Parlamento boccia la proposta SaS di limitare il mandato di Miklos in sede UE per la Grecia

Non è passata ieri in Parlamento la linea sulla Grecia e l’ESM di Richard Sulik e dei suoi. L’iniziativa parlamentare del partito della Coalizione Libertà e Solidarietà (SaS) per limitare i poteri di negoziazione del Ministro delle Finanze Ivan Miklos (SDKU-DS) sul ruolo della Slovacchia nel secondo prestito alla Grecia, non ha superato l’esame dell’Aula. La proposta, che era sostenuta dalle firme di SaS, OKS (il Partico Civico Conservatore, parte di Most-Hid) e deputati di SNS, ha ottenuto appena 35 voti su 148 deputati presenti alla votazione. Un solo deputato ha votato contro, mentre 51 si sono astenuti e 61 non hanno votato.

Miklos ha chiesto al Parlamento un mandato che gli conferisca il potere di negoziare per conto della Repubblica Slovacca, investendolo della risoluzione parlamentare già emessa che detta cinque condizioni: 1) la partecipazione del settore privato, 2) la partecipazione del Fondo Monetario Internazionale, 3) l’inizio della privatizzazione delle proprietà dello Stato greco, 4) garanzie collaterali e 5) un impegno politico al piano da parte della Grecia.

Se queste cinque condizioni sono soddisfatte, la Slovacchia, sarebbe pronta a dire sì a un nuovo prestito di oltre 100 miliardi di euro per la Grecia. Ma Miklos è d’accordo con solo quattro di queste. La prima condizione è il vero pomo della discordia tra lui e il partito SaS, che vorrebbe ridurre il valore nominale delle obbligazioni nelle mani dei creditori della Grecia. Questo porterebbe automaticamente a un default del Paese. Miklos afferma che tale condizione potrebbe comunque essere negoziabile a Bruxelles.

Nel corso del dibattito in Parlamento, si sono registrate voci di vario orientamento. Secondo il deputato Cristiano Democratico (KDH) Radoslav Prochazka, che ha votato contro la manovra di SaS, la partecipazione della Slovacchia al Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF) e al nuovo prestito per la Grecia non è una questione giuridica o economica, ma piuttosto una materia strategica di affari esteri. «Oggi possiamo ancora pagare un prezzo per dare ai nostri figli e nipoti la possibilità di sapere cos’è l’Europa così come la conosciamo oggi», ha detto Prochazka. Fra pochi anni, ha detto poi, nessuno offrirà più alla Slovacchia di pagare un costo per rimanere nell’elite dell’Euro. «Considerando le potenziali conseguenze a medio e lungo termine di un fallimento greco senza controllo, il tentativo di salvare la Grecia oggi è il prezzo della pace, in particolare nell’Europa sud-orientale, per la stabilità dei confini e una forma democratica di Governo», ha detto Prochazka, aggiungendo che il contrario significherebbe il collasso della Zona Euro o la sua sostituzione con un club al quale la Slovacchia non sarebbe invitata.

Il leader del Partito Nazionale Slovacco (SNS) Jan Slota ha polemizzato con il partito Smer-SD, maggior partito di opposizione, che lui dice dovrebbe garantire i suoi voti a favore degli interessi della Slovacchia sul voto per il prestito alla Grecia, «per far ì che i nostri miliardi non vengano buttati dalla finestra», e dunque che vengano usati per «salvare le banche dell’Europa occidentale».

Di tono non troppo dissimile le parole del deputato indipendente Igor Matovic, esponente della fazione della Coalizione chiamata “Gente Comune”, forte di quattro parlamentari. Matovic ha detto che non vuole che la Slovacchia aiuti la Grecia, e nemmeno dei paesi «che hanno permesso ai greci di falsificare i loro numeri».

Lui non capisce perché gli slovacchi «dovrebbero essere responsabili per i vecchi peccati dei loro fratelli europei». Solo i greci sono responsabili per l’elezione dei loro Fico», ha avvertito, riferendosi al leader di Smer-SD che ha guidato il precedente Governo slovacco, e che secondo lui, per promuovere i propri fini, spingeva gli slovacchi a spendere più di quanto guadagnavano.

(Fonte Tasr)

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