e scintillanti – evidente l’accostamento alla umana debolezza di farsi la bella macchina e gli abiti firmati per poter meglio sedurre).

Portoghesi si è poi lanciato in un excursus cronologico, con belle immagini tratte da stampe antiche, che dai mitici giardini pensili di Babilonia, modello esemplare e sempiterno, ha portato attraverso la storia fino ai giorni nostri, passando per i giardini rinascimentali e barocchi. Per finire con una sua opera, il grande “Giardino Portoghesi” che ha realizzato nel corso degli anni a partire dal 1990 accanto alla rupe tufacea sulla quale si stringe il paese di Calcata, non lontano da Roma, dove da anni vive. Quel giardino, ha ricordato l’architetto, è una summa di tutti i giardini visti e sognati, un giardino ideale e allo stesso tempo un giardino della memoria. Ispirato a quello di Villa Adriana a Tivoli, la magnifica residenza imperiale dell’inizio del II secolo, e in parte ai ricordi di Plinio il Giovane della sua casa in Toscana, è composto di varie parti più o meno regolari che portano lontano il pensiero con reminiscenze di giardino all’italiana, viali alberati, un tempietto, una grande vasca con giochi d’acqua ed altre più piccole a simboleggiare i fiumi d’oriente, boschetti e radure, quadrati e cerchi simbolici, siepi, una scalinata monumentale ispirata a Michelangelo che diventa un teatro romano, varie statue, una biblioteca.

Stimolato sul tema dei Giardini pensili a Bratislava, progetto in corso da un paio d’anni sul quale stanno lavorando esperti e studenti dell’Università Tecnica Slovacca di Bratislava e dell’Università di Agraria di Nitra, e che si vorrebbe realizzare sulle pendici dei Piccoli Carpazi, a nord della capitale slovacca dove a poco a poco i vigneti storici stanno lasciando il posto a ben più speculative lottizzazioni immobiliari, Portoghesi ha ricordato che non si può cancellare la memoria di un luogo perché questa non si potrà mai più recuperare. Quelle zone sono state dedicate alla viticoltura per secoli, e dovrebbero essere conservate, anzi, dovrebbero essere valorizzate nella produzione ancora di maggior qualità così da poterle far diventare più redditizie e meglio giustificare il loro “salvataggio” dal cemento della città in espansione. Allo stesso tempo, la bella idea dei giardini pensili si può affiancare ed integrare ai vigneti, che risalgono addirittura ai celti, in un continuum integrato come naturale evoluzione urbanistica.

A moderare l’incontro era l’Architetto capo del Comune di Bratislava, Ingrid Konrad, che si è detta felice di avere ereditato il bel progetto dei giardini pensili dalla passata amministrazione, e ha dichiarato – e lo si vedeva visibilmente, come per molti altri presenti – il suo entusiasmo e l’onore di poter accogliere un architetto di così chiara fama a discutere dei piani urbanistici di Bratislava.

Tra gli altri relatori ha suscitato interesse in particolare Bohumil Kovac, direttore dell’Istituto di Pianificazione Urbana all’Università Tecnica Slovacca di Bratislava, che ha mostrato i vari piani regolatori cittadini nel corso dell’ultimo secolo, piani che hanno difeso la zona collinare dei vigneti da nuovi insediamenti, preferendo in genere le zone pianeggianti per costruire grossi complessi abitativi, come per esempio quello degli anni Cinquanta-Sessanta del secolo scorso a Petrzalka, a sud del Danubio. La ferrovia, che dalla Stazione centrale si collega con il resto del Paese e che divide la città dalle colline carpatiche, è stata probabilmente una delle ragioni per cui la zona dei vigneti è stata salvaguardata nel tempo. Non è più così, però, ha ammonito il professor Kovac, la legge comunale che limitava nuove costruzioni in questa zona è stata abrogata due anni fa, e ora si rischia il pericolo urbanistico di una cementificazione selvaggia. È necessario pensare subito ad una nuova legge per regolare il settore, ha detto.

Presente alla conferenza il Sindaco di Bratislava Milan Ftacnik, che, a parte un breve saluto dove ha dato il benvenuto alle buone idee che sono scaturite da questo incontro – idee, ha detto, che se abbastanza buone possono far trovare le risorse per la realizzazione di opere altrimenti di difficile attuazione dato lo stato delle finanze comunali – ha seguito con grande attenzione fino alla fine, ascoltando concentrato i suggerimenti di valore universale che Portoghesi si è sentito di dare agli urbanisti cittadini, dimostrando così amore per la cosa pubblica e interesse per il bene dei cittadini.

Portoghesi, per la prima volta in città, si è soffermato anche a parlare del Castello di Bratislava, che, ha detto, gli è parso venirgli incontro al suo ingresso nella capitale, quale “genius loci” cittadino. Richiesto di una sua opinione sulla quasi certa approvazione comunale per alcuni edifici multipiano da costruirsi sulla roccia sulla quale sorge, Portoghesi ha di nuovo affermato che è necessario agire con grande cautela per salvaguardare la memoria e l’immagine storica della città. Nessun edificio, ha detto, dovrebbe sovrastare il castello, che è stato pensato per essere il nume tutelare di Bratislava.

La capitale slovacca, grazie alle foreste dei Piccoli Carpazi che si estendono fino in città, ha tra le maggiori aree verdi e boschive in Europa, quando confrontata con altre realtà cittadine delle stesse dimensioni, con oltre 220 mq di verde a disposizione di ogni cittadino. Latita, invece, nella superficie dedicata a parchi, dove i suoi 20 mq sono di gran lunga al di sotto della media di città simili, nonostante possa vantare il parco pubblico più antico d’Europa, il teresiano Parco Janko Kral (Sad Janka Krala) che sorge sulla riva destra del Danubio nel quartiere di Bratislava-Petrzalka. Il progetto dei giardini pensili, pensato nell’amministrazione del Sindaco Andrej Durkovsky dall’architetto capo Stefan Slachta ed altri, è visto come un possibile sbocco futuro di area ricreativa e di interesse ambientale per le pendici sud-orientali dei Piccoli Carpazi, a breve distanza dal centro storico e con una possibile evoluzione in una “Via del Vino” nella natura che possa un giorno addirittura raggiungere Modra, come ricordava il direttore del Dipartimento Architettura di Giardini e Paesaggio dell’Università di Agraria a Nitra, Lubica Feriancova.

Nel corso della sua visita in città Portoghesi, venuto su invito del direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Teresa Triscari su sollecitazione del Comune di Bratislava, ha avuto un colloquio con il Sindaco Ftacnik e ha discusso scambiando le sue idee con i colleghi slovacchi. Nel cilindro dell’Istituto, ci dice la Triscari, possiamo già anticipare anche la prossima visita di un altro grande nome italiano dell’architettura mondiale, Renzo Piano, che sicuramente riscuoterà estremo interesse nell’ambiente locale, professionale e non.

(Pierluigi Solieri)

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